Focus - Agcom smentisce applicazione a privati richiesta diritti ritrasmissione

Focus - Agcom smentisce applicazione a privati richiesta diritti ritrasmissione

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Fonte: Ansa / Adnkronos

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Economia
  martedì, 28 luglio 2015
 22:11

Focus - Agcom smentisce applicazione a privati richiesta diritti ritrasmissioneNegli Stati Uniti sono tra le maggiori voci di ricavi per le reti televisive produttrici di contenuti, in Gran Bretagna le tv in chiaro stanno chiedendo 200 milioni di sterline all'anno alle 'pay', in Germania vengono riconosciuti gia' oltre 100 milioni di euro. E' il valore secondo Mediaset dei 'retransmission fees', i diritti per la trasmissione sul satellite dei programmi delle reti in chiaro, che il Biscione ora chiede formalmente a Sky di pagare. Dopo la delibera di marzo dell'Agcom sul rapporto nella stessa materia fra Rai e Sky, «faremo valere i nostri diritti con atti formali: abbiamo un approccio che si sviluppera' nelle prossime settimane», afferma il consigliere di amministrazione di Mediaset Gina Nieri.

«Da tempo chiediamo a Sky, che continua a includere le nostre reti gratuite nella propria offerta, un accordo di 'retransmission fees', pratica consolidata sia negli Stati Uniti sia in Europa», spiega Nieri in un incontro con la stampa sulla difesa dei diritti sulla produzione televisiva.

Comunque il Biscione intima alla televisione satellitare di trovare un'intesa, altrimenti ritiene di avere abbastanza argomenti giuridici per avviare un ricorso legale. Ma dal quartier generale di Sky emerge tranquillita' sulla vicenda: si tratterebbe di un segnale che gia' Mediaset invia sul satellite in chiaro e quindi il Biscione non potrebbe accampare pretese economiche per programmi che chiunque, che sia o meno abbonato a Sky, può vedere con un 'vecchio' decoder satellitare.

D'altra parte, il valore dei contenuti della tv free è noto e riconoscibile - come ha messo in luce Federico di Chio, SVP Corporate Strategy and Marketing di Mediaset:

"Abbiamo analizzato il 'peso' dell'offerta gratuita all'interno dell'offerta globale di Sky - ha esordito il manager - : ebbene, presso le famiglie Sky, che in Italia sono circa 4 milioni, i contenuti free rappresentano il 62% dello share totale giorno. Non solo. Nella classifica dei dieci canali più visti, figurano ben sette reti generaliste free, di cui cinque alle prime posizioni. Considerando l'attività specifica sul decoder Sky, la situazione non cambia molto: i canali gratuiti continuano a occupare gran parte del ranking, anche se Sky Sport guadagna posizioni. Prova del fatto che i contenuti gratuiti sono attrattivi anche per gli utenti Sky. Mediaset si batterà perché questo valore venga riconosciuto. Inoltre, perché Sky può arbitrariamente stabilire quale parte dell'offerta free trasmettere, escludendo alcuni canali 'scomodi'? Riteniamo che anche questa sia una questione da risolvere".

La Borsa comunque ha apprezzato la mossa (il titolo Mediaset, il migliore tra quelli a elevata capitalizzazione di Piazza Affari, ha chiuso in rialzo del 4,1% a 4,77 euro) e a sostegno delle proprie tesi Mediaset presenta uno studio sulle abitudini degli abbonati Sky: secondo dati Auditel, utilizzando il decoder satellitare i circa 4,5 milioni di clienti della tv di Murdoch guarderebbero soprattutto televisione in chiaro: nel 'prime time' Canale 5 avrebbe l'11,7% di share con 493mila telespettatori medi, Rai Uno l'11,6%, Sky sport sarebbe solo terza con il 5% e 209mila spettatori.

LE ALTRE "BATTAGLIE" MEDIASET - In questa materia il gruppo di Cologno Monzese ha un tavolo aperto con Vodafone e Telecom, mentre ha gia' concluso un accordo con Microsoft. Da tempo il Biscione lotta in sede anche giuridica per avere riconoscimento economico per l'uso su altre piattaforme dei suoi programmi e quest'anno, dopo una diffida, sta ottenendo da Facebook l'eliminazione dei post relativi. Per settembre attende poi la sentenza per la prima grande causa intentata, quella iniziata nel 2008 contro YouTube e Google per la presenza dei suoi programmi sul portale dei video, nella quale Mediaset ha chiesto un risarcimento di 500 milioni. «Le perizie svolte fin qui hanno espresso una forchetta di valutazione che consolida la nostra valutazione di veder riconosciuto il danno: si tratta di soldi veri e importanti», conclude Nieri.

IL PARERE DELL'AGCOM  - La decisione dell'Autorita' per le Garanzie nelle comunicazioni in tema di diritti di 'ritrasmissione' dei canali Rai sulla piattaforma Sky ridetermina i suoi effetti unicamente sul servizio pubblico radiotelevisivo. e' quanto chiarisce una nota Agcom in merito al contenzioso tra Rai e Sky, alla luce dei criteri indicati da viale Mazzini per la ritrasmissione dei propri canali. L'odierna decisione dell'Agcom, si legge ancora, « determina i suoi effetti unicamente sul servizio pubblico radiotelevisivo. Eventuali pretese di retransmission fee da parte di emittenti televisive commerciali nulla avrebbero a che fare con i contenuti e le finalita' dell'odierna decisione e della delibera 128/15/CONS». Nella riunione di oggi, infatti, prosegue la nota, il Consiglio dell'Autorita'

«ha conclusivamente valutato l'ottemperanza prestata dalla concessionaria pubblica a quel provvedimento, alla luce dei criteri proposti da Rai per la valorizzazione dell'offerta per la ritrasmissione dei propri canali da parte di altre piattaforme commerciali che ne facciano richiesta e, segnatamente, di Sky».

La delibera, in particolare, chiariva da un lato la facolta' per Rai di richiedere un equo corrispettivo per la cessione dei propri programmi; dall'altro, la necessita' per la stessa Rai di rinunciare a frapporre diritti di soggetti terzi a sostegno dell'oscuramento di taluni eventi, nonché, per Sky, il diritto di negoziare sulla base di un'offerta triennale, equa e non discriminatoria.

«Il tema - prosegue l'Agcom- ancorché suscettibile di ulteriori negoziazioni tra Rai e altre piattaforme commerciali interessate ai sensi dell'art. 22, comma 4, del contratto di servizio, costituisce questione di primario interesse generale, in quanto connesso alla corretta applicazione dei principi sanciti a presidio del servizio pubblico radiotelevisivo, al diritto dei cittadini a disporre dei contenuti di servizio pubblico su ogni piattaforma e bouquet esistente, ed al dovere della societa' che esercita il servizio pubblico di conformarsi ai precetti dettati al riguardo dall'ordinamento»

LE REAZIONI IN CASA SKY - A Sky non ha destato finora alcuna reazione, nè ufficiale nè ufficiosa, la richiesta Mediaset di 100 milioni di euro per le cosiddette «retransmissions fee», ovvero il «diritto di ritrasmissione» sul satellite del segnale di Canale 5, Italia 1 e Retequattro. Sul tema, nei corridoi di Milano Santa Giulia domina a dire il vero una grande tranquillità. I motivi vanno ricercati in una serie di dati che compongono il quadro generale dell'emittenza. I canali diffusi da Mediaset sul satellite in chiaro, infatti, per definizione sono ricevibili da tutti i decoder satellitari, nonchè ricevibili da ogni satellite, quindi anche da quello usato da Sky per l'irradiazione dl suo segnale. La pay tv di Murdoch, in altre parole, non ritrasmette il segnale, trasferendolo da una piattaforma all'altra, ma si limita a riceverlo in onda. Mediaset, tra l'altro, potrebbe oscurare quando vuole il segnale in chiaro. Il fatto che lo trasmetta in chiaro è un atto «liberale».

La tv del Biscione non è mai stata obbligata a farlo, nè, d'altra parte esiste alcun obbligo a pagare per ricevere un segnale in chiaro. Se invece Mediaset decidesse di iniziare a criptare totalmente i suoi canali gratuiti, essi non sarebbero più ricevibili. Una decisione che, in altre parole, non dipenderebbe da Sky, ma dalla stessa Mediaset. È altrettanto vero, però, che Sky programma in piena libertà il segnale in chiaro ricevuto da Mediaset. Decide, cioè, se inserire il segnale di Canale 5 al canale 105 del suo bouquet piuttosto che all'800; ad oggi, per logica industriale e «buona educazione» Canale 5 sta al 105.

La valutazione che sembra emergere dagli ambienti Sky è che Mediaset, per i suoi canali in chiaro, vive di pubblicità e dunque di audience, quanto più ampia possibile, quindi non è chiaro cosa ci guadagnerebbe a diminuire l'audience criptando i canali in chiaro sul bouquet Sky, e di conseguenza la raccolta pubblicitaria. Inoltre, se Mediaset oscurasse i canali in chiaro sulla piattaforma Sky ci sarebbero molti altri pronti editori a sostituirli (Discovery, Cielo, etc?), con ulteriore vantaggio per i concorrenti di Mediaset.

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