Buoncompagni: 'Sono buono. Lodio costa troppa fatica'

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  mercoledì, 01 agosto 2007
 00:00

BuoncompagniL’ascensore si apre al quarto piano sulla visione di Gianni Boncompagni in zoccoli, bermuda a fiori e camicia tropicale. L’uomo che ha inventato la televisione da masticare si muove agile in un salone di almeno due ettari tra decine di telecomandi sparsi, consolle e monitor.

La tecnologia, nel suo caso, non è un fine ma un mezzo per praticare la molto sostenibile leggerezza dell’essere, l’ozio combinato alla volontà di potenza.

Vagabondare a palpebra socchiusa per il pianeta, incontrare gente, pescare immagini e parole, senza alzarsi dal divano o dalla megapoltrona con massaggio e bibita ghiacciata incorporati. A 75 anni, la sua pagella non cambia, geniale ma non si applica.

Lui non lo dice ma lo pensa che ad applicarsi sono i somari. Sta trattando con La7 per un programma notturno. Ci sta pensando su. Senza nessuna ansia.

«Come dicono gli inglesi, io sono un animale daily calibrated. Sono tarato per i tormentoni, le ca..ate quotidiane da propinare alla gente. Io sono quello di “Non è la Rai”, di “Pronto Raffaella” e “Macao”, tutta quella robaccia là. Mettermi a fare il settimanale, a mezzanotte, non lo so se mi va».

Un problema anche di soldi?
«Non sono così venale. Mi faccio ben pagare quando mi rendo conto che faccio guadagnare molto. Ho avuto grossi contrattoni giusto con Berlusconi».

Fa anche rima.
«Chiesi una cifra da matti. Lui non fiatò. No, non la dico per decenza. La gente s'inca..a: guarda questo str....o guadagna in una botta quello che noi mettiamo su in tre generazioni».

Lei, la Carrà e l'altro suo ex, Japino, tutti insieme nello stesso comprensorio romano. Una grande famiglia.
«Loro sono arrivati molto dopo di me. Mi hanno seguito in tanti. C'era anche Pazzaglia . Quanto abbiamo riso insieme. E c'e ancora quel matto geniale di Marenco».

Raffaella è amareggiata per via di Del Noce.
«E' la sua spina nel fianco. Lei è una credente. Fa i programmi e ci crede. Ma il suo programma, “Amore”, non era adatto al sabato sera. Del Noce è un tipo bizzarro, va a simpatie e antipatie, è ricco, non gliene frega niente. Ma alla fine i risultati li ha ottenuti».

Lei distingue il mondo tra quelli che ci credono e quelli che non ci credono.
«Mi stupiscono quelli che ancora credono nella religione. I cattolici ridono dei musulmani, dei loro paradisi con le vergini, dei loro digiuni, ma la nostra religione non ha meno follie. C'è gente che fa ancora la comunione».

Strana coppia lei e la Carrà, un ozioso e una stakanovista.
«Lei s'arrabbiava. Si faceva un mazzo bestiale e io guadagnavo più di lei solo con i diritti delle canzoni che scrivevo per lei. “Tanti auguri” la mandano in tutti i compleanni. Ogni tanto arriva anche qualche botta di c..o. Tipo “Rosso”, una canzonetta in testa nella hit parade francese».

Invecchiate insieme con Arbore?
«Ha un'energia pazzesca che io me la sogno. Io sono uno sfaticato, lui viaggia, va in Brasile, torna e poi riparte. Cammina anche cinque ore per cercare i suoi gadget».

L'energia dell'ottimismo?
«Mi piace Arbore, non è un venale, non ha malanimo. Una persona di talento, l'unico italiano con Bocelli che ha fatto il giro del mondo con la sua musica».

Arbore piace più di lei alla sinistra.
«Strano, il comunista sono io. Lui è un monarchico liberale. La sua televisione ha lasciato tracce importanti, è un ragazzo che si applica. Siamo molto diversi io e Arbore. Lui è uno che ci crede».

Altri che ci credono?
«Piero Chiambretti. Lui ci crede moltissimo. Grande professionista, ma vive solo per i suoi programmi».

Scettico di vocazione o di professione?
«Da ragazzino ad Arezzo eravamo un gruppetto di atei e comunisti. Roba da matti all'epoca. Come dire oggi faccio il kamikaze».

Poi c'è stata la Svezia e con la Svezia le svedesi.
«Ne sposai una. La madre delle mie tre figlie. Venivo da Arezzo. Le compagne di scuola si vestivano con il burqa, nessuno capiva se avevano tette, culo, più che donne erano misteri incomprensibili. Di botto mi ritrovo a Stoccolma. Noi italiani eravamo come gli extracomunitari di oggi».

Si alimenta solo di surgelati.
«D'inverno e d'estate. Roba prelibata. Li servo anche ai miei molti amici. A parte Arbore e la Carrà, vedo Roberto D'Agostino, Irene Ghergo e il mio grande amico Freccero. Un vero scandalo la sua emarginazione».

Mike Bongiorno presenta Miss Italia.
«Quello non molla. Sono costretti a rifarsi alle vecchie glorie. Non si sperimenta e quando lo fanno prendono dei minus habens. Quella di oggi è una televisione modesta rivolta a un pubblico molto modesto».

Quante ore ci passa nella sua tana?
«Tante. Ho tutti i miei aggeggi internet. Leggo molto, ma solo libri di storia. Ho chiesto 50 mila euro all'editore per leggere l'ultimo Harry Potter, non me li hanno dati. Peccato l'avrei letto anche un paio di volte».

Non va mai a teatro o a un concerto, nemmeno con il fucile puntato?
«Troppo faticoso uscire di casa, ma con il fucile puntato vado. I Rolling Stones li ho sentiti dal terrazzo. Mi sposto solo per la musica classica. Sono un fissato. Ascolto sempre le stesse opere, dieci in tutto. La Tosca posso vederla migliaia di volte».

Almeno con il melò si commuove?
«Con quello sì. L'unica cosa che mi scoccia è che anche i gangster si commuovono con il melò. Mi secca reagire come Al Capone. Vado pazzo per Ravel. Ogni cosa che ha fatto è pazzesca. Ho tutte le incisioni. Ogni tanto coinvolgo le mie amiche».

Fa l'educatore.
«Ne ho iniziate molte alla musica classica. Ma poi si perdono».

La sua passione per Giuliano Ferrara?
«Giuliano è uno del Cinquecento, intelligente. Mi ha chiesto di scrivere per il suo giornale una trovatina tutti i giorni. Una cosa che mi gratifica. Mi fermano per strada come ai tempi di “Alto Gradimento”».

Mai attraversato da rimpianti?
«Mai. Forse “Non è la Rai”. Si girava al Palatino, ma i ruderi eravamo noi, con tutte quelle ragazzine. Niente di meglio al mondo. Una volta capitò Berlusconi. Vide le 200 ragazzine che si davano gli ultimi ritocchi. “Io il paradiso lo immagino così”, disse. “Il paradiso è così”, gli feci io».

Ambra le dà grandi soddisfazioni.
«E’ brava. Fa tutto, anche la madrina del cinema. Peccato che il cinema non esiste più, altro che festa del cinema!».

A «Domenica In» se ne andò dopo una puntata.
«Ho capito in fretta che non faceva per me. Ma con Mara Venier siamo rimasti in buoni rapporti».

Voleva intervistare uno spermatozoo.
«Sarebbe andata così: “Buongiorno, come lotta lo spermatozoo per arrivare primo?”. Lui avrebbe risposto: “Me ne frego”. Era uno spermatozoo a mia immagine e somiglianza».

Niente rancori, niente nemici.
«Ci sono quelli che vivono solo fantasticando come ammazzare i nemici. L'odio costa fatica».

Giancarlo Dotto
per "La Stampa"

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