Sì alla legge Melandri, ma la tv della Lega fa paura

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Fonte: La Gazzetta dello Sport

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  venerdì, 21 dicembre 2007
 00:00
Oggi il Consiglio dei ministri approverà la legge delega che riforma la vendita dei diritti tv: la cosiddetta legge Melandri. E la stesura finale allarma le televisioni, preoccupate in particolare da due punti: l'art. 4 e il 13. Quest'ultimo lascia alla Lega la possibilità di vendere su più piattaforme. E, anzi, andando oltre nel concetto, permetterebbe ai presidenti di A e B di creare addirittura una propria tv o di scegliere un alleato finanziario (l'advisor) per mettere in difficoltà gli attuali clienti sulle varie piattaforme.

Ma non basta. L'art. 4 ai commi 4,5,6, e 7 consente alla Lega e ai singoli club di gestire in via autonoma sia la produzione editoriale, che il diritto d'archivio e sancisce l'autonomia delle tv tematiche. Per essere chiari ora Sky, Rai, Mediaset e La 7 quando ci fanno vedere le partite oltre al live propongono il bordo campo o le immagini negli spogliatoi e lo pattuiscono coi singoli club. D'ora in avanti, però, accadrà che le tv su un tavolo tratteranno con la Lega per acquistare le immagini del campionato e su un altro dovranno trovare intese coi singoli club. Quindi con il rischio di una doppia contrattazione. Uno scenario da contestualizzare. Gli attuali contratti scadono nel giugno 2010. E nel dicembre 2012 ci sarà l'alt ai committments
per cui Sky ora opera solo sul satellitare. Dopo quella data i giochi saranno riaperti, anche perché il tutto potrà coincidere con il decollo del digitale terrestre (a scapito delle tv in chiaro).

RISCHIO CARTELLO Ciò aiuta a comprendere la filosofia della nuova legge, chiamata a regolamentare la vendita centralizzata dei diritti tv in una realtà tecnologicamente in grande evoluzione. Il calcio teme che le tv facciano cartello per operare offerte al ribasso. E la legge Melandri mette dei paletti, dando più facoltà ai venditori. Ora Sky investe 450 milioni di euro a stagione. Non pochi. Ma se un mese fa Matarrese puntava al miliardo di euro si capisce bene quali interessi siano in gioco.
 
Carlo Laudisa
per "La Gazzetta dello Sport"

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