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Televisione SANREMO ROMA

Sanremo: tutte le anticipazioni di Baudo, Hunziker e Chiambretti

• 9 min lettura
Fonte: sorrisi.com | Condividi 📲

Da non crederci. Uno la butta lì così, quasi per scherzo. E a un indaffaratissimo Pippo Baudo, deus ex machina della 57a edizione del Festival di Sanremo, affogato di riunioni e appuntamenti, subissato di polemiche e tegole, chiede di un eventuale prossimo Festival, il numero 58 per intenderci. Chiunque al suo posto risponderebbe con un sorriso muto, un'alzata di spalle, un generico «Si vedrà» e sterzerebbe rapido sul futuro prossimo. E lui invece che fa? Rilancia come se niente fosse. E si prenota. «Se mi piacerebbe? Beh, inutile negarlo. A me preparare la torta piace molto, forse più che offrirla». Che, tradotto per i «non baudiani», vuol dire «Ok per la direzione artistica; vedremo per la conduzione».

«Se devo essere sincero, in campo musicale ho una certa esperienza e intuizione. E poi, soprattutto, sono uno di quelli che anche in un ambito così ristretto riesce a portare qualche novità. Quella di quest'anno, per esempio, è un regolamento innovativo. Cinque serate erano troppe e ho fatto in modo che ognuna sia diversa dall'altra. Non è mica una cosa da poco. Ogni sera ci sarà qualcosa di più e di diverso. Così il fenomeno reiterativo, con ogni serata simile alla precedente e gli inevitabili riflessi sui dati d'ascolto, non dovrebbe verificarsi».

Roma, quartiere Prati, redazione del Festival di Sanremo. Sono le sette di sera. Baudo ha appena terminato l'ennesima riunione con i sette autori. Penna in mano, foglio bianco davanti, comincia a scarabocchiare prismi e rettangoli (il nuovo Ariston ridisegnato da Gaetano Castelli) e intanto comincia a snocciolare il suo Festival.

Partiamo dai suoi compagni di avventura. A Michelle Hunziker ha dato qualche consiglio? Come state lavorando?
«Michelle ora è "inconsigliabile". È tutta presa da "Cabaret" che debutterà a breve. Un impegno difficilissimo. Ma lei è una temeraria, capace di fare nella stessa stagione "Striscia", un nuovo musical e Sanremo. Poche resisterebbero all'usura di un impegno psico-fisico così forte. Ma lei ha una capacità del tutto svizzera di isolare gli impegni... "Per ora sono soltanto la Sally Bowles di Cabaret" mi dice. Non l'ho mai chiamata. È un mese che non la sento. Ci vedremo per la conferenza-stampa a Sanremo. Mi ha concesso un'intera giornata per gli spot...».
Ma che cosa farà?
«Stiamo preparando delle cose molto diverse dalle solite. Con "Striscia" e "Zelig" Michelle si è costruita un'immagine scherzosa e divertente. All'Ariston invece sarà più classica, senza però perdere il suo brio. Non sarà frenata, sia chiaro questo».
E Chiambretti? Che cosa sa del suo DopoFestival?
«Quello è il dominio assoluto di Piero. Andrò a vederlo come spettatore. Ma il padrone di casa è lui, io lì sono solo un ospite. Piero ha accettato con gioia questo impegno che sembra un vestito cucito su misura per lui. Da tempo non è più solo un presentatore, ma un personaggio caustico e satirico. Il suo "Markette" è un programma divertente, un modo atipico di parlare di tv nelle ore notturne. In questo DopoFestival si porterà tanti personaggi. Ci sarà un ambiente molto movimentato, irrituale. Non sarà uno spettacolo con le classiche quinte del teatro ma uno studio pazzerellone».
Che poi è la sala-stampa...
«Sì, esatto: un posto dove i giornalisti potranno intervenire in un clima nuovo. Chi esce, chi entra».
Non teme le polemiche?
«Mi fido moltissimo del buon gusto di Piero. C'è modo e modo di fare polemica. Quando è offesa, allora diventa gratuita e inutile. Quando la critica è bonaria, è il sale della vita. Ma poi si può criticare tutto: la scena, il vestito, la musica, l'ospite. Tutti siamo criticabili. L'importante è non offendere nessuno».
Di polemiche, la scelta dei brani e le bocciature eccellenti ne hanno già offerte abbastanza. Qualcuna l'ha ferita?
«Voglio ringraziare i componenti della commissione: abbiamo lavorato senza paratie, senza manuale Cencelli, senza attribuire cantanti per quote, ma alla ricerca di un menù musicale vario, capace di riavvicinare i giovani a Sanremo».
I giovani? Presentando Dorelli e Milva siete stati accusati di fare un Festival troppo vecchio!
«Tutti si meravigliano per la presenza di questi due grossi artisti, ma nessuno ha ascoltato le canzoni. Vedrete che sorpresa! E poi Sanremo non è il Festival dei cantanti, ma delle canzoni. Senza contare la presenza degli Zero Assoluto, di Francesco Facchinetti, di Meneguzzi, di Cristicchi: tutti molto giovani».
Passiamo agli ospiti esteri. Ce ne può anticipare qualcuno, oltre i già noti Scissor Sisters e Liza Minnelli?
«Di sicuri avremo Norah Jones che apparirà per la prima volta nella tv italiana e John Legend, un grande talento che ha entusiasmato tutti durante uno showcase a Milano».
E i superospiti italiani?
«La serata del venerdì non è ancora definita. Ci sono complicazioni oggettive. Ci tengo a chiarire il discorso che sta alla base di questa serata nella quale sono invitati i Big della nostra musica leggera tenendo anche conto delle classifiche di vendita del 2006. C'è un "anche" e va sottolineato. Detto questo, verranno Gianna Nannini, Laura Pausini, Renato Zero, Tiziano Ferro, Elisa».
E Zucchero? Avete fatto pace dopo l'esclusione tra i Giovani di sua figlia, Irene Fornaciari?
«Ci siamo chiariti. "Chiaritissimi". Mi ha telefonato subito dopo la conferenza-stampa del suo tour: mi ha detto che gli hanno messo in bocca cose che non voleva dire».
Claudio Baglioni?
«Definiremo ai primi di febbraio. In tutto saranno otto».
C'è grande attesa per i comici. A parte Ficarra e Picone, chi verrà?
«Antonio Cornacchione».
L'anno scorso da Fabio Fazio interpretava un supporter di Berlusconi. Gli ha per caso chiesto di non parlare di politica a Sanremo?
«Mai dire a un comico cosa deve o non deve dire. L'unico suo obbligo è farci ridere e non farci prendere querele. E poi la politica è così presente in qualsiasi programma televisivo, dall'alba a tarda notte, che la gente è più contenta se non c'è. Sfottere i politici oggi è come sparare sulla Croce Rossa. O hai cose clamorose da dire o è meglio puntare sul costume, sulla società multirazziale. La gente pensa al clima pazzo, alle rapine, agli omicidi, agli ospedali».
E Daniele Luttazzi?
«Non ci sarà. L'ho invitato ma non se la sente ancora di tornare in tv. Nei suoi confronti non ci sarebbe stata nessuna censura, sia chiaro».
Teme la controprogrammazione di Mediaset? «Grande Fratello», «Scherzi a parte», «Bagaglino», «Doctor House»...
«Li rispetto ma non li temo».
Proprio nessuno?
«Guai a entrare in campo con il complesso di un altro giocatore che ti fa gol. Allora non giochi più. Anche se hai timori interiori non devi perdere la fiducia in te stesso. Faccio il mio programma, ma non mi creo difficoltà. Tutti hanno il diritto di controprogrammare, noi quello di difenderci».
E Raidue e Raitre?
«Faranno una programmazione non accesa. È una specie di obbligo di famiglia...».
Con quale bottino vorrebbe tornare a casa il 4 marzo, quando sarà tutto finito?
«Sarei contento di offrire cinque belle serate di televisione, una rarità in mezzo a tanto trash. E poi sono convinto che ognuno si porterà due o tre canzoni nel cuore».
Al contrario di ciò che ha previsto Zucchero...
«Già...».

Una Michelle old style. «Ricalcherò l'eleganza di un tempo, ispirandomi alla Dolce Vita e a Audrey Hepburn. Ma non posso ancora svelare i nomi degli stilisti che mi vestiranno». È una delle poche anticipazioni sulla sua partecipazione a Sanremo che il «ciclone Hunziker» concede. Per ora in testa ha soprattutto una parola, «Cabaret», a riassumere una delle sue più grandi sfide professionali, quella di un musical reso famoso dall'interpretazione al cinema di Liza Minnelli.
«L'ho invitata al Festival. Vorrei duettare con lei. In quanto alla mia performance in "Cabaret" credo di aver ancora bisogno di provare. Dopo 25 repliche sarò più serena. Sono fatta così. Non sono mai contenta, affronto tutto con dedizione e passione, non mollo mai. Da anni ho imparato a gestire le mie insicurezze. Sono convinta che qualsiasi cosa si impara ed è proprio questo che cerco di insegnare a mia figlia Aurora. Il perfezionismo no. L'ho abbandonato da tempo. La perfezione è il male del buono». Saggia e prudente, a dispetto dei 30 anni appena compiuti. «Sono una donna molto fortunata che ha scelto di vivere intensamente la vita, nel bene e nel male». A Sanremo giocherà di rimessa, come Baudo e Chiambretti le hanno consigliato. «Starò "schiscia" e a testa china come i francescani che per abbassare l'ego costruiscono porte più basse nei loro conventi. Sarò soprattutto un'attenta osservatrice». Così come è sempre stata. «Non mi sono mai persa un'edizione del Festival. Arrivarci era il mio sogno. L'avevo messo in preventivo per i 40 anni. Arrivarci a 30 è una sorpresa grandissima. E devo ringraziare Mediaset che mi ha concesso questa deroga».
Deroga che potrebbe ripetersi a stretto termine. «Sì, uno show per Raiuno non è escluso. Vedremo. Ma poi l'anno prossimo voglio dedicarmi alla famiglia e alla mia fondazione per le donne in difficoltà». Inutile immaginare un incontro con Eros Ramazzotti all'Ariston: «Non verrà. Lo capisco, è già venuto l'anno scorso. Ma mi avrebbe fatto piacere». Le sue canzoni sanremesi preferite però non sono quelle dell'ex marito: «Sono "vaschiana", mi piacciono "Vita spericolata" e "Vado al massimo"».

«Come mi sto preparando? La ricetta migliore per non appesantire la mente e non farsi intrappolare dallo stress è non pensarci. E quindi io non ci sto pensando proprio». Verve incorporata, buonumore nel Dna, battute prêt-à-porter. Eccolo Piero Chiambretti, cerimoniere notturno di Sanremo, che a dispetto di ciò che dice ha già preparato una sfilza di sorprese.
La prima è che il suo DopoFestival non andrà in onda dal Casinò, ma dalla sala-stampa dell'Ariston. «È un'idea che mi girava in testa da un po'. Ho fatto un progetto insieme al mio scenografo di fiducia, Dario Cavaletti. E dove potevo immaginarmelo se non nel posto in cui si decidono i destini di tutti? La sala-stampa è una sorta di kasbah mediatica, affollata da una fauna molto intrigante. Il tutto sarà allargato anche a televisioni e radio locali o localissime. Talmente private che sono private dei mezzi e hanno solo un microfono, un telefono e una telecamera... E poi ci sarà una serie di collegamenti con alcune "famiglie doc" che si riuniscono davanti al caminetto elettronico per vedere la trasmissione. Noi chiameremo queste famiglie di personaggi inaspettati, ma piuttosto noti, per chiedere commenti a caldo dai loro tinelli».
La seconda sorpresa ha le forme sinuose e lo sguardo conturbante della modella Marina Dior: «Una strana miscela di una ragazza di derivazione russa con sangue spagnolo che si innesta nella mia tradizione di voler lanciare volti sconosciuti. A lei sarà affidata una reinterpretazione molto curiosa delle più belle canzoni della storia Festival. Quindi, 4 puntate per 4 canzoni. Ma ci saranno altri personaggi, alcuni già decisi come Gabriella Germani e Gennaro Cosmo Parlato, altri ancora da definire». Chiambretti, che di Sanremo si definisce un «reduce» («Perché ho condotto un Festival, un DopoFestival, oltre al commento radiofonico per RadioUno e alla partecipazione nella Giuria di qualità»), spiega il perché di tanto stress: «Sanremo è l'equivalente della Nashville americana: per 5 giorni gli umori del Paese si riversano dentro una città grande come un 45 giri. Tutto qui». E il ritorno in Rai? «C'è tempo. Prima voglio onorare il contratto con La 7».

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