Yves Confalonieri: 'Mediaset punta sullo snack'

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Fonte: L'Espresso

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Televisione
  domenica, 15 luglio 2007
 00:00

Yves Confalonieri, 45 anni, figlio di Fedele, è l'uomo a cui Mediaset ha affidato i maggiori progetti di innovazione dei gruppo: televisione via Internet e su telefonino, fruizione dei contenuti on demand, utilizzo dei vìdeo prodotti dagli utenti.

Sono questi gli scenari su cui si declinerà il gruppo nel futuro?

Yves Confalonieri«Sì, ma senza fughe in avanti, lo non credo alle Cassandre che danno la tivù generalista per morta e sono convinto che il grosso del consumo di informazione e di entertainment avverrà ancora per molti decenni secondo le modalità a cui siamo abituati. Per alcuni prodotti, come il calcio, il pc e il cellulare non saranno mai competitivi con una bella tv al plasma. Pensiamo che i nuovi media si affiancheranno a quelli già esistenti e ci stiamo attrezzando per usarli».

Come?
«A settembre partiremo con la proposta di alcuni serial on demand sul Web, un'offerta che poi amplieremo a tutto il palinsesto e all'archivio. Quindi lavoreremo sui prodotti "snack", molto brevi, che possano andare sul Web o sul telefonino: penso a clip di infotainment e da vedersi anche mentre si aspetta il taxi o magari si è in coda alle poste. Quindi stimoleremo l'interazione attraverso l'uso, in diversi programmi, dì video prodotti dagli utenti. Infine pensiamo di usare la Rete anche come "focus group" per capire ii gradimento dei nuovi programmi; metteremo in Internet delle "versioni beta" dei nuovi format per vedere se piacciono ed eventualmente migliorarli prima di passarli in tivù».

Nessuna paura di fenomeni come YouTube, che piace tanto ai ragazzi
«YouTube può essere un mezzo come un altro di distribuzione dei contenuti, compresi i nostri. Abbiamo avuto dei primi colloqui con loro e non escludiamo di arrivare a degli accordi. Rimane in sospeso il tema della la raccolta pubblicitaria, che vorremmo fosse gestita dalla nostra concessionaria. Comunque non parliamo di paura: i nuovi media si affiancano a quelli esistenti, non lì uccidono. Anzi: Mediaset guarda con interesse alla Rete perché consente di profilare molto meglio la comunicazione pubblicitaria, su clienti dei quali si conoscono i gusti e gli interessi. Sul lungo termine, il Web offre una grande potenzialità di spot "fatti su misura" per il singolo utente. Lei capisce che non è una cosa da poco per un'azienda come la nostra che fondamentalmente vende contatti pubblicitari».

Lei parla di "lungo termine": non pensa quindi a un processo di trasformazione veloce?
«No. I tempi del grande pubblico sono diversi da quelli pionieristici degli ingegneri informatici. La televisione via Internet si vede soprattutto negli uffici e quella sul telefonino si guarda in mobilità. Ma la fruizione da casa resterà sempre legata all'apparecchio tradizionale. In questo quadro, sarebbe sbagliato puntare tutto sui nuovi media senza presidiare quelli già esìstenti. Per adesso quindi è meglio pensare a dei prodotti che possano sfruttare tutta la filiera, cioè andare su diverse piattaforme a partire dalla tv per poi andare anche sul Web e sui telefonini, come ad esempio fa Endemol».

A.G.
per "L'Espresso"

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