Amici e fidanzate sono in rivolta: quando sono seduti al ristorante ascoltano sempre i discorsi che si fanno agli altri tavoli.
E sono capaci di riportarli, per filo e per segno. la domenica nel pallone di Alessio Conti (Mediaset) ed Alessandro Alciato (Sky) è soprattutto questa: bordocampo, ad origliare cosa dicono giocatori, allenatori, arbitri subito pronti ad interrompere il telecronista di turno. Vicino alla panchina, uno a tre passi da Ancelotti, l'altro a fianco di Mancini per tentare non senza difficoltà di interpretare tutto: gli sguardi, le spinte, i falli, i rumori. Il derby è anche questo, quello che si vive ad un metro dai protagonisti con gli ottantamila di San Siro che ti scaldano il pomeriggio.
QUI INTER. Alessio Conti, 22 anni «ma me ne sento dieci di meno», cronista di Mediaset, vive incollato alla panchina dell'Inter: « la mia partita comincia presto, verso mezzogiorno- racconta - vado in campo per il sopralluogo, sto attento alle formazioni, scambio due parole con i giocatori che a volte me la dicono in anteprima ».
Al fischio d'inizio si fa sul serio: «Vedi un'altra partita rispetto agli altri: devi sempre rimanere concentrato, non ti deve scappare nulla. Devi anticipare le mosse dei giocatori e degli allenatori: non solo, la cosa più difficile è gestire le emozioni. Ricordo dei gol di Ibrahimovic, sembrava che lo stadio crollasse di gioia, in quei casi è difficile che non ti vengano i brividi».
Nemici?
«Ci sono gli ispettori di Lega che sono fiscali guai a riferire alle panchine a proposito di rigori, fuorigioco, è un bel casino perchè lo vogliono sapere subito, allora gli fai l'occhietto oppure un sorriso e loro capiscono». E il rapporto con Mancini «È una persona educata. A volte non capisco come faccia a rimanere tranquillo e a seguire la partita con serenità. Mai una parola di troppo, mai un eccesso, nonostante la pressione».
Giocatori?
«Julio Cesar, è sempre gentile e mai banale. Non come alcuni suoi compagni».
Il ricordo più bello?
«Lo scudetto vinto a Siena Non mi aspettavo scegliessero me per il bordocampo, ero felicissimo: le facce dei giocatori a fine gara non me le scordo ancora oggi, con la gente in campo. E non mi scordo neppure il classico gavettone che mi fecero...»
Il derby finisce?
«1-0 per il Milan, così rimando il gavettone nerazzurro di una settimana».
QUI MILAN. Alessandro Alciato, 30 anni, lavora per Sky Sport e difficilmente si stacca da Carlo Ancelotti: «Con lui ho un rapporto ottimo. Ma non lo dico per piaggeria, è impossibile litigare con il mister».
Con altri invece?
«Dida non si fa mai intervistare, è fastidioso».
Come vivi la partita?
«In simbiosi con i giocatori. La senti se loro la sentono: il derby, per esempio, vorrei che non finisse mai. È incredibile come dal terreno di gioco si riesca a provare le emozioni che provano i giocatori, è la parte bella del mio lavoro».
Il rapporto più bello?
«Con Gattuso e Gilardino, a volte in campo mi chiedono se c'era il rigore o meno e se non lo dico, ed in realtà non posso, si arrabbiano. Allora basta uno sguardo».
Curiosità?
«Ancelotti e Kakà discutono sempre, gridano e si arrabbiano. Dopo due minuti si abbracciano e si danno il cinque. Un legame fortissimo».
Il tuo ricordo particolare?
«Ascoli-Milan, primo bordocampo con diluvio universale per novanta minuti, non male come prima volta»
Davide Bucco
per "E Polis Milano"