il manifesto: la serie 24 sostiene l'ideologia di Bush

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Fonte: il manifesto

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Televisione
  giovedì, 21 agosto 2008
 00:00
Propaganda, in tempo di guerra e in tempo di pace, avanza a passo di marcia e, corazzata di sorriso, penetra silenziosa nelle case, nel buio dei sottoscala, sotto il sole bianco delle periferie. Negli anni del regno di Bush le tecniche della propaganda sono diventate il pilastro che ha promesso sostegno alla paura, che si è nutrita del panico pubblico, schiacciato nell'abbraccio potente di ciò che non si conosce. Anche la sinistra si è affidata alle decisioni dettate dalla paura e si è schierata come un plotone al fianco di un leader che invoca vendetta contro il nemico invisibile.
 
Molti giornali invece, e molte serie televisive, si sono schierate all'opposizione e hanno scavato le loro trincee. Certo, non tutti hanno avallato questa posizione, e altri lo hanno fatto in ritardo, quando la presenza dell'esercito americano in medioriente non era più giustificato nemmeno dal più reazionario e guerrafondaio dei repubblicani, e l'esercito americano si era mostrato per quel che era: il braccio armato della politica economica internazionale.
 
Tra le eccezioni a questo schieramento c'è il telefilm 24, in cima alle classifiche di gradimento in America quanto in Italia. 24 è il prodotto di propaganda militare più forte che l'amministrazione di Bush sia riuscita a mettere in piedi, la risposta a quelli che non sono d'accordo, definiti disertori.
 
24 è un telefilm letale, giustifica violenza e persecuzione schierandosi dietro alla litania tutta americana della menzogna come peccato imperdonabile e della violenza come risposta necessaria. Nella serie non vi è episodio in cui qualcuno non venga torturato, in cui l'Fbi o la Cia non faccia esplodere palazzi, e non entri in collisione con altri militari o guardie giurate che vengono eliminate senza pietà per raggiungere il proprio bersaglio. In questo modo le tortura di Guantanamo sembra più che giustificata e gli Stati uniti sono costantemente in un necessario stato di guerra perché un nemico generico li tiene sotto scacco.
 
I «cattivi» non sono più i sovietici ma gli jugoslavi (gli autori della serie non sembrano essere al corrente dei recenti sviluppi della politica europea e non sa della divisione della Juvoslavia o di quella della Cecoslovacchia), i cinesi e i mediorientali. In 24 gli Stati uniti vivono in uno stato di vacanza legislativa, della sospensione del dibattito su questioni sociali ed economiche, di una politica scollata dal rapporto con i cittadini per dirigere tutte le risorse a fermare incursioni contro la più grande democrazìa del mondo. Nelle parole di una serie di sinistra: «Forse è meglio smettere di esportare democrazia all'estero e di importarne un po' nel nostro paese».
 
Nefeli Misuraca
per "il manifesto"
(19/08/08)

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