Le nuove reti digitali più deficienti che intelligenti

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  lunedì, 11 giugno 2007
 00:00
L'altra sera, per inaugurare On­da Anomala, il settimanale dedicato ai grandi temi della poli­tica internazionale che segna il pas­saggio dell'irresistibile Rula Jabreal a Rainews24 si è scomodato pure il Vi­cepremier e Ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Anche Romano Prodi, prima dell'infelice uscita di marzo a Matrix, ha manifestato una spiccata predilezione per il canale sa­tellitare d'informazione SkyTg24. Che nel centrosinistra siano diffuse la sfiducia e l'ostilità nei confronti dei media tradizionali, è risaputo: ma è più corretto parlare d'autolesionismo comunicativo, se si guardano i nuovi dati Auditel relativi al pubblico della
cosiddetta tv digitale, via satellite e ter­restre, che sono finalmente disponibili su un lasso di tempo relativamente con­siderevole.
 
In prime-time, cioè nella fascia ora­ria più importante, le due reti all news più prestigiose per gli unionisti al pote­re fanno circa, insieme, diecimila spet­tatori (media mensile, maggio '07). Sì,
avete capito bene: 10mila e 299 per l'esattezza, di cui 5mila e 300 su SkyTg24, altri 700 e rotti sui servizi Active dello stesso canale, più mille e qua­si 200 su Rainews. Certo, per D'Alema ospite della rediviva Rula, i mille e non più mille saranno stati qualcuno di più, ma pur sempre un granello di sabbia ri­spetto al bacino potenziale, che ormai supera gli 8 milioni di famiglie con la casa collegata alla tv digitale.
 
E' davvero disarmante compulsa­re le prime classifiche per canale rela­tive ai nuovi consumi televisivi. Di nuo­vo, anzi di vecchio, c'è la conferma che la tv è deficiente. O, per dirla in altri termini, che la cosiddetta tv intelligen­te è incapace di raccogliere pubblico.
 
Se dell'informazione si è detto, ecco a voi la cultura. RaiUtile: 19 spettatori al mese. RaiEdu2:43. Leonardo: 663, RaiEdu1: 849. E via a salire, sopra le mi­gliaia di spettatori, con ignotissimi Discovery, History e infine National Geo­grafic, che sta lì comunque desolata­mente sotto i diecimila spettatori in prima serata. Beh, se questi sono i pri­mi frutti delle «Mediamorfosi» della tv digitale (come da titolo di un re­cente bel numero della rivista Link), il problema non è solo relativo all'of­ferta. Numeri di questo tipo fanno pensare che in Italia il peso della tv generalista terrestre sia ancora sof­focante. E che la situazione si possa ribaltare solo attraverso una sorta di promozione incrociata tra le reti tradizionali e quelle digitali, come suggerisce Carlo Freccero proprio nel saggio conclusivo di quel numero di Link. Questo vale a maggior ragio­ne per la Rai, che deve fare il servizio pubblico per tutti, e non per poche centinaia di telespettatori «intelli­gentoni» satellitari.
 
Paolo Martini
per "La Stampa"

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