Classica addio a Rete 4: 'Ha costi troppo alti'

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  martedì, 24 luglio 2007
 00:00

Chi fermerà la musica? Intanto la ferma il presidente Mediaset Fedele Confalonieri, che su E Riformista di ieri ha scritto un dolente articolo: «Abbiamo tenuto duro per oltre 20 anni, ma alla fine gettiamo la spugna: stop ai concerti di musica classica in tv».

Andavano in onda la domenica mattina su Rete 4: «Mi sento di poter dire che Mediaset ha dato un contributo rilevante alla diffusione della musica classica nelle case degli italiani». Però adesso l'azienda non si può più permettere un programma «i cui costi sono infinitamente superiori ai ricavi»: c'erano soprattutto problemi per l'inserimento degli spot, che sono il pane e il companitico delle tv, non solo commerciali.

A questo punto entra in ballo la Rai con il tanto evocato servizio pubblico: Confalonieri ha buon gioco nel sostenere che «la musica classica deve essere uno dei principali prodotti finanziati dal canone: perché, se hai occasione di conoscerla, a poco a poco ti conquista».

Invece, il risultato di una tv pubblica «che deve stare sul mercato» è che la musica, non soltanto la classica, ma anche il iazz. o il blues, è completamente trascurata; cosi come il teatro.
E la lirica? Non si chiede di mandare in onda un'opera intera: i due generi, il teatro lirico e la tv, sono troppo lontani: se mai si avesse la temerarietà di volerli amalgamare, bisognerebbe farlo con un'adeguata regia, e «creando l'evento», credendoci, come si fa con il Festival di Sanremo o Missa Italia.

In mancanza, sarebbero già graditi i condensati di Prima della prima, che bene sottolineano il fascino delle prove e la passione, e il mestiere necessari per arrivare allo spettacolo compiuto. Vanno in onda di notte, come se pure Ruffini, direttore di Raitre, ce l'avesse con 'sta povera musica.

Continuano ad arrivare proteste per questa situazione (il pubblico pretende dalla Bai molto più che da Mediaset), ma la Rai, maestosa, ignora tutto. Qualche tempo fa centinaia di musicisti, da Accardo a Ziino, scrissero mi appello al cda. Naturalmente, non è successo nulla, silenzio da Petruccioli. Ora, non è che la Rai debba riscuotersi perché Mediaset si è defilata: dovrebbe riscuotersi perché lo deve al suo pubblico. Semplicemente.

Alessandra Comazzi
per "La Stampa"

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