Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21 e deputato Ds, di televisione e di libertà dell'informazione si occupa da sempre. La sua voce si fa davvero preoccupata quando confessa di vedere all'orizzonte «uno degli scontri più duri della legislatura»: «Siamo vicini a una brutta polemica all'interno della maggioranza e tra la maggioranza e settori del nostro elettorato», prevede. In Italia sulle tv da sempre si sono fatti e disfatti i governi, per questo Giulietti consiglia all'Unione di andare avanti mettendo insieme tutti, non solo le forze politiche ma anche le forze fuori dal parlamento, la società civile, i sindacati, gli autori, le associazioni: «Se andiamo avanti ognun per sé e senza un vasto consenso politico, sociale e culturale andremo incontro a una disfatta sicura. E se intervenissimo contestualmente su legge Gasparri, legge sull'editoria e conflitto di interessi forse sarebbe più facile far capire a tutti che altri mondi dell'informazione oggi sono possibili».
Invece tornano i fantasmi di inciuci, girotondi, espropri, Fede sul satellite... Il dibattito pare subito tornato sui vecchi binari.
Il punto è che non serve distinguersi tra radicali e riformisti, è un terreno classicamente liberale. Non è che chiunque parli di conflitto di interessi è un girotondino. Dire ogni mezz'ora che «noi non faremo una legge contro Berlusconi» è privo di senso e stucchevole. Perché sembra che abbiamo alle spalle dieci anni di provvedimenti contro Berlusconi..
Il centrosinistra però pare non reagire con argomenti sofisticati.
L'offensiva politico-mediatica della destra è molto abile ma crea scenari inesistenti: «Vi chiediamo di non espropriarci». Ma quali espropri! Parliamo di un signore che negli ultimi dieci anni ha ottenuto margine operativo lordo più alto in Europa! Penso che se legassimo la proposta sul conflitto di interessi con la riforma della Gasparri probabilmente quello che vogliamo sarebbe più facilmente comprensibile. In parlamento stavolta c'è una proposta che va da Mastella a Rifondazione. E' una base su cui discutere ma che va integrata.
Come?
Il problema non è l'ineleggibilità o l'incompatibilità. Nel settore dei media il problema è un «blind trust intelligente», perché in materia di frequenze, di concessioni e di pubblicità è difficile non sapere quali sono gli effetti delle scelte di chi governa. In astratto l'ineleggibilità è il sistema più limpido: o ti occupi della cosa pubblica o ti occupi delle tue aziende. Però ho ben presente che sono possibili soluzioni intermedie. In ogni caso serve una cabina di regia seria. Nessuno giochi al «più uno» ma neanche al «meno uno».
Prodi, parlando di partita Rai ha evocato, con dubbio gusto, la crisi del Libano.
Penso che si riferisse alla tradizionale esistenza di fazioni contrapposte in quel paese. Di quel paragone condivido la vena pessimistica. Però vorrei che il presidente del consiglio convocasse una riunione specifica per varare un pacchetto di liberalizzazioni nelle Tlc e nella raccolta pubblicitaria simile a quello approvato da Bersani su altre materie qualche mese fa. Un pacchetto di misure urgenti sul conflitto di interessi, integrato ma non stravolto, un nuovo sistema antitrust che abolisca il Sic e misure per favorire l'ingresso di nuovi soggetti e intervenire in modo calibrato sull'editoria, soprattutto quella no profit.
Serve un nuovo decreto legge?
Non importa il come. Vorrei che queste questioni siano considerate materie di prima grandezza, a tutela della democrazia e per far crescere il sistema industriale e culturale di un grande paese europeo. Perché non parliamo ai mercati invece che a Berlusconi? Se perfino due giganti come Murdoch e come Telecom hanno difficoltà a fare tv in Italia figuriamoci i piccoli come «il manifesto» o chi vuole entrare nelle radio o nelle televisioni di domani. Il nostro messaggio è: vogliamo liberalizzare e aprire il mercato per fare dell'Italia un paese europeo, libero dai conflitti di interesse e che dà opportunità a tutte le imprese, anche le più piccole. Facciamolo e poi discutiamone pubblicamente con tutti gli imprenditori e i cittadini.
Del pacchetto potrebbero far parte anche interventi sulla Rai?
Dico: facciamo come Zapatero. C'è una legge popolare, perché non ne prendiamo subito gli aspetti qualificanti? E poi: dopo cinque mesi Biagi e gli altri non sono ancora tornati. Ed è ancora più singolare che l'azienda abbia ancora una maggioranza di centrodestra. Petroni, il consigliere scelto da Forza Italia è oggi il consigliere «di fiducia» di Padoa Schioppa. Non è possibile non intervenire