Cesara Buonamici: 'Torno dopo una imprudenza'

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Fonte: Italia Oggi

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Televisione
  venerdì, 08 giugno 2007
 00:00

Le amiche di una vita sono Cristina Parodi e Donata Scalfari. L'azienda, invece, è Mediaset, «dove si lavora molto bene e non si sente il peso della proprietà».

Cesara BuonamiciTornata in video lo scorso 14 maggio, dopo quattro mesi di sospensione inflitti dall'Ordine dei giornalisti (intercettazioni telefoniche legate a slot machine al casinò di Campione), Cesara Buonamici,  anchor woman del Tg5, racconta i giorni della rabbia, il rientro, gli scoop professionali. E non arretra neppure di fronte alle curiosità, morbose, sul suo occhio...

Il 14 maggio ha provato un brivido nel tornare in video al Tg5?
No, però ero molto contenta, ovviamente perché è un posto di lavoro dove mi è sempre piaciuto stare. Quindi mi sembra naturale che fossi felice. Anche perché, e sa questo non posso certo cambiare parere, mi era toccato ingiustamente di allontanarmi.

Cosa le è mancato di più in questi mesi di assenza?
L'attività, il lavoro, i colleghi, la vita normale— e molto anche il pubblico, dal quale, appena rientrata, ho ricevuto grandi manifestazioni di affetto con tante e mail, telefonate, lettere e telegrammi.

Aveva già passato un perìodo così lungo lontana dalla tv?
No, non c'era mai stato motivo.

È rimasta a casa, o ha continuato a frequentare, ogni tanto, la redazione nei quattro mesi di sospensione?
Mi sono goduta un po' di più gli amici e la casa di mia madre a Fiesole, sopra Firenze.

Dopo il rientro in conduzione cosa si sente di dire? È cambiato qualcosa, nel frattempo?
No, il Tg5 è sempre un gran bel telegiornale e i colleghi sono impagabili professionalmente e umanamente.

Perché il Tg5 ore 20 ha così tanti punti di distacco dal Tg1?
Se guardiamo gli andamenti nel tempo c'è una specie di forbice che si allarga e si stringe. Difficile identificare sempre un perché che spieghi bene tutto.

Ricetta di Carlo Rossella: cosa le è piaciuto di più?
La semplicità e il senso della cronaca

Come definirebbe  il Tg1 di Gianni Riotta?
La mia impressione è che il Tg1 nella storia italiana sia più forte dei suoi direttori. È una specie di simbolo che i direttori, seppure diversi tra loro e anche bravissimi come Rìotta, in qualche modo rispettano.

Vicenda sospensione di quattro mesi dall'Ordine: le spiace l'appannamento di immagine? Lei ha dichiarato: «Io avrò fatto una figura del c....o con lui (Bonazza, ndr), però dì soldi non ne ho presi da nessuno». Cosa è successo, in realtà?
In realtà sono stata forse imprudente a stare a sentire qualcuno mentre dovevo chiudere il telefono subito. Per il resto non è successo un bel niente, tanto meno quel che un giornale (L'Espresso, ndr) ha scritto con scopi totalmente diversi dall'informare.

Oltre al famoso scoop sul quorum del referendum, quale è il suo servizio giornalistico che ricorda con più soddisfazione?
Quelli in Medioriente sul conflitto israelo-palestinese.

Qual è il collega con cui ha legato di più professionalmente?
In ogni vita professionale ci sono amici che ritrovi, amici che perdi, indifferenti, fedeli: ciò che conta è il clima complessivo, e di quello sono contenta. Tra le colleghe del Tg5 ho due amiche speciali: Cristina Parodi e Donata Scalfari.

Promette fedeltà a vita al Tg5?
Sono a Mediaset da una vita e non ho da pentirmi. Ho avuto anche altre offerte, ma ho sempre preferito stare dove ero. D'altra parte non credo di dire qualcosa di nuovo o di originale: in questa azienda si lavora molto bene e non si sente il peso della proprietà. Mi ritengo molto fortunata.

Perché su Wikipedia, sotto il suo nome, c'è un intero capitolo dedicato al suo occhio?  Segno di grande popolarità, non trova? Ma la storia vera dell'occhio qual è?
È un disturbo che per fortuna sta passando. In questo l'amicizia dei colleghi e dell'azienda sono stati decisivi. Non siamo belle statuine, ma  persone, e anche i piccoli difetti, momentanei o no, non influiscono sulle scelte. Si valuta in un altro modo e questo rende tutto più umano.

Come vanno i suoi vini?
Vino e olio, ottimi e abbondanti

Lei deve molto al fatto che Tele Libera Firenze, dove lavorava in gioventù, sia stata acquisita da Bete 4, vero?
Lo devo a tante cose: alla sorte, alle scelte che ho fatto, all'impegno che ho sempre messo nel mio lavoro, alle persone che ho incontrato.

Qualcuno la trova un po' troppo  mondana per essere vicedirettore del Tg5. Cosa risponde?
Non capisco neppure la domanda. Vado a eventi dove sono invitata e dove mi fa piacere andare: non tolgo niente a nessuno, né cerco qualcosa. E comunque il Tg5 non è un convento né un luogo penitenziale.

Con le foto di Sircana, lei come si sarebbe comportata?
Come è noto, quando si è esposti in politica si perde un pò7 del diritto alla riservatezza. Per come si erano messe le cose non si poteva che pubblicare. In generale si dovrebbe essere più attenti a gettare la gente in piazza. In ogni caso l'Italia non è l'America: qui l'indignazione puritana non trova adepti.

Claudio Plazzotta
per "Italia Oggi"

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