Nel matrimonio fra giochi e contenuti la strategia multimediale di De Agostini

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Fonte: repubblica.it

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Televisione
  lunedì, 15 gennaio 2007
 00:00

«Immaginate due slotmachine identiche nella stessa sala di un casinò Di Las Vegas, tutte e due prodotte dalla nostra Gtech, controllata da Lottomatica (a sua volta posseduta da De Agostini ndr.). L’unica differenza è che una ha le ciliegine mentre l’altra è "illustrata" da un personaggio dei fumetti tipo Bugs Bunny. Beh, fatto cento il fatturato complessivo delle due macchine la prima vale trenta e la seconda settanta». Lorenzo Pellicioli, amministratore delegato del gruppo De Agostini, fa una pausa. Guarda Giorgio Gori, ex direttore di Canale 5, fondatore di Magnolia, la casa di produzione appena acquistata al 53,5% dal colosso di Novara, nota per i format tv Markette e l’Isola dei famosi. E poi continua: «Questo vuol dire che anche in un settore come quello dei giochi saranno i contenuti, i format, a contare sempre di più. E quindi non è escluso che in questo campo NON si possa sviluppare una collaborazione fra Lottomatica e Magnolia. D’altronde sempre in America vanno molto le slotmachine con i campioni del football americano. Noi cosa ci potremo inventare?».

Eccolo, Lorenzo Pellicioli intento a spiegare le strategie multimediali di De Agostini all’hotel Four Season di Milano mentre l’interesse dei giornalisti appare monopolizzato dal destino del 2% di Generali appena acquistato dalla De Agostini stessa. Eppure, il piano delineato mercoledì scorso da Pellicioli e Gori è più ambizioso di quanto non appaia. Certo, oggi Magnolia, fondata nel 2000, è ancora una società piccola: 67 milioni di ricavi e 4 di utile netto. Così come è vero che l’investimento effettuato (si parla di un’ottantina di milioni) è pari ad un decimo delle risorse impegnate per rilevare la partecipazione nella grande compagnia triestina. Tuttavia contare su un’azionista del calibro della De Agostini consente alla creatura di Giorgio Gori di bruciare le tappe per lo sviluppo. Dice Pellicioli: «Noi scommettiamo sulla capacità di crescita di Magnolia».

Il primo fronte è quello dell’espansione internazionale. Già oggi Magnolia è presente in Francia e soprattutto in Spagna. E allora? Gori ha annunciato che sarà presto costituita una società per distribuire i format di Magnolia all’estero con un occhio di riguardo per il Sudamerica, il mercato d’elezione per i programmi ideati per la penisola iberica. Ed anche uno spazio enorme di crescita. A patto, ovviamente di azzeccare la proposta giusta.

Insomma, ci sono tutte le condizioni perché la società fondata da Giorgio Gori pigi sul pedale della crescita per ampliare la sua library relativamente scarna. Ecco spiegata la scelta di puntare sulla fiction, un settore su cui finora Magnolia non è stata molto presente. Così come l’invito rivolto da Pellicioli a Gori di «scovare e assorbire piccoli team di creativi ovunque si trovino: in Italia o magari anche in Russia». Perché nel campo dei programmi la materia prima è proprio la creatività e la capacità di rompere gli schemi intuendo i desideri ancora inespressi dei consumatori. E macinando nuovi fatturati e nuovi profitti.

D’altronde la posta in gioco è alta. Nel 2006 Rai e Mediaset hanno investito 525 milioni nella sola fiction, quasi il doppio del 2003. Mentre si stima che sempre nel Bel Paese il giro d’affari della produzione indipendente abbia raggiunto i 700 milioni di euro. Una torta a cui partecipano una decina di azienda dalla Einstein Multimedia alla Grundy (gruppo Bertelsmann) senza dimenticare la Fascino di Maurizio Costanzo e ovviamente Endemol, il colosso che si accinge a superare l’asticella di un miliardo di euro di ricavi.

Una scenario effervescente e in piena crescita, dunque. Anche perché la stessa Sky sta scaldando i motori per puntare con decisione sulla fiction. Senza contare lo sviluppo di nuovi canali in aggiunta alla tv generalista e alla pay tv. Una spazio destinato a erodere progressivamente quello tradizionale schiudendo nuovi mercati e nuovi opportunità. Già oggi Magnolia produce il programma Radio Sex per l’Internet Tv di Rosso Alice (gruppo Telecom). Mentre si stanno sviluppando anche i contenuti video sui cellulari venduti a Tim, Vodofone, 3 e Wind.

In questo quadro va inserito tutto il vasto mondo di Internet. Nel 2006 Magnolia ha già acquisito il 100% di Neo Network, una società italiana specializzata nel digital entertainment, già partecipata al 22%. Sarà Neo Network, dunque, la «testa di ponte» dell’intero gruppo De Agostini nel mondo dell’intrattenimento digitale e dei nuovi contenuti editoriali sulla rete. Una responsabilità grossa, quindi. Così come è una bella sfida quella già raccolta da Gori pochi mesi fa decidendo di tenere a battesimo a New York la Neo Network Usa per lo sviluppo delle attività Internet negli Usa, in Canada e in America Latina.

Fin qui tutto chiaro. L’unico punto interrogativo, quello che lascia qualche perplessità, sono le strategie della De Agostini nel settore delle trasmissioni televisive. Ufficialmente non ci si dovrebbero aspettare sorprese. Pellicioli, ad esempio, ha sottolineato che Magnolia sarà totalmente indipendente dal resto del gruppo. Lo scopo: garantire alle reti tv, soprattutto alla Rai e a Mediaset («collaboriamo da tempo con entrambe», ha sottolineato Gori, «credo con mutua soddisfazione») che Magnolia non si porti nella pancia alcun conflitto d’interesse. E allora?
Sulla carta la situazione è limpida priva sia di opportunità sia di problemi. Pellicioli ha ricordato più volte che oggi non ci sono sul mercato internazionale reti televisive in vendita ad un prezzo appetibile. Così come ha sottolineato che la nuova legge Gentiloni avrà pure molti meriti. Ma sicuramente non quello di favorire la nascita del terzo polo Tv. Anzi, proprio la Gentiloni non lascerebbe spazi a tale eventualità. Tuttavia è legittimo chiedersi cosa farebbe il gruppo De Agostini già proprietario in Spagna insieme a Gruppo Planeta di Antena 3, che ha un quinto dello share televisivo locale se si creasse anche in Italia un’occasione ghiotta. Ad esempio se per una serie di motivi il gruppo Telecom fosse costretto a vendere La7. In questo caso la De Agostini resterebbe alla finestra lasciando che la rete finisca magari nelle mani di un gruppo estero? Oppure si farebbe avanti con una sua proposta?

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