PierSilvio Berlusconi: ''Le prossime strategie per lo sviluppo di Mediaset''

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Fonte: Prima Comunicazione

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Televisione
  giovedì, 27 novembre 2008
 00:00
Quando vola a Hilversum, un paesino vicino ad Amsterdam dove ha sede la Endemol, Pier Silvio Berlusconi si sente come a casa, tanto da essersi ormai tranquillamente abituato anche alle lunghe sedute di lavoro che i manager di stampo anglosassone stemperano mangiucchiando cibi locali a base di salumi, formaggi, e scolandosi bicchieroni di latte. Roba da far salire il colesterolo solo a pensarci.
E; infatti quando torna alla casa madre di Cologno, Pier Silvio si mette a dieta, ma il suo umore è alle stelle. Il mondo Endemol con la sua rete di aziende sparse in ogni angolo del pianeta gli piace moltissimo. "Provi a immaginare quanto può essere interessante e stimolante sentir parlare insieme il responsabile degli uffici Endemol a Dubai col sudafricano, quello che sta cercando di entrare in Cina, con l'inglese e l'americano che sono bravissimi, il tedesco, l'argentino e il brasiliano. Vado appena posso, purtroppo meno di quel che vorrei", racconta il vice presidente di Mediaset e presidente di Rti che da quando un anno e mezzo fa Mediaset, in tandem con Telecinco tramite la Mediacinco Cartera, si è comprato il 33% di Endemol a pari quota con gli altri due soci, il Fondo Cyrte di John De Mol e Goldman Sachs, per un costo complessivo di 3,7 miliardi di euro, segue molto da vicino la società che è uno dei maggiori produttori di contenuti al mondo.
Specie negli ultimi mesi, Berlusconi ha intensificato i suoi viaggi con due tappe fisse: Hilversum e Londra. In Olanda c'è il cervello e lo stato maggiore del gruppo, l'Inghilterra è il Paese che produce il maggior fatturato ed è anche il crocevia col mercato americano, irrinunciabile e strategico per chiunque faccia televisione globale.
Un rapporto molto intenso anche perché dallo scorso maggio è sceso in pista come nuovo amministratore di Endemol Ynon Kreitz, 42 anni, l'israeliano fondatore di Fox Kids ed ex amministratore delegato di Fox Kids Europe, che come prima cosa ha avuto l'incarico di ridisegnare il posizionamento strategico del gruppo Endemol per i prossimi anni, un compito delicato nel quale si è impegnato direttamente anche Pier Silvio Berlusconi, che sembra in grande sintonia col nuovo amministratore delegato. "Ynon è molto in gamba", dice, "un perfetto manager da sviluppo. In quattro e quattr'otto si è fatto conoscere dall'azienda e ha dato la linea: dobbiamo crescere".
Pier Silvio, questo 'ragazzo' di 39 anni, da nove a capo di un'azienda con oltre quattro miliardi di fatturato, è l'ispiratore e l'artefice dell'acrobatica virata che ha dato una seconda vita a Mediaset. Suo padre Silvio Berlusconi, l'attuale presidente del Consiglio, ha fondato l'impero, Pier Silvio gli ha aperto le porte del futuro. In capo a quattro anni da monolitico broadcaster commerciale, Mediaset si è trasformata in una "mini major"- la parola è di  Pier Silvio - per essere sempre di più produttore e distributore di contenuti.
Così da un lato ha avviato la coraggiosa e inaspettata avventura della pay tv sul digitale terrestre, che sta seriamente rompendo le scatole a Sky Italia, mentre persegue la strategia sui contenuti suggellata dalle acquisizioni di Endemol e di Taodue, principale società di fiction, e dall'incorporazione di Medusa, la società del cinema che da Fininvest è stata portata sotto Rti, con l'obiettivo di essere rifornitore di tutte le piattaforme.
Dicono che Pier Silvio si gasi ormai solo per i nuovi business. Sarà pure vero, ma certo è che non ha perso di vista le sue tre reti generaliste e il tesoro di Publitalia, e non si stanca di ripetere: "Sono e resteranno sempre il nostro core business". Per il momento, i conti tornano. Come ci racconta nell'intervista che segue.
Prima - Iniziamo la nostra intervista proprio da Endemol su cui Mediaset ha investito un bel mucchio di soldi, tenendo finora un profilo molto basso. Forse per le polemiche scoppiate perché la Rai è un grosso cliente di Endemol e si è pensato che attraverso la sua partecipata Mediaset potesse condizionare l'offerta del suo concorrente?
Pier Silvio Berlusconi - Premesso che Mediaset è azionista di Endemol al 33%, una quota paritetica a quella degli altri due soci, Goldman Sachs e John De Mol, per noi Endemol è un investimento strategico. Con questa operazione miriamo a uno sviluppo nella produzione di contenuti a livello internazionale. Nulla a che fare con le logiche di palinsesto Mediaset e Rai in Italia. Detto questo, i programmi Rai targati Endemol sono sotto gli occhi di tutti: dai 'Migliori anni' a 'Che tempo che fa', fino a 'Montalbano', stiamo parlando di alcuni tra i migliori successi di questa stagione.
Prima - Ci racconti cosa state discutendo alla casa madre di Hilversum, gli obiettivi, il piano di sviluppo strategico che Ynon Kreitz, il nuovo amministratore delegato, ha messo a punto e che voi soci avete approvato.
P. S. Berlusconi - Endemol è un produttore di contenuti che opera a livello globale e la sua attività principale consiste nell'inventare e produrre programmi da vendere alle televisioni di tutto il mondo. Questo è il suo core business che noi vogliamo potenziare e rilanciare. Siamo convinti che sia necessario investire prioritariamente sulla creatività che, al di là dei buoni risultati economici, negli ultimi anni, durante la gestione Telefònica, si era un po' appannata.

Prima - Concretamente cosa avete deciso di fare?
P. S. Berlusconi - Stiamo mettendo a punto un sistema operativo con investimenti e professionalità per realizzare almeno trenta nuovi numeri zero ogni anno. Programmi costruiti nei minimi dettagli come se dovessero andare in onda pur in assenza di contratti con i network. Quindi produrremo pensando al futuro, svincolati dalle richieste specifiche dei broadcaster.

Prima - Recupererete libertà ideativa ma in compenso dovrete accollarvi i costi dell'esperimento.
P. S. Berlusconi - Non parliamo di cifre folli, anche se con i tempi che corrono investire sullo sviluppo editoriale è comunque un fatto importante. Abbiamo deliberato uno stanziamento specifico per questa attività che coinvolgerà le professionalità dei diversi Paesi in cui Endemol è presente. Sarà poi il vertice olandese a decidere i progetti da mandare avanti.

Prima - Tanti laboratori per produrre nuove idee in giro per il mondo nella speranza di creare un successo come il 'Grande fratello' che, nato nel '99, ha fatto del reali tv un genere che ha cambiato la tivù e ha posto Endemol nella mitologia della televisione? Basta uno solo di questi format globali per fare centinaia e centinaia di milioni.
P. S. Berlusconi - Sì, rende di più un nuovo formato che diventa un successo a livello mondiale rispetto a tanti buoni programmi a livello nazionale. Ma non è facile arrivarci: dall'ideazione alla produzione, fino alla distribuzione, per generare un nuovo 'big hit' tutti i passaggi devono riuscire al meglio. Ma puntiamo anche ad aumentare la nostra presenza nel prodotto 'scripted', cioè nella fiction, e non escludiamo di farlo anche nel mercato americano, l'unico a generare prodotti vendibili a 360° nel mondo. Un progetto ambizioso che quindi va affrontato con prudenza.

Prima - Volete fare le su-perserie tipo le americane 'Csi', 'Lost' o 'Dr. House'? È che sembrano cinema e costano uno sfracello di dollari.
P. S. Berlusconi - Non necessariamente: ripeto, ci muoveremo con cautela. Valuteremo attentamente progetto per progetto e se una grande produzione ci dovesse convincere...

Prima - Produrre serie e fiction di alto livello è un'attività capital intensive, specie in America.
P. S. Berlusconi - Il problema non sta tanto nel costo della singola serie, ma nelle probabilità di successo. Tenga conto che negli Usa su cento piloti realizzati solo 30 danno origine a una vera serie. E di queste 30, solo il 50% vedono la luce per la seconda edizione. Ma se si ha la capacità e la fortuna di produrre la serie giusta, a fronte di un costo di circa tre volte superiore alla media dei prodotti europei di qualità, i ricavi potenziali della vendita in tutto il mondo rendono l'operazione assolutamente redditizia. Insomma, anche la produzione di telefilm americani non è da escludere in partenza.

Prima - Uno scenario da paura. Perché Endemol fortissima nell'intrattenimento ha deciso di puntare anche sulla fiction americana?
P. S. Berlusconi - Endemol vuole essere presente su tutti i fronti dei contenuti. Intrattenimento e fiction sono e saranno il core business ma, per esempio, stiamo pensando anche allo sport. Per cominciare, in Olanda tutto ciò che ruota intorno al campionato di calcio, dalla ripresa delle partite ai programmi di highlights, è prodotto da Endemol. L'esperimento punta a elevare lo standard del prodotto calcio nel suo complesso e sta funzionando bene. Per cui pensiamo sia esportabile anche in altri mercati e applicabile anche ad altri sport.

Prima - Sono le prime prove tecniche per entrare nella compravendita mondiale dei diritti sportivi?
P. S. Berlusconi - È indubbio che, visto il livello crescente di competizione tra le diverse piattaforme tivù, il contenuto sportivo sarà sempre più al centro della battaglia. Ma per Endemol l'obiettivo non è tanto entrare nella compravendita dei diritti, dove chiunque abbia ingenti mezzi può competere, quanto poter dare valore aggiunto ai diritti con un prodotto più moderno e di qualità.

Prima - Tutto questo mentre pensate di puntare a nuovi mercati?
P. S. Berlusconi - Sì, un altro obiettivo è quello di allargare il numero dei Paesi in cui operiamo. Adesso sono 27, in qualche anno speriamo di arrivare a 35, puntando principalmente all'Est del mondo, dalla Russia alla Cina per intenderci.

Prima - Tutto questo suo andare e venire con l'Olanda è segno che Mediaset sta pilotando da vicino lo sviluppo della sua partecipata?
P. S. Berlusconi - Mediaset guarda a questa partecipazione con una logica industriale e siamo quindi molto presenti. Ma il motore principale di Endemol sono i suoi manager. Endemol è una società brillante non solo perché ha ricavi in crescita - anche in quest'anno così difficile aumenteranno tra il 4% e il 5% superando il miliardo 300 milioni di fatturato -ma perché in tutti i Paesi ha manager capaci. Professionisti dinamici e competitivi che parlano lingue diverse, ognuno con forti radici nel proprio mercato e allo stesso tempo con un forte spirito di appartenenza al mondo Endemol.

Prima - Mediaset punta ad aumentare la sua quota in Endemol?
P. S. Berlusconi - A breve non ci poniamo il problema. Un anno e mezzo fa abbiamo scelto la strada del consorzio per prudenza e anche perché uno dei soci si chiama John De Mol, il fondatore di Endemol e questo ha il suo peso. Per il momento va bene così.

Prima - Inoltre sono tempi difficili per le media company. Con lo tsunami della crisi finanziaria che si sta rovesciando sull'economia reale si registrano già cali importanti nella raccolta della pubblicità. Mediaset come se la cava?
P. S. Berlusconi - Indubbiamente si è aperta una fase molto critica, ma rispetto a quel che si vede in giro noi ce la caviamo piuttosto bene. Publitalia chiuderà l'anno con il segno positivo. Anche Telecinco si difende. Dopo l'ondata di sviluppo degli anni scorsi, la Spagna ha avuto una reazione quasi eccessiva alla crisi e le previsioni dicono che la pubblicità televisiva nel 2008 calerà di oltre il 10%. Ma Telecinco farà meglio della media del mercato.

Prima - Previsioni per il 2009?
P. S. Berlusconi - Non posso e non voglio farne. Certo Publitalia si sta difendendo in modo straordinario, ma se la crisi dovesse diventare più drammatica potrebbe avere riflessi anche sulla raccolta pubblicitaria di Mediaset. Comunque le nostre reti, forti sui target più pregiati, saranno le ultime a cui le aziende vorranno rinunciare per i loro spot.

Prima - Ammetterà però che la tivù generalista, ripetitiva nell'offerta e povera di idee, comincia ad avere i suoi problemi. Il calo degli ascolti non si arresta e questo autunno il prezzo più salato lo sta pagando proprio Canale 5 che ha dovuto cancellare 'Il ballo delle debuttanti', 'Fantasia' e 'Crimini bianchi'. È preoccupato?
P. S. Berlusconi - No, non sono preoccupato. E spiego il perché. Questo autunno Canale 5 ha fatto dei tentativi coraggiosi lanciando due nuovi show e molte nuove fiction e non tutto ha funzionato. Forse abbiamo preparato troppo frettolosamente i programmi, vedremo di non ripetere gli stessi errori in futuro. Ma le reti Mediaset sono strutturalmente solide. Canale 5 in particolare, nel prime time - la fascia oraria più critica di questa stagione - mantiene un vantaggio di oltre quattro punti sul diretto concorrente nel target più pregiato, quello tra i 15 e i 64 anni.

Prima - Avete avuto problemi anche con le fiction su cui state investendo parecchio. Non è che la • fiction è un genere al capolinea?
P. S. Berlusconi - Assolutamente no. La fiction è in grande espansione. Canale 5 sta facendo cose nuove e diverse dalle produzioni Rai: noi puntiamo al pubblico più moderno ed esigente, quello delle giovani famiglie. È un obiettivo ambizioso, ma solo rischiando nascono prodotti innovativi e di successo come i 'Ris', 'I liceali', 'I Cesaroni'...

Prima -1 flop non dipenderanno anche dalle carenze dei produttori?
P. S. Berlusconi - Negli ultimi anni la quantità dì fiction proposta da Rai e Mediaset è cresciuta enormemente. E forse in Italia non c'è ancora una vera e propria industria della serialità. Ci sono bravi produttori ma c'è ancora tanto da lavorare per migliorare sia la qualità della scrittura sia il processo produttivo.

Prima - Lei difende a spada tratta la sua televisione. Ma persino Antonio Ricci, il suo campione dì audience con 'Striscia', 'Paperissima' e 'Veline' dice di essere stufo di questa tivù brutta e senza pensiero. Non crede che sia urgente fare un po' di innovazione?
P. S. Berlusconi - Non condivido i discorsi apocalittici sull'invecchiamento della tivù generalista. L'innovazione non è un valore in senso assoluto. A costo di cadere nelk banalità dico che esistono solo programmi fatti bene e programmi fatti male. E i vecchi format tanto vituperati, se vanno ancora in onda e con successo, evidentemente sono i migliori. Certo, bisogna lanciare anche cose nuove: ma al di là dell'idea iniziale, ci vuole tempo per perfezionare un programma e farlo entrare nelle abitudini del pubblico. E alla fine, nelle tivù di tutto il mondo, è questo che conta.


Prima - La televisione a pagamento e Internet sono però i mezzi che attirano le giovani generazioni che si disabituano a vedere la tivù tradizionale.
P. S. Berlusconi - È una tendenza reale ma non così preoccupante per le nostre reti. I giovani hanno molte altre opportunità: la loro attenzione si divide tra videogiochi, Internet, tivù a pagamento, telefonini. Ma ciò che guardano più di ogni altra cosa sono Canale 5 e Italia 1 che non a caso sono le reti in assoluto più viste anche sulla piattaforma satellitare. E, visti ì numeri degli altri mezzi, sarà così ancora per molto tempo.

Prima - È anche vero però che il moltiplicarsi delle piattaforme sta determinando una frammentazione degli ascolti.
P. S. Berlusconi - E un trend strutturale e inevitabile in tutto il mondo. Non è un caso che noi quattro anni fa abbiamo deciso di iniziare con determinazione una nuova avventura: lanciare un'offerta pay sul digitale terrestre e diventare editori di contenuti a pagamento per altre piattaforme. E gli effetti sono già visibili: Mediaset è un'azienda che cresce. Solo in Italia, quest'anno avremo un aumento di fatturato a due cifre percentuali. C'è come sempre il grande contributo della pubblicità, ma stanno prendendo quota anche i ricavi legati alle nuove attività.

Prima - Quanto incidono sul vostro bilancio i nuovi business?
P. S. Berlusconi - Nel 2005 eravamo dipendenti dai ricavi pubblicitari al 98% con un 2% alla Voce 'altro'. L'anno scorso i nuovi ricavi hanno generato il 15% del fatturato e nel 2008 saliranno al 22%. Questo risultato è la prova tangibile del cambiamento in atto a Mediaset. E siamo solo agli inizi.

Prima - Uno dei pilastri della strategia di diversificazione di Mediaset è la televisione a pagamento sul digitale terrestre, con cui vendete il calcio, i tre canali Joi, Mya, Steel e Disney Channel. Una scelta coraggiosa, quasi spericolata di cui lei è stato l'artefice.
P. S. Berlusconi - È stata una decisione impegnativa dal punto di vista degli investimenti ma soprattutto coraggiosa sotto il profilo aziendale: con Premium siamo diventati concorrenti delle nostre stesse reti. Le faccio un esempio: le 'altre terrestri' Auditel, cioè gli ascolti analogici e digitali fuori dai canali generalisti Rai e Mediaset, totalizzano ormai quasi l'8%, un a dato paragonabile a quello del sa-e tellite, e lì dentro c'è una bella fet-a ta di Premium. Gli ascolti in uscita, per quanto lentamente, dalla tivù generalista a favore delle altre n piattaforme potevamo subirli op-e pure conquistarli. Abbiamo scelto la seconda strada.

Prima - Quali sono gli effetti di Premium sul fatturato di Mediaset? Può dirci come chiuderete il 2008?
P. S. Berlusconi - Prevediamo che a fine 2008 il sistema Premium genererà 400 milioni di ricavi. L'anno scorso erano stati 226 e l'anno prima ancora 108 milioni. Stiamo raddoppiando di anno in anno. Non so se manterremo questo ritmo di crescita l'anno prossimo, perché ormai le dimensioni del fatturato sono rilevanti, ma per essere partiti poco più di tre anni fa è un bell'andare.

Prima - Su Premium state anche investendo molto.
P. S. Berlusconi - Un nuovo business senza investimenti non può crescere. Ma di certo non abbiamo fatto follie. Il risultato però è che a oggi abbiamo 2 milioni 700mila tessere prepagate attive.

Prima - Solo 100mila in più dello scorso giugno.
P. S. Berlusconi - Ed è un dato molto positivo perché a giugno erano scadute 800mila tessere, quasi un terzo del totale. È un'operazione di ricambio che siamo costretti a fare ciclicamente per ragioni di sicurezza. Il risultato è stato che di colpo 800mila clienti non c'erano più e recuperarli poteva essere molto duro. Invece in soli quattro mesi, tra luglio e ottobre, non solo 900mila clienti hanno ricomprato la tessera, ma hanno anche aumentato la spesa del consumo prò capite. Significa che abbiamo una base di clienti soddisfatti e molto reattivi.

Prima - Oggi avete un modello misto di commercializzazione tra pay per view e pacchetti prepagati e l"easy pay', un abbonamento che avete lanciato a luglio quando Gallery ha acquisito Disney Channel. Quanti abbonati 'easy pay' avete totalizzato?
P. S. Berlusconi - Posso dirle che a ottobre abbiamo già superato il numero di clienti previsti per tutto l'anno. E che 1 milione e 400mila famiglie possono vedere la nuova offerta Gallerv.

Prima - Un problema serio per la vostra pay è che la spesa per cliente, il cosiddetto Arpu, è troppo basso specie se paragonato a Sky.
P. S. Berlusconi - È una caratteristica legata al nostro modello innovativo di tivù a pagamento che ci ha permesso una penetrazione velocissima tra i telespettatori. Inizialmente offrivamo solo alcune partite di calcio in pay per view, quindi un abbonamento non era ipotizzabile. Ma già oggi l'aumento dell'offerta con Gallery, il passaggio ai pacchetti con durata più lunga e l'introduzione della formula 'easy pay' ci stanno garantendo ricavi più costanti. E infatti l'Arpu è decisamente cresciuto.

Prima - Non rischiate di essere la pay tv dei poveri perché per limiti di banda del digitale terrestre e vincoli di legge non potrete mai offrire i quasi cento canali di Sky?
P. S. Berlusconi - No. Se parliamo di qualità, Premium ha lo stesso livello di contenuti irrinunciabili: calcio, cinema, serie e il prodotto per i bambini. In più abbiamo importanti film e telefilm americani in esclusiva assoluta. I canali Premium sono un concentrato di qualità insuperabile. Perché è un modello diverso: noi offriamo solo quello che interessa davvero al cliente, senza aggiungere canali che si pagano ma che non guarda nessuno o quasi. E infatti i nostri prezzi sono meno elitari e un po' più di massa. Sappiamo che il nostro Arpu sarà sempre inferiore a quello della concorrenza, ma puntiamo ad aumentare sensibilmente la base clienti man mano che avanza la penetrazione del digitale terrestre che nel 2012 diventerà la piattaforma universale di tutta la televisione.

Prima - Vuol dire che continuerete a incrementare l'offerta?
P. S. Berlusconi - Non staremo certo fermi. Da dicembre offriremo un nuovo pacchetto, Premium Fantasy, dedicato a bambini e ragazzi. Come sempre, abbiamo selezionato per i nostri clienti il meglio presente sul mercato. A Disney Channel abbiamo affiancato Playhouse Disney, per il pubblico dei più piccoli, Cartoon Network, con personaggi noti in tutto il mondo, e una nuova proposta creata da noi: si chiama Hiro e ha prodotti leggermente più maschili come 'Dragon Ball' e tanti altri. Queste quattro proposte costituiranno la nostra nuova offerta Fantasy che unita a Gallery e a Calcio rendono Premium un concentrato di qualità davvero unico.

Prima - Per una pay tv i contenuti kids sono i più forti forse solo dopo il calcio. Playhouse Disney e Cartoon Network non sono dei canali di Sky?
P. S. Berlusconi - Sì, sono trasmessi anche sul satellite. Ma ora editori del calibro di Disney e Turner hanno deciso di credere nel nostro modello. E quindi il pubblico potrà vederli anche senza parabola. È evidente che siamo in concorrenza con Sky, ma non hanno fondamento gli scenari di guerra che leggo sui giornali. I nostri rapporti sono buoni, tanto che Sky continua a chiederci contenuti. E noi siamo ben contenti di venderglieli. Ora ci hanno chiesto anche un intero canale.

Prima - Di che si tratta?
P. S. Berlusconi - A dicembre lanceremo su Sky Mediaset Plus, un nuovo canale di servizio, una sorta del meglio di Canale 5, Italia 1 e Retequattro trasmesso in differita.

Prima - Lo stesso servizio che la Rai fa con Rai-Sat Extra?
P. S. Berlusconi - Qualcosa di simile, ma per esempio i nostri telegiornali verranno trasmessi a distanza di solo mezz'ora dalla messa in onda originale.

Prima - Peraltro Sky paga questi vostri contributi. E voi intanto in tandem con la Rai e con Telecom vi preparate a sbarcare sul satellite con Tivù, tutti i canali del digitale terrestre riuniti in piattaforma free indipendente da Sky. Cos'è, il passo per fare poi la pay tv satellitare?
P. S. Berlusconi - La piattaforma satellitare free nasce semplicemente per integrare la copertura del digitale terrestre e non certo per competere con Sky. E stata la Rai a proporci il progetto e l'abbiamo giudicato utile. Tutto qui. Renderà possibile anche un'offerta a pagamento? Probabilmente sì, ma se dovessi deciderlo oggi propenderei per il no.

Prima - Una volta che avrete la vostra piattaforma in chiaro sul satellite ritirerete i vostri Canale 5, Italia 1 e Retequattro dal bouquet di Sky?
P. S. Berlusconi - I nostri canali generalisti vivono di contatti pubblicitari, quindi più modi ci sono per vederli e meglio è.

Prima - Sky ormai è diventata un'azienda che vale come la Rai e quasi quanto Mediaset. Non temete il sorpasso?
P. S. Berlusconi - No, perché Premium andrà benissimo! Rai Utile a parte, è davvero anomalo il caso di Sky in Italia. Si parla tanto del duopolio di Rai e Mediaset - anche se poi gli editori italiani non puntano sulla tivù quando ne hanno la possibilità, come abbiamo visto con la gara per l'affitto di banda sul Dtt disertata dai nostri editori - e quando arriva un colosso televisivo straniero si trova la strada spianata. Può operare in condizioni di monopolio senza che sia stata fatta una sola legge nazionale per porre regole specifiche, per esempio sull'affollamento pubblicitario. Oggi la tivù generalista che vive solo di pubblicità e la pay tv che incassa gli abbonamenti hanno gli stessi tetti per gli spot. E così oggi Sky, Rai e Mediaset hanno quote di mercato analoghe. Parlare ancora di duopolio non ha davvero più senso.

Prima - Tutto vero, ma l'arrivo di Sky è stato benemerito perché ha messo un po' di adrenalina al mercato e voi vi difendete benissimo da soli. Una curiosità: qual è l'impatto Premium sul business di Sky?
P. S. Berlusconi - Secondo gli ultimi dati diffusi da News Corp, il ritmo di crescita degli abbonati di Sky in Italia è decisamente rallentato nel 2008 rispetto al 2007. E secondo analisi indipendenti la penetrazione del satellite in Italia è vicino al punto di saturazione. Insomma, Sky è una bella azienda guidata da un management di valore, ma la partita tra le piattaforme è apertissima.

Prima - Il 2010 sarà un anno fatidico per il mercato della pay perché si rinegozieranno i diritti del campionato di calcio con la nuova legge Melandri che impone alla Lega la vendita collettiva. Quale scenario auspica: che tutti gli operatori abbiano interamente il calcio come succede oggi o che si arrivi a esclusive per piattaforma secondo il modello di altri Paesi europei?
P. S. Berlusconi Non dipenderà da noi ma dalla Lega, da come venderà i diritti e li organizzerà in termini di offerte. Di certo, non bisogna penalizzare il consumatore. In Inghilterra, per esempio, non viene venduto in blocco il campionato a tutte le piattaforme, ma è stato fatto uno spezzatino di diritti tra i vari mezzi. Se succedesse questo anche in Italia, il tifoso che oggi vede tutti i match della sua squadra con un unico abbonamento e un'unica tecnologia si troverebbe ad avere, mettiamo, partite sul satellite il sabato e sul digitale terrestre la domenica. E sarebbe quindi costretto a fare un doppio abbonamento o a rinunciare alla visione di alcune partite. Dico solo che questo è un tema su cui riflettere con attenzione. Ma c'è anche un altro aspetto da non sottovalutare.

 

Prima - Quale?
P. S. Berlusconi - L'esclusiva per fasce orarie potrebbe aprire anche una guerra tra le varie piattaforme con un rialzo esagerato dei prezzi e il calcio diventerebbe ancora meno remunerativo per le aziende televisive. Le squadre potranno anche fare un'indigestione di denaro a breve, ma un sistema drogato alla lunga rischia di saltare in aria. Noi comunque follie non siamo disposte a farne e non ci sveneremo per un pezzo di campionato.

Prima - Sky della legge Melandri non vuole saperne e ha fatto un ricorso a Bruxelles. Adriano Galliani, presidente del Milan, ha rumoreggiato, ma voi ve ne siete stati zitti. Qual è la posizione di Mediaset?
P. S. Berlusconi - Noi abbiamo evitato di parlare perché avendo comprato i diritti di tutte le principali squadre per tutte le piattaforme, qualunque cosa avessimo detto sarebbe stata strumentalizzata. In più, per noi con il sistema collettivo non cambia nulla, anzi: invece di dover inseguire ogni singola squadra e gestire tante trattative ne faremmo una sola. Ma su questo tema mi fermo qui. Se Mediaset parla sul calcio spunta subito il fantasma del conflitto di interessi con il Milan. Quando invece dovrebbe essere intuitivo: loro vendono e noi compriamo, ovvio che i nostri interessi sono contrapposti.

Prima - Per concludere, i vostri programmi su Internet.
P. S. Berlusconi - Internet per noi va considerata per due ambiti distinti, i contenuti e la pubblicità. Non pensiamo a operazioni tipiche delle Internet company come il social networking, tipo MySpace, perlomeno non a breve termine. Vogliamo invece seguire la strada naturale per una tv company: rafforzare la nostra offerta video sia con prodotti tivù, sia con prodotti fatti su misura per il web. Quanto alla pubblicità, noi che siamo leader della raccolta pubblicitaria in Europa vogliamo pensare a Internet da un punto di vista del tutto nuovo.

Prima - Quindi?
P. S. Berlusconi - Oggi esiste la tecnologia che permette di raggiungere con precisione chirurgica il proprio cliente su Internet, ma nessuna concessionaria o agenzia italiana ancora la utilizza. Si tratta del 'beha-vioural targeting' che, senza alcuna violazione della privacy, riesce a profilare il singolo utente in maniera dettagliatissima, per età, sesso, ma anche per gusti, consumi e abitudini. Noi stiamo pensando dì unire la tecnologia e la nostra grande conoscenza del mercato per offrire un servizio ai clienti pubblicitari più efficace e più efficiente. E ovviamente questo modo totalmente nuovo di vendere la pubblicità non verrà applicato solo ai nostri contenuti ma a un network di siti italiani ed europei.

Intervista di
Anna Rotili
per "Prima Comunicazione"

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