Fabio Caressa racconta la nuova stagione di Money Road,
tra esperimento sociale, scelte estreme
e dinamiche umane nella giungla malese.
Pochi formati riescono a scarnificare l'animo umano come Money Road. In vista del debutto della seconda stagione, Fabio Caressa, volto storico del giornalismo sportivo che qui veste i panni di un moderno Caronte, guidando un gruppo di partecipanti attraverso le insidie della giungla malese e, soprattutto, i dilemmi della propria coscienza. Quella che segue è un’analisi profonda di un esperimento sociale che promette di essere ancora più estremo e imprevedibile.
Fabio, ripartiamo dalle basi. Dopo il successo e il dibattito scatenato dalla prima edizione, cosa rende Money Road un’esperienza così magnetica per il pubblico?
«Siamo ripartiti dalla certezza di aver proposto un vero esperimento sociale. Il grande interesse che ha suscitato dipende proprio dalla riconoscibilità delle azioni: chi guarda da casa finisce per rispecchiarsi nelle decisioni di chi partecipa. Nella vita siamo costantemente messi di fronte a delle scelte, e in questo contesto, due settimane si dilatano fino a sembrare due anni, perché sei immerso ventiquattro ore al giorno in una realtà estranea che ti sottopone a uno stress fortissimo. Quest'anno la pressione sarà ancora più alta: i partecipanti dovranno decidere se privilegiare il bene del gruppo o l'interesse personale, scegliendo tra l'etica e il denaro. È un percorso che può cambiare a seconda del momento che ognuno sta vivendo. Abbiamo deciso di ripetere l'esperimento proprio perché persone diverse portano a reazioni differenti: le scelte possono mutare, portando a conseguenze uguali o radicalmente opposte.»
Entrando nel vivo di questa nuova stagione, come avete gestito l’effetto "consapevolezza" dei nuovi concorrenti che, a differenza dei predecessori, sanno già cosa aspettarsi?
«È vero, chi ha partecipato quest'anno aveva già visto la prima edizione e partiva con un’idea precisa di cosa fare, ma la loro resistenza è durata molto poco, direi circa tre ore. Sono stati messi subito sotto una pressione fisica ed emotiva fortissima; basti pensare che i trekking di questa stagione sono molto più duri rispetto al passato. Il segreto sta nel fatto che, dopo i primi cinque minuti, l'interesse per le persone nuove prende il sopravvento sul ricordo della stagione precedente. Inoltre, la forza di questo programma è la sua capacità di reazione: non è tutto scritto a tavolino. Sebbene alcune tentazioni spettacolari siano programmate — quest'anno abbiamo scenografie incredibili realizzate da professionisti di Bollywood che sembrano miraggi nella giungla — il vero copione lo scrivono i concorrenti con le loro reazioni quotidiane. Gli autori sono stati bravissimi a riadattare l’esperimento ogni mattina in base a ciò che accadeva, rendendo il tutto assolutamente imprevedibile. Basta una notte di pioggia per cambiare l’umore e l’atteggiamento di un partecipante verso il gruppo. Aspettatevi un colpo di scena a puntata, alcuni dei quali davvero forti.»
Parlando proprio di chi vive questa avventura, che tipo di dinamiche umane dobbiamo aspettarci? Avete notato differenze sostanziali nel modo di affrontare la sfida?
«Abbiamo un cast molto caratterizzato che si è messo in gioco in maniera totale, facendo crollare ogni sovrastruttura già dopo il secondo trekking. Si ride molto di più quest’anno, ma il percorso di molti non sarà affatto lineare. Sulle differenze di genere, senza voler cadere in stereotipi, devo dire che certi luoghi comuni trovano conferma: le donne si sono dimostrate più multitasking e organizzate, mentre l’uomo senza la donna appare spesso un po’ perduto. Dal punto di vista generazionale, invece, la resistenza psicologica non dipende tanto dall’età quanto dall’essere "risolti" come persone. Abbiamo visto legami profondi, dove i più maturi offrivano un sostegno quasi genitoriale a chi era in difficoltà, creando connessioni umane molto belle all'interno del gruppo.»
In questa edizione vedremo anche ospiti d'eccezione come Alessandro Borghese e Orietta Berti. Che ruolo giocheranno all'interno dell'esperimento?
«Sono stati entrambi di una generosità incredibile, mettendosi a disposizione della trasmissione con grande professionalità. Alessandro è protagonista di una parte molto intensa ed emotiva, mentre Orietta è stata una vera rivelazione. È arrivata in Malesia dopo un viaggio lunghissimo, ha riposato pochissimo e si è presentata sul set conoscendo tutto a memoria. La sua parte è divertentissima, l’abbiamo riportata quasi ai tempi dell’infanzia con quello che le abbiamo fatto fare. Vedere artisti di questo calibro lavorare con tale entusiasmo è stata una grande lezione per tutti noi.»
Il tuo ruolo di conduttore richiede un distacco quasi chirurgico. Come riesci a bilanciare la necessaria imparzialità con l’impatto emotivo delle storie che vivi da vicino?
«È un ruolo complesso, bisogna capire dove si è per muoversi nel modo giusto, come mi insegnò tempo fa Fabio Capello. Devo essere imparziale perché sono colui che conduce l’esperimento: non c'è giudizio, solo scelte e conseguenze. Tuttavia, sono una persona empatica e a volte è difficile contenere le emozioni. I partecipanti vedono in me l'unico legame con il mondo esterno e cercano nel mio sguardo un cenno di approvazione o disapprovazione che possa influenzarli. In quei momenti mi aiuta la mia passione per il poker: devo mantenere l’impassibilità assoluta. La parte più difficile è quando le tentazioni toccano i nodi emotivi legati ai figli; lì, sentendomi molto papà, faccio fatica a mantenere il fiero distacco, anche se alla fine ci riesco. Sfogavo le mie opinioni solo con gli autori, lontano dai partecipanti..»
Il denaro è il grande motore, o forse il grande pretesto, di questo show. Quanto conta davvero il montepremi agli occhi dei concorrenti una volta immersi nella giungla?
«Il denaro in questo esperimento è più un concetto che una cifra pura. Spesso i partecipanti non tengono nemmeno il conto di quanto perdono, facendo valutazioni che esulano dalla logica economica. Tuttavia, il denaro finisce sempre per fare capolino nelle scelte cruciali, ricordandoci che, nonostante vogliamo credere il contrario, nella vita reale ha la sua importanza. È interessante notare come la percezione del valore cambi: qualcuno potrebbe sminuire una perdita di 500 euro all'inizio, salvo poi pentirsene amaramente quando la stanchezza e la fame prendono il sopravvento..»
Per concludere, se fossi tu dall'altra parte, qual è la tentazione che ti farebbe crollare senza esitazioni?
«Resisterei al cibo perché sono allenato da mia moglie Benedetta, ma il comfort sarebbe il mio punto debole. Dopo un trekking estenuante, pagherei qualsiasi cifra per una doccia. Farei dei ragionamenti quasi di mercato: se un'esperienza unica lì costa meno che organizzarla da solo partendo da Milano, la prenderei subito. Ma se mi proponessero di fare la telecronaca del prossimo allunaggio o di una finale mondiale vinta dall'Italia, rinuncerei a tutto il montepremi senza pensarci due volte. Sull'Alessandria che vince la Champions, invece, siamo nel campo della pura fantascienza. E per quanto riguarda le lasagne di Benedetta... beh, dopo aver assaggiato tutte le 112 versioni dei suoi esperimenti culinari, forse quelle potrei anche saltarle..»
Money Road - Ogni tentazione ha un prezzo
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Articolo a cura di Simone Rossi
per "Digital-News.it"
(twitter: @simone__rossi)
