'Spegnete Lino Banfi e le sue lesbiche in tv'
«Una propaganda fuorviante» la bolla per primo Carlo Giovanardi, Udc, che ammette di non aver visto il film, eppure tuona: «I rapporti omosessuali sono una realtà, però se passa l'idea che il matrimonio omosessuale, che è una parodia del matrimonio, rappresenta la normalità, allora passa un'idea devastante che mette a rischio il futuro della nostra società».
«Giovanardi dice delle sciocchezze, io il film l'ho visto, è una pellicola garbata e delicata che mostra una realtà, quella del matrimonio e dei pacs, che esiste in diciassette paesi europei su venticinque. Giovanardi non può far finta che non esista», gli risponde a ruota il collega, Ds e presidente onorario dell'Arcigay, Franco Grillini.
Dal fronte cattolico Paola Binetti, «teo-dem» della Margherita, trova «altamente inopportuna» una trasmissione «che tocca un problema su cui ancora non si è discusso adeguatamente ma che tutti sappiamo essere un tema incandescente nell'opinione pubblica». E giudica «ancora più grave» che a interpretare la storia sia Banfi, «considerato il nonno degli italiani».
«Un professionista di grande sensibilità al quale piace aiutare a far capire le vicende umane», lo difende la ministra per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini, che definisce la fiction «un atto di amore e rispetto verso le persone».
Cosa curiosa, per una volta in Rai sono tutti d'accordo col resposabile Fiction Agostino Saccà, «irremovibile» sul mandare in onda il programma: dal consigliere dl Rizzo Nervo («Non ci sono temi che la Rai non può trattare, il problema è come li si tratta»), al forzista Urbani («Nessun tabù») alla leghista Bianchi Clerici, che fa notare come la fiction sia stata comunque prodotta negli anni scorsi, «non da questo cda». A dispiacersi per le polemiche alla fine è soprattutto lui, Nonno Libero, che si rivolge ai politici: «Vi prego di vedere il film e di discutere con calma e ragionevolezza solo dopo».