I campioni del mondo del 1982: stavolta un mondiale in tv

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Fonte: La Gazzetta dello Sport

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  lunedì, 09 luglio 2007
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L' uomo dei record? Beppe Bergomi. Se Nando Martellini, nel 1982. dopo il 3-1 alla Germania gridò «campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo», lui, in coppia con Fabio Caressa, al fischio finale di Italia-Francia 2006 l'ha urlato quattro volte.

Il tifoso vero? Giancarlo Antognoni («Quel giorno, non ho voluto stare proprio con nessuno, neppure con ì familiari. La partita me la sono vista da solo, a Porto Cervo. Non volevo distrazioni di alcun tipo. E che emozioni quei rigori»).

La grande occasione perduta? Quella di Franco Causio, «Rientrai a Udine dalla Germania, dopo le semifinali, dove ero stato impegnato come opinionista Sky e mi misi subito in lista di attesa per trovare in extremis un posto sul volo per Berlino, in vista della finale. Non ce la feci. Però mi consolai andando a trovare a Milano il mio grande amico Riccardo Petrachi, leccese come me, e Italia-Francia la vidi con lui»

L'esperienza più sconvolgente? Quella di Beppe Dossena, Fulvio Collovati, Marco Tardelli, opinionisti di Rai in «Notti mondiali», per un mese intero chiamati tutti «Beppe» dalla non proprio informatissima valletta di Mazzocchi.

PROTAGONISTI Si, è stato anche il loro Mondiale, 24 anni dopo averlo vinto sul campo. L'hanno sofferto,vissuto, raccontato, infine goduto. Più di tutti, si è divertito Francesco Graziani. «Ero a Castiglione della Pescaia, in Toscana, nella casa al mare, circondato da parenti, amici, conoscenti. Alla fine, tutti in giro a fare caroselli, io mi sono limitato a guardarli. Volevo godermi da spettatore quello che avevo vissuto sul campo 26 anni prima».

VOLTI TELEVISIVI Campioni del mondo, allora e sempre, guai a chi ce li tocca. Fanno parte della storia e della nostra vita, anche ora che hanno lasciato il testimone ad altri. Miti che ci accompagnano, uomini che non hanno, mai «staccato». Il calcio, per molti, resta l'attività principale.

Tantissimi quelli che lavorano per le tv. Il più qualificato, Beppe Bergomi. Oltre a quel quadruplice grido, di lui ricordiamo soprattutto l'esordio mondiale, contro il Ghana («Ragazzi, so cosa si prova. Ora mettetecela tutta».) la spalla tecnica ideale di qualunque telecronista.

E in tv abbiamo visto molti degli eroi del 1982, quel giorno. C'era Paolo Rossi, dallo studio Sky, con la sua investitura ufficiale ai nuovi moschettieri azzurri: «La coppa se la sono meritata».

Giovanni Galli, invece, era a Milano, impegnato comunque come commentatore per i telefonini di La3.  Daniele Massaro ha seguito i Mondiali per Italia 7 Gold.  Alessandro Altobelli, invece, era nella sua Brescia, negli studi di Teletutto. «L'emozione presto contagiò tutti, me per primo. Quando sai cosa si prova, a essere campioni del Mondo, puoi immedesimarti nella gioia dei vincitori». Il calcio raccontato, dopo averlo interpretato da protagonisti.

OPINIONISTI VERI Nella pletora dei volti che inondano le tv, troppi dei quali nè calciatori nè giornalisti, ben vengano le facce pulite degli ex ragazzi del 1982. Magari non hanno il ritmo di tanti professionisti delle telecamere, però hanno sempre qualcosa da dire.

Significativo l'atto d'accusa di Marco Tardelli a De Rossi, subito dopo l'espulsione del romanista contro gli Stati Uniti. («Hai sbagliato tu») Solo chi ha vinto un Mondiale può permettersi tanta schiettezza.

GIOIE PIÙ DISCRETE Non tutti erano in tv. Antonio Cabrini, ad esempio, si trovava a Berlino per Italia-Francia ma «solo per lavoro». Franco Selvaggi, dopo le prime giornate passate in Germania,-se n'è tornato nella sua Calabria e ha seguito la partita con amici e conoscenti davanti al televisore.

Erano a casa anche Dino Zoff e Claudio Gentile («A Como, a casa di conoscenti»). Così Giampiero Marini («In famiglia, ed è stato bellissimo»).

La gioia più nascosta quella di Ivano Bordon, l'unico che può. fregiarsi di un doppio titolo Mondiale, quello vinto a Spagna '82 come riserva di Zoff e quello di Germania 2006 come preparatore dei portieri. Sempre dietro le quinte, mai una parola di troppo, fiero cultore del gruppo («la vera forza nel Mondiale 1982 e anche in quello 2006»).

Un grande secondo, arrivato due volte primo. Infine Scirea. Di lui ci resta solo un caro dolcissimo ricordo.

Vincenzo Cito
per "La Gazzetta dello Sport"

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