Il doping fa venire i dubbi anche alla Rai

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Fonte: Il Corriere della Sera

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Sport
  sabato, 21 luglio 2007
 00:00

Staccare, come suggeriva McLuhan, la spina? Oscurare la corsa che non è quella che viene raccontata? Forse, non al momento. Per ora devono essere abbassati i toni e aperti di più gli occhi, dopo l'eclatante decisione delle tv pubbliche tedesche (Ard e Zdf) di non trasmettere il Tour de France come gesto di condanna per la positività di Patrick Sinkewitz, anche la tv di Stato italiana s'interroga sul classico «che fare?».

Tour de FranceIl presidente della Rai, Claudio Petruccioli, intervenuto a un convegno della Margherita a Palermo, ha dichiarato: «Il ciclismo di oggi è fortemente ipotecato dal doping. La televisione può decidere di non trasmetterlo perché è uno sport alterato».

Puntualizzando, però, che «il vero problema è che si tratta di una piaga esistente, da risanare». «Noi — ha concluso Petruccioli — trasmettiamo una copertura giornalistica sul Tour de France, perché riteniamo che non è un problema dal punto di vista televisivo, ma sotto il profilo del doping in se stesso. Il ciclismo, proprio per questa ragione, non è più uno sport che raccoglie quel seguito di una volta».

Cosa vuol dire che, gli appassionati delle due ruote potrebbero non vedere la Grande Boucle su Raitre? No, ma, come trapela dai corridoi di viale Mazzini, il diktat immediato è: ridurre l'enfasi.

Stop alla divisione tra epica e cronaca. Tappe che nelle telecronache sembrano uscite dalla penna di un romanziere, diventano poi resoconti giudiziari nei Tg o nelle trasmissioni d'inchiesta. Nel Paese dove il numero uno dello sport italiano, Gianni Petrucci, sottolinea la dura lotta al doping che si sta portando avanti, non e più tempo di oltranzisti difensori della presunta purezza dello sport.

In un'intervista, rilasciata a La Stampa, pur criticando la decisione delle emittenti tedesche di lasciare il Tour, il direttore di RaiSport, Massimo De Luca, ha dichiarato che «siamo stanchi di raccontare e celebrare campioni che vengono demonizzati dai fatti».

Quindi, al momento, nessuna applicazione pedissequa del modello tedesco (a proposito: l'emittente Sat. 1 ha rimpiazzato subito i due canali del servizio pubblico), ma tentativo di adozione di una via italiana. Anche grazie a un'interpretazione estensiva del «Codice di autoregolamentazione delle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi», approvato per il calcio ma valido per tutto lo sport. La corsa, per ora, prosegue. L'enfasi è destinata, invece, a subire una brusca frenata. Per evitare altre cadute di stile.

Roberto Stracca
per "Il Corriere della Sera"
edizione del 20-7-07

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