L'inchiesta: una grande fiction stasera e domani su Raiuno

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Fonte: Digital-Sat.it

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Televisione
  lunedì, 02 aprile 2007
 00:00

L’indagine di un ufficiale romano, incaricato da Tiberio di far luce sulla Passione e Morte di Gesu’, nel film tv diretto da Giulio Base e proposto su Raiuno in prima serata, lunedi’ 2 e martedi’ 3 aprile.

Grandi interpreti come Max Von Sydow e Murray Abraham, protagonista Daniele Liotti con Ornella Muti, Enrico Lo Verso, Anna Kanakis, per la fiction che si ispira all’opera nata da un’idea di Ennio Flaiano e Suso Cecchi d’Amico e realizzata dal grande regista Damiano Damiani nell’86.

LA STORIA:

L'inchiesta su RaiunoAnno 33 dell’era volgare. Strani fenomeni celesti, un terremoto, l’oscurarsi del cielo come in un’eclissi, turbano l’imperatore Tiberio. I suoi astrologi lo mettono in guardia: gli auspici indicano che un grande rivolgimento si sta preparando nel mondo: i vecchi dei sono finiti. Un nuovo regno sta sorgendo ad oriente.

L’imperatore richiama dall’esilio Tito Valerio Tauro. E’ il più grande investigatore di Roma, finito nei guai anni prima per aver scoperto troppe cose sulla morte del predecessore di Tiberio, il grande imperatore Augusto: segreti inconfessabili che conducono al cuore della famiglia imperiale.

Per questo Tauro è stato allontanato da Roma, confinato tra le legioni eternamente in guerra sul difficile confine tra l’impero e le ostili foreste della Germania. Tiberio incarica Tauro di una missione che richiederà tutto il suo talento e che, se condotta con successo, lo riabiliterà completamente: scoprire la verità sulla condanna a morte di un povero rabbino giudeo.

Il suo nome è Gesù di Nazareth e si dice che sia risorto dalla morte. Tiberio è convinto che abbia a che vedere con le profezie ed i segni celesti che mesi prima hanno scosso il mondo.

Tauro è uno scettico che crede solo nella ragione, ma in Giudea lo attende una serie di misteri che mettono in dubbio le sue certezze.

A Gerusalemme nulla è come sembra. Il governatore Pilato è un uomo ambiguo, compromesso ed infido, che si destreggia tra le opposte fazioni dei farisei e degli zeloti, i primi retrivi e interessati solo al potere e i secondi fanatici violenti, pronti a tutto pur di contrastare il dominio romano, persino ad attacchi suicidi. Il suo stesso contatto in quella terra, Vulpes, si rivela una presenza misteriosa e sfuggente.

Addentrandosi nell’inchiesta Tauro si imbatte in Saul di Tarso, strenuo difensore della tradizione mosaica e persecutore inflessibile dei cristiani e nel presunto capo dei cristiani, un povero pescatore di nome Simon Pietro. Uomini umili o potenti, appartenenti ad una o all’altra fazione, ma tutti ossessionati da un’idea di fede che alla mente romana di Tauro appare semplicemente incomprensibile, anzi pericolosa. Un’idea cui resiste con tutte le sue forze.

Per lui questo Gesù non può essere che un ciarlatano, un impostore, e la sua presunta resurrezione è un pubblico inganno, volto a sfruttare la credulità di tanta povera gente, come i primi convertiti alla setta cristiana, i seguaci di Gesù, quasi tutti appartenenti agli strati più umili della popolazione: pescatori, contadini, persino schiavi, trattati come gli uomini liberi.

Come del resto, cosa ancora più sorprendente nella rigidissima società del tempo, avviene per le donne, eguali agli uomini, per il dio dei cristiani.

Ma è proprio una delle donne che credono in Gesù che offrirà a Tauro la chiave per comprendere il mistero della morte del nazareno e per portare a termine la missione che l’imperatore gli ha affidato. Si chiama Tabithà, non ha nemmeno vent’anni e sarà lei ad insegnare al più scaltro e disincantato investigatore di Roma il segreto dell’amore.

In casa, davanti al focolare, Tabithà si fa riferire dalla nonna i momenti salienti della vita di quel Gesù di cui ha tanto sentito parlare e che lei non ha mai conosciuto. La nonna si commuove e comincia a raccontarle quel che lei ha visto davvero coi suoi occhi. Ponzio Pilato intanto avvisa Tauro che il corpo di Gesù di Nazareth è stato finalmente trovato. In realtà gli tende un agguato al quale il tribuno romano e il suo fido scudiero Brixos riescono a scampare.

Tauro continua così la sua inchiesta e scopre che il corpo che Pilato voleva fargli passare per il Nazareno è una frode. Ottiene quindi di poter pedinare Maria Maddalena e i discepoli di Gesù, fra cui il giovane Stefano, che si trova in carcere e che verrà poi lapidato. Proprio nella cella di Stefano, Tauro rivede Tabithà, di cui scopre di essere innamorato, poiché geloso. E’ proprio lei a consigliargli di andare da un certo Lazzaro di Betania se davvero vuole scoprire qualcosa in più sulla Resurrezione.

Tauro segue il suo consiglio ma viene di nuovo tratto in inganno da Saulo di Tarso e dal gran sacerdote Caifa i quali lo avvelenano con una miscela speciale che lo fa dormire di un sonno profondo che simula la morte. Lo mettono per tre giorni e tre notti proprio nella tomba-sepolcro di Lazzaro. Quando si risveglia Tauro scopre che anche Ponzio Pilato era d’accordo con questa prova che ha dovuto subire e pensa che la sua inchiesta sia definitivamente chiusa. Gli fanno credere che sia proprio la morte apparente quella accaduta prima a Lazzaro e poi allo stesso Gesù.

Decide allora di abbandonare le ricerche e di tornare a Roma non prima di aver chiesto a Tabithà di andare via con lui e di sposarla: lei lo ricambia con un dolcissimo bacio di assenso. Ma il padre della ragazza li scopre e quando la figlia rientra in casa, l’uomo ubriaco la colpisce a morte con un bastone. Sul suo letto, mentre sta perdendo conoscenza, Tabithà parla a Tauro del suo ultimo desiderio: vuole morire sentendo parlare del nuovo regno di Dio di cui parlano i seguaci di Gesù. 
Tauro glielo promette e deve quindi, suo malgrado, continuare l’inchiesta.

Stavolta non cerca più i seguaci del Nazareno per investigare su di loro, ma li cerca per amore. Riesce con fatica a ritrovare Maria Maddalena che lo conduce prima dalla madre di Gesù, Maria, che a sua volta lo porta per mano fino da Simon Pietro. Il pescatore di Galilea gli comunica che non può far niente né per lui né per la sua amata. Tauro è furibondo e nel ritorno verso Gerusalemme anche il suo caro amico Brixos viene ucciso in un’imboscata ordinata da Ponzio Pilato. Si reca in casa della sua futura sposa quando ormai è già morta.

Tauro piange tutte le sue lacrime. Ma a sorpresa arriva Pietro che compie un miracolo (Atti degli Apostoli 9, 36): pregando tutta la notte ridà la vita a Tabithà. Tauro è senza parole. Scrive un’ultima lettera all’imperatore Tiberio. Dice che non tornerà mai più a Roma, ma rimarrà in quel mondo nuovo, dove si predica la pace invece della guerra. Gli scrive di non cercarlo mai più, lui rimarrà lì, in Galilea, accanto alla sua sposa (che ora aspetta un bambino) pur rimanendo sempre fedele a Roma ed al suo imperatore.

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