Pier Silvio Berlusconi: ''Mediaset vuole crescere in Europa nell'online''

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Internet e Tv
  domenica, 10 agosto 2008
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«Abbiamo un paio di progetti per crescere nella pubblicità su internet. Vogliamo diventare una concessionaria di rilievo anche sulla rete. Ma sulla rete non ci sono confini o barriere. Ecco perché stiamo pensando su scala internazionale. In Francia, per esempio, abbiamo iniziato a ragionare con Mondadori».

Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset, lo va ripetendo ai suoi collaboratori negli uffici di Cologno Monzese: «Ormai la competizione e globale e se non cresciamo non saremo in grado di fronteggiare i big dei media che si espandono in tutti i mercati, compreso quello italiano».

Trentanove anni, giacca, cravatta e jeans, sigari toscani sul tavolo e mani che gesticolano nell'aria. Nessuna arroganza. Accompagnato da Fedele Confalonieri e da Giuliano Adreani, con i consigli della sorella Marina, presidente di Fininvest, Pier Silvio Berlusconi da qualche anno ha preso in mano il gruppo, che oggi fattura più di quattro miliardi di euro, riportando la proprietà nelle decisioni che contano.

Nel giugno del 2007 ha ricevuto nuove deleghe legate allo sviluppo e in poco più di dodici mesi il profilo di Mediaset si è diversificato ed è diventato più internazionale. Ma Pier Silvio è anche, e sopra ogni altra definizione, il figlio di Silvio, il figlio dell'imprenditore-magnate-premier che ha creato l'impero televisivo del Biscione.

Sta annunciando una svolta verso internet del gruppo Mediaset?
No, non è questo. Mediaset è ormai una vera major, forse l'unica in Europa. Siamo leader nella tv commerciale, produciamo sempre più contenuti e abbiamo lanciato una pay tv innovativa. In pochi anni abbiamo cambiato marcia. Basta pensare alle acquisizioni di Endemol, Medusa e Taodue. Ma anche internet è uno spazio che teniamo ben in considerazione. Come editori ma soprattutto per il futuro della raccolta pubblicitaria. Detto ciò, il nostro core business resta la tv commerciale.

Il web è quindi uno spazio in più nel quale vi buttate con la tv e la pubblicità, il business che conoscete meglio?
La tv e il computer sono mezzi di comunicazione diversi. Credo che come è sempre successo -con la stampa, la radio e poi la tv -anche internet si aggiungerà agli altri media, senza farli scomparire. Oggi è di moda parlare di "user generated content" ma questi contenuti difficilmente possono funzionare in tv. Il linguaggio di internet è molto interessante: giusto sperimentare, giusto cercare nuove possibilità anche in televisione. Ma i riscontri di pubblico e i ritorni economici sono un'altra cosa. Nella pubblicità sul web invece pensiamo ci siano margini di sviluppo già oggi.

Provi a convincere il pubblico che i palinsesti per l'autunno non sono la solita minestra, ben riscaldata. Che ci sono programmi nuovi.
Ciò che conta non è il nuovo fine a se stesso, ma che il pubblico trovi interessanti i programmi in onda e li segua. Un esempio: nella scorsa stagione, Lo show dei record, un'idea non certo innovativa né editorialmente alta ma ben realizzata, ha fatto il 35% di share. I programmi di Antonio Ricci, di Maria De Filippi, Le Iene di Davide Parenti, La Cotrida di Marina Donato e tanti altri, migliorano edizione dopo edizione e il pubblico lo capisce e li premia: per noi sono classici dall'enorme valore.

Come ha cominciato in Mediaset?
Sono entrato nel gruppo nel 1992, per uno stage: mi spostavo nelle diverse aree per conoscere l'azienda. Ma non sapevo che strada avrei preso in futuro e nemmeno se sarei rimasto in Mediaset. Poco dopo, nel 1994, mio padre è entrato in politica ed è letteralmente sparito dall'azienda. Mediaset era una piramide, a quel punto mancava il vertice. E io sono finito in un vortice: pur senza alcun ruolo formale, venivo coinvolto in decisioni che andavano dalla programmazione delle reti agli assetti organizzativi. Mi sono trovato a essere un punto di riferimento e la Direzione del personale ha insistito perché fossi assunto: avevo già responsabilità, ma in azienda non esistevo ancora ufficialmente.

Il primo stipendio?
Mi sembra circa 4 milioni netti al mese, di lire naturalmente.

Che cosa pensa della Rai di oggi?
In Rai c'è molto di buono, ottime risorse, grandi professionalità. Ma gestirla è complesso e non certo per colpa dei singoli dirigenti. Il management non ha riferimenti stabili, è difficile pianificare e ragionare sul futuro. E il rischio è di perdere anni rispetto alla concorrenza internazionale. Oltre a perdere il rapporto con il pubblico moderno: negli ultimi cinque anni il calo di ascolti Rai tra i telespettatori under 54 è stato pesante'.

In Mediaset, Agostino Sacca avrebbe conservato la poltrona di Rai Fiction anche dopo le intercettazioni?
Difficile dirlo, ho imparato a diffidare di quello che leggo sui giornali.

È vero che tra lei e suo padre c'è stato un acceso confronto proprio sul passaggio di Sacca in Mediaset?
Il confronto non ha riguardato la persona di Sacca. I dirigenti Rai sono ottimi professionisti ma non è facile cambiare: dipende dalla mentalità, dal modo di lavorare. È una questione di dna aziendale.

Avete spesso scontri del genere lei e suo padre?
Discutiamo spesso, anche in modo molto diretto. Ma non abbiamo mai litigato. Oltre all'affetto, per mio padre nutro stima e ammirazione.

Ha mai pensato di entrare in politica?
La politica mi affascina, perché ha a che fare con le idee e con la comunicazione. Ma in concreto non ci ho mai pensato.

Barack Obama o John McCain?
Mi piace molto Obama, per la sua capacità di comunicare e per questioni anagrafiche. Ma onestamente non so se, dei due candidati, sia lui il più adatto a fare il presidente degli Stati Uniti.

Paga il canone Rai?
Sì, da quest'anno, per una casa nuova. Ad Arcore non sono io a pagare il canone.

Che futuro vede per La7?
Telecom è un grande gruppo con grandi risorse e competenze. Può certamente rimetterla in equilibrio con successo.

E se finisse sul mercato?
Visto lo scarso interesse dimostrato dagli editori italiani, temo potrebbero farsi avanti gruppi stranieri. E sarebbe un peccato.

Con Sky è accantonata la negoziazione su Premium Gallery?
Abbiamo deciso, almeno per il momento, di non concedere Joi, Mya e Steel, preferiamo tenerci l'esclusiva assoluta. Premium sta marciando davvero bene: anche senza il contributo di Sky, l'obiettivo di break even resta confermato al 2010.

Come mai Rcs o il gruppo Espresso non entrano con determinazione nel mercato televisivo?
Evidentemente hanno fatto i loro conti: servono investimenti molto impegnativi. Ma non è una questione di mercato chiuso. Lo spazio e le opportunità c'erano prima e a maggior ragione adesso con il digitale terrestre. Certo, bisogna rischiare, e tanto.

E per De Agostini?
Hanno dimensioni importanti, ma non credo siano interessati al broadcasting in Italia. Mi sembra stiano concentrando gli sforzi sulla produzione di contenuti.

Dobbiamo attenderci acquisizioni da Endemol? Si parla di Itv.
Endemol è sempre cresciuta anche per acquisizioni: siamo in fase esplorativa, abbiamo molti dossier aperti. Itv è solo uno dei tanti. Certo è che nelle fasi dimercato difficili, con quotazioni così basse, chi ha coraggio e mezzi deve guardarsi attorno.

E Mediaset dopo Telecinco lancerà altri canali all'estero?
Non è facile, ogni mercato nazionale ha logiche molto specifiche. Guardiamo a Russia, India, Turchia. Ma muoversi da soli è rischioso e non abbiamo ancora trovato partner sufficientemente affidabili.

Mediaset guarda ad internet, ma lei che rapporto ha con il web?
Non uso internet per lavoro, solo per svago e interessi personali Ma niente community e niente mail. Uso poco anche il cellulare la mia rubrica arriva sì e no a30 nomi. La stretta cerchia di collaboratori, amici e famiglia.

Luca Veronese
per "Il Sole 24 Ore"

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