Raffaella Carr: 'La tv non mi vuole'

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  lunedì, 12 febbraio 2007
 00:00

Se ti dice bene puoi fare strike e incontrarli in un colpo solo tutti e tre, sotto la stessa palma, nello stesso cortile, la Carrà, Boncompagni e Japino, che sono un pezzo della storia d’Italia e vivono nello stesso residence di Roma, quartiere Vigna Clara, ognuno a casa sua.

Ma basta e avanza Raffaella. Che Boncompagni comunque aleggia e Japino telefona ogni momento, anche per far sapere alla voce amica che ha una paura becca di togliersi le tonsille il giorno dopo e sembra così di tornare a «Pronto Raffaella», il primo, grande sfogatoio nazionale, quando gli italiani in massa intasavano le linee della Rai per indovinare quanti fagioli nel vaso e raccontare alla fata bionda i loro patemi, tonsille incluse.

Raffaella CarràNon devi essere per forza gay per amare un’icona gay. Raffaella ti accoglie in completo jeans, la gamba sconfinata e snella, la zazzera al platino di Cele Vergottini, una certezza, le rughe portate come un trofeo, senza complessi, come Patty Smith e Mick Jagger.

Lo studio rigorosamente separato dalla casa, dove sei ammesso solo avendo superato un certo numero di test, incluso quello di saper giocare a scopone scientifico e a tressette. Cerchi faccioni celebri alle pareti ma, a parte re Juan Carlos, «El hombre que sabe reinar», trovi solo bambini esotici. I nove figli della Carrà. Adottati a distanza. Dal Perù, dal Guatemala, dal Congo, dal Mali e dalle Filippine.

Alex è il peruviano, l'occhione che butta malinconia, un gilettone addosso tre taglie più grandi, inzuccato in un cappello andino con le scuffie. Mercedes, Luis, Salif, Hawa, tutti gli altri in fila.

Raffaella non sta nella pelle quando parla di loro. Ogni tanto parte e li va a trovare. Nove figli e nove telegatti, due tapiri e la targa sul tavolo con scritta da training autogeno: «Raffa, la favola continua».

Da dove cominciamo? Dalla favola che continua, da re Juan Carlos, dai nove telegatti o dai nove figliocci?
«Dal presente, i bambini. Arrivo da Bruxelles dove ho incontrato Franco Frattini e sarò nei prossimi giorni a Torino, dove venerdì presenterò una manifestazione nazionale sull’adozione a distanza. E’ la mia grande passione di oggi: ne abbiamo messe insieme quasi 200 mila tra Spagna e Italia con le mie trasmissioni».

Come si diventa mamma di nove figli senza procrearli e senza essere la Beata Maria?
«La prima volta che ho incontrato Luis nel suo villaggio in Guatemala sono rimasta paralizzata. Vivono in capanne, mangiano un pugno di mais nella scodella, perfino le capre erano tristi» .

Più che mai Raffa, la Madonna Consolatrice dei Derelitti.
«Non mi è mai piaciuta questa storia della Madonna. Sono una donna spiritualmente ricca ma laica, non mi confesso da anni. Una laica che prega per le persone care. Ho ritrovato nell’islamismo il valore della preghiera. Ma non sono per niente ecumenica. Trasmetto la mia gioia di vivere a chi ritengo se la meriti».

Sono i niños del terzo mondo il centro della sua vita oggi?
«No, al centro c’è la mia famiglia. I miei due nipoti Matteo e Federica, 29 e 26 anni. Gli faccio da padre da quattro anni, dal giorno in cui mio fratello Enzo morì di un cancro fulminante al polmone».

Madre e padre, senza figli naturali.
«A vent'anni non avevo il compagno giusto. Con Gianni Boncompagni non li desideravamo. Lui ne aveva già tre di figlie, Qui, Quo, Qua, come le chiamavo io. Con Sergio Japino ci abbiamo provato, non sono venuti. Certo, non avrei portato la culla con me in camerino. Non sono il tipo».

Curioso, lei, Boncompagni e Japino nello stesso condominio.
«Li tengo sotto controllo... Boncompagni mi ha restituito la fiducia nel genere maschile. Vengo da genitori separati. Mio padre era un farfallone. Mia madre è stata la prima donna a Bologna a separarsi legalmente».

Ci si aspettava la ripresa di «Amore» su Raiuno.
«La trasmissione andava in onda, quando il direttore Del Noce in un'intervista a un settimanale fece sapere che lui non li sopporta i bambini...».

La Rai era la sua casa.
«Oggi mi manca l'aria. Soffoco quando non c'è lealtà. Mi spiace per Del Noce perché non è un uomo coraggioso. Mai avuto un direttore così sfuggente. Le cose negative me le mandava a dire, poi m'incontrava e mi faceva le feste. Vuole saperne una?».

Lo voglio.
«Povia aveva appena vinto Sanremo. Lo chiedo come ospite. Mi fanno sapere che Povia non vuol fare tv. Verifico. Scopro che non era mai stato chiamato. Finisce che da me ci è venuto gratis, di corsa. Uno dei mille “incidenti di percorso”...».

Gli ascolti non erano buonissimi.
«Mai avuto tante recensioni positive. Si poteva discutere, cambiare collocazione. La sensazione peggiore è quando intuisci che c’è nell’altro la gioia di vederti toppare».

Accusata di fare spettacolo con un tema doloroso.
«E allora perché osannare Bob Geldoff che fa i concerti rock sui debiti del terzo mondo? Il risultato è che va a pallino un format originale, costruito con tanta passione. Ogni puntata era un film di Frank Capra».

Magari lo rifarà.
«Avrei paura di rifarlo con Del Noce. Ho sofferto troppo. Sa una cosa? Il vero problema non è il format, sono io, Raffaella Carrà. E' la mia persona che non è accettata da lui».

Nove Telegatti, qualcosa di buono deve aver fatto in tivù. All'ultima edizione del premio mancava solo la Carrà.
«Mancavo perché non mi hanno invitata, tutto qui, mai stata una che sgomita per un invito».

La televisione generalista perde colpi a tenerla su sono i vecchi leoni, Baudo, Vespa, Arbore, Bongiorno, E' tornato anche il Costanzo Show.
«Le tv generaliste non investono più sullo spettacolo, puntano su format comodi dove a presentare può essere chiunque».

Del Noce è il suo unico incidente di percorso?
«Ho avuto direttori magnifici come Giovanni Salvi. Biagio Agnes mi mandava in camerino le rose rosse, oggi ci gioco a scopone scientifico. E poi Agostino Saccà, Maurizio Beretta, Pierluigi Celli, sei anni di Carramba non si scordano. Mi spiega perché non lo posso rifare? E' ancora nella testa degli italiani».

La trasmissione da cancellare come emblema del cattivo giusto?
«Tutti i reality show. Non mi piacciono perché tolgono senso a questo lavoro. Quando c'era Delia Scala e poi io, Heather Parisi, la Cuccarini aprivano scuole di danza, le ragazze avevano modelli cui ispirarsi. Oggi a chi si ispirano?».

Più stressante incrociare Benigni o aspettare Maradona?
«Ogni volta che mi vedeva Benigni cercava di spogliarmi. Quella sera avevo un vestito fatto di bottoni e i collant senza slip sotto. Se mi slaccia sono morta, penso. Arriva a modo suo, mi tocca il sedere, mi sbilancio e cado, lui addosso. Vedo quelle due manine piccole che si agitano sopra di me, scoppio a ridere».

Maradona è il primo dei suoi fans.
«Nel '78 passò una notte in guardina a Buenos Aires perché non volevano farlo entrare a un mio spettacolo. Lo cercai dopo i mondiali '90, ma si faceva negare. Mesi dopo a Siviglia organizzo un’asta di beneficenza, cerco la maglia autografata di Diego. Niente. Ero furiosa. La sera della diretta si presenta con la famiglia e la maglia in mano».

Dopo la Carrà il diluvio?
«Ce ne sono di brave. Serena Autieri, per esempio, canta, recita, è simpatica. Ma se non le danno un programma come fa a verificarsi? Stesso discorso per Alessia Marcuzzi. Lo show del sabato sera è sempre per i soliti, Celentano, Morandi, Ranieri».

Del Noce non sopporta le donne?
«Milly Carlucci ha la sua trasmissione giusta, che conduce con grande piglio, gente che balla, bei corpi, nulla da spiare dal buco della serratura».

Anche la Ventura va forte.
«E’ intelligente, furba. La gente accetta di farsi prendere in giro da lei».

Invecchiare è cosa turpe, riduce la vita all’essenziale, niente più sesso, non puoi più mangiare, bere...
«Veramente tutte queste cose io continuo a farle. L'unica paura bestiale è quella di soffrire. Per il resto, non ci credo ai miei 63 anni, è la mia anima rock che prevale».

I 63 anni più insospettabili della storia.
«Non mi sono mai fatta niente anche per il terrore dell’ago. E poi penso: se il chirurgo sbaglia, non si può tornare indietro. Ce ne sono di casi in giro...».

Vedrà Sanremo?
«Quello sì. Sanremo e Baudo sono fatti l'uno per l'altro. Per me non funziona. E' un mondo che mi spaventa. Tutti isterici. Non ho dormito per sei giorni, all'epoca. E' stato criticato più di quanto meritasse il mio Festival. Una sola cosa non rifarei, non prenderei più Ceccherini. Non ha mai fatto ridere nessuno quella settimana».

Dalla parte di Veronica o di Silvio?
«Mi stupisce abbia scritto a un giornale, forse doveva difendere la sua immagine pubblica. Non so cosa accada tra le 350 mura di Macherio, ma si vede che la misura era colma. Berlusconi con me è sempre stato impeccabile».

«Non sono una persona facile», ha detto.
«Sono di animo tranquillo, ma quando esplodo...».

L'ultima volta che è esplosa?
«Secondo lei?».

Con Del Noce.
«Sì, ma in privato. In pubblico non perdo mai l’aplomb».

Giancarlo Dotto
per "La Stampa"

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