Porte aperte solo per Sky 'Ma il prodotto si svilirà'

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Fonte: La Stampa

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Sky Italia
  lunedì, 05 febbraio 2007
 00:00
Prima domanda. Se il calcio si ferma, come sopravvive una televisione che se ne occupa moltissimo? La risposta è: ma­le.

Seconda domanda. Se il cal­cio chiude gli stadi e le partite si potranno vedere soltanto in tv, tralasciando le briciole di Internet e videotelefonini, co­me vive la televisione che pos­siede i diritti del campionato? La risposta è: benissimo.

Il fu­turo prossimo di Sky naviga tra le due domande e qualcuno dirà che si vuole scovare il bu­siness dietro al morto. Ma le decisioni che saranno prese in questi giorni sulla lunghezza della sosta e sul modo in cui uscirne non sono indifferenti alle strategie dell'emittente di Murdoch.

Giovanni Bruno«Ammetto che non avere il campionato per due o tre giornate sarebbe pesante per noi», dice Giovanni Bruno, il direttore. «La tv generalista può sostituire le partite con un buon film e magari l'audience e lo spettacolo ne guadagnano mentre noi non abbiamo que­sta possibilità».

A Segrete, il primo weekend senza i campionati è stato frenetico come gli altri, Niente telecronache, bordo-campo, salotti: quella «routi­ne» che, quando non avvengo­no imprevisti, viaggia da sola.

Si è cercato un modo diverso di lavorare che portasse all'ap­profondimento non banale e le è uscito un film di 50 minuti? Che ha ricucito la tragedia di Catania meglio di tante paro­le. Il resto l'ha coperto il calcio internazionale, che ha un suo pubblico e ne troverà di nuovo tra i tifosi nauseati dall'Italia, n problema è come proseguire quando l'effetto della tragedia si sarà stemperato, le analisi saranno compiute, tutti avran­no detto la loro e non rimarrà che attendere il ritorno alla normalità. Se sarà possibile.

Il rovescio della medaglia è che Sky ricaverebbe un gros­so vantaggio dalla decisione della Federcalcio di imporre le partite a porte chiuse. Quelle a rischio. Quelle importanti. Quelle ospitate in stadi che pri­ma di adeguarsi alle normati­ve possono passare dei mesi.

Si creerebbe un monopolio: o il tifoso si abbona oppure torna a immaginarsi le partite al­la radio, come ai tempi di Nico­lo Carosio.

«E' un po' semplici­stico ma non è scorretto - con­corda Bruno - anche se non avremmo un monopolio per­ché ci sarebbero altri modi per vedere il calcio. Ad esem­pio il satellitare. E' vero che da un punto di vista commerciale godremmo di alcuni benefici e probabilmente chi si occupa di pubblicità e abbonamenti ci sta pensando. Da uomo di sport spero tuttavia che que­sto non avvenga e gli stadi tor­nino ad aprirsi: alla lunga ci perderemmo tutti».

La sua teoria è che «si cree­rebbe una disaffezione per il calcio e avremmo tra le mani un prodotto svilito e meno ven­dibile. Come è successo con gli ultimi scandali». «Dopo l'esta­te - prosegue il direttore di Sky - nonostante l'entusiasmo per il Mondiale in cui abbiamo offerto un buon lavoro, gli ab­bonamenti sono rallentati. E' stato diffìcile ricominciare per­ché la gente si era disamorata, con la Juve in B, con le penaliz­zazioni e tutto il resto. C'è vo­luto un po' per riprendersi».

L'altro aspetto negativo delle partite a porte chiuse è la pessima resa televisiva. Lo si è visto con l'Inter in Champions League.

«Si perde fantasia nel­le immagini perché la regia de­ve cercare inquadrature più strette: sarebbe deprimente far vedere le tribune vuote. E c'è il problema dei rumori: le voci rimbombano, manca l'ef­fetto acustico della folla. Si crea un clima surreale cui lo spettatore non è abituato. E neppure noi».

Persino nel regno dei diritti tv, dove si decidono addirittu­ra gli orari delle partite, si tifa per il ritorno negli stadi.
«Pur­ché - conclude Bruno - siano impianti sicuri dove la gente può andare a divertirsi senza paura. Sabato guardavo le im­magini del rugby da Twickenham: inglesi e scozzesi si menano da ottocento anni ep­pure attorno alla partita c'era un clima stupendo. Quanto agli orari non credo che le par­tite a rischio siano più sicure se non si giocano di sera: mi sembra che in altre occasioni, i disordini scoppiarono in pie­no giorno. E comunque se ser­ve possiamo rinunciare alle partite notturne di sabato e do­menica: trasmettiamo il Real o la Premier League e il buco è bello e coperto. Benissimo».
Marco Ansaldo
per "La Stampa" 

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