Gnocchi, Dandini e gli altri, il paragiornalismo italiano non funziona

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  martedì, 18 marzo 2008
 00:00
Negli Stati Uniti si parla addirittura di un nuovo genere, definito senza giri di parole «paragiornalismo». Da anni in tanti si affannano a contrastare il modello ormai classico di talk-show alla David Letterman, e i più si spingono su una forma di strana commistione tra giornalismo e comicità, sull'onda del grande successo di Jon Stewart, non a caso già da due stagioni presentatore degli Academy Awards. Stewart, che si è fatto notare dal grande pubblico con gli Oscar, su un'importante rete a pagamento anima ogni giorno il Daily show, un anti-Tg che ha per sottotitolo: «il marchio più credibile per la notizie fasulle».
 
Prova a far qualcosa di simile, una volta alla settimana su Raidue, dopo Anno Zero di Santoro, il surreale Gene Gnocchi con Artù. I mezzi non mancano, comprese le poltrone semoventi nella scena firmata Cappellini & Licheri, e gli autori neppure, dal regista cult Paolo Beldì al bravissimo ghost-Gene, Francesco Freyrie, dal collaudato Dario Tajetta all'effervescente Makaronico Luca Bottura (provare per credere sul blog Gago): ma la trasmissione, pur molto amata dalla critica, non decolla.
 
Anche Parla con me di Serena Dandini, che certo fa ascolti superiori ad Artù, non riesce a sfondare. E ci sarà pure un problema generazionale e culturale, dato che quella certa ironia «snob» post-sessantottina ha fatto il suo tempo, ma anche di evoluzione del sistema televisivo: forse il pubblico per queste proposte sulla tv generalista non c'è più. E forse oggi in Italia troppi provano a muoversi verso quel fritto misto tra Letterman, Stewart e personaggi vari come succedanei del talk «alternativo» della tv americana.
 
Ci prova persino Paolo Bonolis, con Il Senso della Vita, ma diciamo pure onestamente che solo Fabio Fazio è riuscito a costruire un prodotto all'altezza dei migliori modelli internazionali, in grado di raccogliere un consenso di pubblico trasversale e notevolissimo. L'altra sera, tanto per dire, Raitre con Che tempo che fa ha fatto praticamente lo stesso ascolto della prima rete, che proponeva lo show-evento della «reunion» del Trio. E, ancor peggio del risultato, era micidiale il confronto: provare anche solo a sorridere ancora con Lopez-Marchesini-Solenghi non era possibile, per esempio, a uno spettatore che come tanti si fosse appena goduto la strepitosa chiusura del comico Antonio Albanese. Il suo onorevole Cetto Laqualunque è l'unico politico veramente amato d'Italia, sondaggi alla mano. Tra l'altro, provarono invano anche con un numero uno assoluto come Albanese, appena pochi anni fa, a fare il Letterman-Stewart all'italiana, con Non c'è problema. E in fondo il problema era sempre lo stesso.
 
Paolo Martini
per "La Stampa"

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