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Accordo De Agostini-Magnolia: nasce il terzo polo tivù

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Fonte: Affari Italiani

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Televisione
  lunedì, 08 gennaio 2007
Giorgio GoriAccordo trovato fra il gruppo De Agostini e la casa di produzione Magnolia. Secondo fonti finanziarie vicine all'operazione, De Agostini si sarebbe assicurata una quota di maggioranza di Magnolia o addirittura l'intero pacchetto azionario. Il fondatore della casa di produzione, Giorgio Gori, dovrebbe continuare a rivestire la carica di amministratore delegato anche dopo la cessione della sua società.

In un comunicato, i due gruppi hanno annunciato che mercoledì ci sarà la conferenza stampa congiunta (ore 11.00 al Four Season Hotel di Milano) degli amministratori delegati, Lorenzo Pellicioli e Gori.

In queste ultime settimane erano già circolate le indiscrezioni (del settimanale il Mondo e del sito di Prima Comunicazione, Primaonline) che davano per imminente  la firma dell'intesa fra il gruppo di Novara, già proprietario in Spagna del canale Antena3, e la casa fondata da Gori, ex delfino del gruppo Mediaset e da Ilaria Dallatana.

Voci a seguito delle quali qualcuno si era anche spinto a ipotizzare lo stesso Gori come nuovo plenipotenziario di quello che si prefigurerebbe come terzo polo televisivo (l'accordo con Magnolia infatti riguarderà la produzione dei contenuti per la tv e i nuovi media). Dopo il duopolio Rai-Mediaset, scavalcando proprio Telecom Italia Media (cui fanno capo i due canali di Mtv Italia e La7).

Magnolia, è produttrice di popolari format televisivi come L'Isola dei Famosì, mentre De Agostiniì, oltre al comparto televisivo, è presente anche nella produzione e distribuzione cinematografica. Con la joint venture DeA Planeta, Mikado Film e la partecipata Cattleya. Subito dopo la diffusione del comunicato, non è stato possile raggiungere telefonicamente gli addetti stampa dei due gruppi. I cellulari dei referenti media sono stati staccati.

Altre notizie mettono il settore editoriale televisivo sotto i riflettori: Mentre ci si interroga su quale potrà essere il futuro delle televisioni generaliste di fronte alla crescente concorrenza degli editori satellitari come Sky (che in Italia ha ormai superato la soglia dei 4 milioni di abbonati), o in grado di sfruttare il protocollo internet, come pare intenzionata a fare Telecom Italia Media (e come, tramite accordi con Sky, già fa FastWeb), l’Autoriteit Financiele Markten (l’equivalente olandese della Consob, ndr) fa sapere che John de Mol, co-fondatore, insieme a Joop van den Ende, della casa di produzione Endemol, ha acquistato una quota pari al 5,15% del capitale di Endemol Entertainment Holding Nv attraverso la sua società di investimenti, Cyrte Investments Bv.

Una mossa interessante che potrebbe essere il prodromo di nuove alleanze, visto che da mesi girano voci,  sempre più insistenti ma mai sbocciate in un accordo ufficiale, di un interesse di Mediaset per la società, tra i principali fornitori di contenuti per la Rai.

Complice una raccolta pubblicitaria che le proiezioni vedono sempre più interessata a specifici segmenti di pubblico e sempre meno all’offerta delle emittenti generaliste, nei prossimi mesi il tema dello sviluppo tecnologico (verso il digitale terrestre? Verso il satellite? O tramite l’Iptv?) degli attori attuali e potenziali sembra dunque destinato ad intrecciarsi a quello, altrettanto “caldo”, della proprietà dei contenuti.

Con la non remota possibilità che la partita veda uno scontro o una serie di alleanze sempre più frequenti tra i protagonisti di due settori, quello telefonico e quello televisivo, che la convergenza tecnologica e pubblicitaria porta ormai a “ibridarsi” sempre più con la conseguenza di aprire alla concorrenza “praterie” sconfinate ed un tempo neppure immaginabili. A patto di sapersi muovere per tempo prendendo la decisione giusta e investendo di conseguenza: restare a metà del guado oltre che inutile è ormai più che rischioso.

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