Vecchioni ospite stasera al Chiambretti Night: ''La tv di Berlusconi fa male al Paese''

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Fonte: Digital-Sat (com. stampa)

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Televisione
  venerdì, 25 marzo 2011
 19:58

Roberto Vecchioni interviene nella puntata di questa sera di "Chiambretti Night" su Canale 5 dedicata alla recente polemica sulle Veline di "Striscia la notizia" ed esordisce affermando che in generale «la tv di Berlsuconi fa male al Paese. Nessuno ci obbliga a guardarla però. La tv nel suo complesso deve offrire una gamma di offerte e poi sta al telespettatore poter scegliere». L'ex professore non esita però a difendere le Veline di "Striscia la notizia" (erano ospiti in puntata le attuali Federica Nargi e Costanza Caracciolo): «la Velina è un mestiere faticoso, anche se è meglio che andare in miniera; studiano e sudano».

Interpellate a proposito, le Veline dicono la loro. Dopo Federica Nargi che ricorda che «le Veline sono state scelte da una giuria di giornalisti» e che il loro ruolo «è una parodia delle copertine dell'Espresso e Panorama», Costanza Caracciolo stupisce il pubblico quando afferma che «non è detto che un giorno diventi anche io una giornalista! Non siamo il male perchè balliamo, allora dovrebbero prendersela con tutte le ballerine. A noi ci adorano anche i bambini...».

E' intervenuto al "dibattito" anche lo scrittore-giornalista Giampiero Mughinila bellezza della donna è un valore assoluto, le ballerine scosciate non hanno mai fatto del male a nessuno, meglio una foto di una donna scosciata che una di Bossi!»).

Barbara Alberti ha preso le difese delle Veline («non sono il male assoluto, e poi le donne si difendono benissimo da sole, semmai non mi piace la donna Mediaset post Drive In che è diventata una cifra culturale ed estetica») e nella polemica tra Antonio Ricci e Gad Lerner vede più «una bega aziendale, un gruppo editoriale contro l'altro».

Ha rintuzzato la giornalista Maria Giovanna Maglie: «la polemica tra Ricci e Lerner interessava più Lerner che l'ha provocata».

Infine, ha chiosato Massimiliano Panarari, autore de "L'egemonia sottoculturale" (Einaudi): «Drive In è stato un elemento di rottura, una forma di rivoluzione dal punto di vista del linguaggio televisivo, questo dicevano gli intellettuali di sinistra, altra cosa è parlare di contenuti, altra cosa è parlare della visione del mondo che veicola...».

 

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