Conferenza stampa di fine anno di Prodi in tv
Sara' per Prodi la prima occasione per rivolgersi agli italiani dopo l'approvazione della legge Finanziaria e spiegare, senza mediazioni e con un tempo sufficiente a disposizione, i contenuti di una manovra che e' stata accolta da ampi strati dell'opinione pubblica con molti mugugni e incomprensioni.
E' gia' pronta una raffica di 35 domande che, tempo permettendo dopo la consueta introduzione, dovrebbero dare la possibilita' al premier di spiegare il senso dei provvedimenti varati dal Parlamento e di delineare gli obiettivi che il governo si prefigge di perseguire nel 2007 con l'agenda politica che sara' fissata nel prossimo 'seminario' dei leader del centrosinistra a Caserta.
Se queste sono le finalita' politiche e di contenuto con il quale si vuole ancor di piu' connotare l'azione dell'esecutivo di centrosinistra rispetto alla legislatura della Cdl, in questo primo appuntamento di consuntivo davanti al paese Prodi e il suo entourage non vogliono inoltre perdere l'occasione di marcare anche un cambiamento di stile, rispetto alla fastosita' comunicazionale dell'era berlusconiana.
Alla maestosa e affrescata sala rinascimentale di Villa Madama si e' preferito quest'anno il sobrio contesto dell'ex carcere minorile di Porta Portese, trasformato in questi anni con successivi interventi in un complesso architettonico dedicato alle mostre e agli eventi culturali.
Anche la durata della conferenza stampa sembra una presa di distanza dall'atteggiamento, definito dall'allora opposizione 'padronale', dell'ex premier, che ci aveva abituato a non tener troppo conto, nella lunghezza delle sue risposte, dei palinsesti Rai.
L'incontro di domani durera' un'ora e mezza ''minuto piu', minuto meno'' assicurano a Palazzo Chigi. Il Tg1 delle 13 e 30 non dovrebbe temere quindi sconfinamenti dalla 'diretta' prodiana.
Un'ultima annotazione: il presidente del Consiglio parlera' in piedi dietro a un podio, senza collaboratori al fianco. Diverse le letture possibili: si vuol dare forse l'immagine dell'uomo solo al comando, ma anche del politico che non teme il confronto con la stampa e che non ha bisogno del sostegno e del soccorso di suggeritori. In un editoriale di oggi su 'Repubblica' Eugenio Scalfari suggerisce a Prodi di abbandonare l'aplomb del parroco di campagna e assumere quello del dittatore di salute pubblica, come nell'antica Roma. Forse e' stato preso in parola.