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Lunedì i primi dati Auditel sui canali Sky, i primi dubbi

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Fonte: L'Opinione

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Sky Italia

A via Salaria si sorride a denti stretti. Da lunedì prossimo il rito mattutino legato all'arrivo dei dati di ascolto non sarà più un'esclusiva di Cologno e Viale Mazzini: Sky fa il suo ingresso nell'enorme aula di tribunale che quotidianamente mette alla sbarra la nostra televisione.

Sorridono, Camiglieri e Moekridge, perché consapevoli che la fetta di share rosicchiata agli (ex) duo-polisti comincia a essere importante e che potranno vendere meglio gli spazi pubblicitari avendo in mano numeri precisi, ma a denti stretti, perché i vertici di Sky continuano a non sentirsi del tutto rispettati da Auditel.

Innanzi tutto c'è un problema di governance. Nonostante l'annunciato ampliamento dei consiglio di amministrazione, la piattaforma satellitare non ha ancora un posto nella stanza dei bottoni, controllata da tempo immemorabile dagli uomini di Mediaset, Rai e Upa.

Una situazione che si è un po' incancrenita nei ventanni di vita di Auditel e che ha lasciato ben poco spazio al pluralismo delle voci.

Sky, è vero, ha un suo rappresentante (quel Vittorio Bossi che smontò pezzo per pezzo in un saggio le accuse dei detrattori storici della "casa di vetro") nel comitato tecnico, che presto vedrà anche la presenza di tecnici dell'Autorità delle Comunicazioni. Il comitato, però, è vincolato al parere del Cda: è evidente che alla banda di Murdoch questa subalternità non piace.

AuditelL'altra questione dibattuta, poi, è il numero medio del campione delle famiglie italiane: Auditel ha una stima sulla famiglia pari al 2.7 elementi, mentre Sky ha una famiglia media, almeno sui propri utenti, che corrisponde a 3.2, il che fa arrivare a circa 13 milioni il totale di "consumatori abituali" della piattaforma satellitare.

Questo, a giudizio dei vertici di via Salaria, significa essere sottostimati di brutto, perché per due famiglie analizzate c'è un telespettatore in più o in meno.

E notoriamente all'azienda che investe sulla pubblicità televisiva non interessa tanto il numero di abbonati, quanto piuttosto il numero di occhi puntati verso il proprio spot. Già, gli spot.

Una piattaforma televisiva che si fa pagare quasi 60 euro al mese da ogni abbonato non dovrebbe, in teoria, avere nelle risorse pubblicitarie una voce rilevante del proprio bilancio. E invece anche la pay tv fa allegramente cassa con questo tipo di entrate.

Con dei distinguo, però: a infarcire i programmi di interruzioni sono soprattutto i canali del gruppo Fox (e in particolare Fox, Fox Life e Fox Crime), mentre i canali Sky propriamente detti si sono posti dei vincoli rigidi.

Innanzi tutto su Sky Cinema i film non vengono interrotti neanche per il tradizionale intervallo tra il primo e il secondo tempo. Il finanziamento dei film passa attualmente anche per una quota calibrata sulle interruzioni pubblicitarie. 

Rai e Mediaset finanziano il cinema in base al numero di spot contenuti nei film che trasmettono (non a caso, sempre di meno}.

ky, che pure ha un accordo con Anica per cui spende 35 milioni di euro l'anno e acquista tutti i film che abbiano fatto almeno 20mila spettatori al cinema, non prende parte a questo meccanismo.

L'altro vincolo riguarda le partite di calcio, ovvero il secondo pilastro sui cui poggia la tv a pagamento, che non hanno spot e minispot, sia che si tratti di partite di campionato sia che si tratti di Champions League.

Di certo, la rilevazione quotidiana dei dati, che la stragrande maggioranza dei canali appartenenti al bouquet ha richiesto di rendere pubblici, rischierà di far nascere dinamiche insidiose, rivaliti fastidiose, programmi che cambiano collocazione in palinsesto a seconda dell'andamento dell'ascolto, altri che chiudono i battenti dopo poche puntate. Insomma, tutto il valzer che si balla giornalmente nelle televisioni generaliste.

"Ma noi abbiamo il vantaggio di offrire moltissimi canali", ribattono a Sky, che da qualche settimana ha già in mano i responsi, ancora "embedded" targati Auditel.

In effetti, buona parte della galassia Sky è composta da canali tematici che puntano a pubblici selezionati e di nicchia.

Le analisi dei dati Auditel, in questi casi, saranno interessanti per determinare l'identikit del telespettatore-tipo, non per fare la corsa su Canale 5. "Ai pubblicitari più che un discorso numerico si fa un discorso qualitativo: i fedelissimi di questi canali corrispondono in genere a un target interessante e altospen-dente".

E così sia. Con buona pace del Gruppo Sitcom di Valter La Tona, ancora sul piede di guerra con Auditel, se Sky ha deciso finalmente di farsi guardare in casa, vuol dire che adesso ha l'impressione di poter fare la sua figura. Forse il duopolio, almeno corrle lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, è davvero finito.

Francesco Lener
per "L'Opinione"

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