Tv dei poveri e Tv dei piccoli - La tv a due velocitÓ, cult, ma non per tutti

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  venerd├Č, 28 marzo 2008
 00:00

Di pi├â┬╣ ├â┬Ę di pi├â┬╣. Cos├â┬Č, semplicemente, si pu├â┬▓ riassumere una svolta della tv. Il nuovo slogan assomiglia al fortunato ├é┬źdi tutto, di pi├â┬╣├é┬╗ della vecchia Rai, ma ha ben altra storia. ├é┬źDi pi├â┬╣ ├â┬Ę di pi├â┬╣├é┬╗ era il motto della dinastia dei Tudor.

E a segnare questa svolta di pi├â┬╣-di pi├â┬╣ della tv ├â┬Ę proprio l'imminente grandioso lancio della serie televisiva con Jonathan Rhys Meyers nei panni (e soprattutto pure senza i panni) di Enrico VIII. Sesso e Utopia, intrighi e collarini, guerre e farsetti, ossessioni d'amore e riforme religiose in una spettacolare ricostruzione cinematografica per la tv che negli Stati Uniti ha segnato un salto di qualit├â┬á del pi├â┬╣ importante canale a pagamento, Showtime.

The Tudors ├â┬Ę la serie pi├â┬╣ costosa mai prodotta da Showtime, e si vede da sontuosi costumi che hanno assorbito buona parte dei 38 milioni di dollari di budget. Gi├â┬á alla prima puntata, giusto un anno fa, ha raccolto un ascolto addirittura triplo alla media del canale, e un risultato di gran lunga superiore ai vari telefilm giovanilistici della stessa Showtime, persino pi├â┬╣ del mitico noir Dexter o della green-comedy Weeds. Mentre Showtime lancia la seconda stagione con lo slogan ├é┬źobsession can change the world├é┬╗, in Italia si prepara il terreno di quell'ossessione che cambier├â┬á appunto la storia del mondo, con l'anteprima dei Tudors su Mya di Premium Gallery dal 24 aprile. Un appuntamento che persino i critici snob del New York Times accolsero subito letteralmente come ├é┬źmeraviglioso: i set e i costumi sono magnificenti, la regia luminosa e ricca, la scrittura accattivante e deliziosa├é┬╗. In seguito pare che questo polpettone cinetelevisivo col bel cattivo del film Match Point diventi pi├â┬╣ discontinuo e meno convincente, ma ├â┬Ę una questione di gusto.

Il lancio dei Tudors, testa a testa con gli attesissimi nuovi episodi di Lost sui canali Fox del bouquet Sky, segna il passaggio della tv-tv alla scena digitale. Finora la digi-tv aveva raccolto soprattutto pubblici di nicchia, magari molto importanti, ma pur sempre meno ├é┬źgeneralisti├é┬╗ di quelli della tv tradizionale. E' un vero e proprio nuovo divario culturale, il paio del cosiddetto ├é┬źdigital-divide├é┬╗, quello che separa ormai chi si sorbisce la solita vecchia tv, e chi pagando pu├â┬▓ permettersi di accedere ai canali digitali.

In Italia a Sky si sono affiancati i tre nuovi strani canali di Premium Gallery, Joy, Mya e Steel: Mediaset li sta spingendo persino con offerte che si comprano come le ricariche dei cellulari. E il risultato finale ├â┬Ę che, secondo i dati dell'indagine di base ufficiale per l'Auditel, sono ormai 8,6 milioni le famiglie italiane digital-televisive. Aldil├â┬á degli indici di ascolto effettivi, che sono ancora difficili da calcolare, la svolta ├â┬Ę nei fatti.

Per esempio, ├â┬Ę evidente che se uno spettatore si avvicina allo stile e ai linguaggi della nuova produzione seriale Usa (che peraltro le reti generaliste sacrificano con programmazioni insensate), resta stregato: ed ├â┬Ę davvero difficile tornare indietro. Di una serie firmata Matthew Weiner, come i celebri Soprano e l'ammaliante e spregiudicato Mad Men che va ora in onda su Cult, gli americani dicono che ├â┬Ę fatta talmente bene che si pu├â┬▓ guardare senza audio. Di un teen-drama come Gossip girl si occupa persino il raffinato settimanale The New Yorker.

E il ├é┬źDi pi├â┬╣ ├â┬Ę di pi├â┬╣├é┬╗ dei Tudors non ├â┬Ę roba da mammolette di Rivombrosa, ├â┬Ę davvero crudo. Alla fine il ├é┬źdigital-divide├é┬╗ televisivo ├â┬Ę anche una questione di censura, perch├â┬Ę sulle reti generaliste viene tutto ancora massacrato secondo un'improbabile ma ferrea logica moralistico-politica. E quest'anno ci si ├â┬Ę messo persino lo sciopero degli autori, che fornisce il pretesto per un nuovo disordine a chi decide le griglie rigide della tv tradizionale.

Nella digi-tv le serie vengono mandate e rimandate in onda senza grandi problemi, in perenne ├é┬źloop├é┬╗. Ogni giorno in tutto il mondo viene vista una qualche puntata di un qualche Csi, ed ├â┬Ę cos├â┬Č che ├â┬Ę diventata la serie record di pubblico di tutta la storia dello spettacolo. Di pi├â┬╣ ├â┬Ę di pi├â┬╣, appunto.

Paolo Martini
per "La Stampa"

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