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Il telegiornale noir: dal 2003 duplicati gli spazi di cronaca nera

• 4 min lettura
Fonte: Italia Oggi | Condividi 📲
Una cosa è certa: i telegiornali di Rai, Mediaset e La7, da almeno un paio di anni a questa parte, hanno scoperto il brivido della cronaca nera, giudiziaria e della criminalità organizzata. Concedendo, a questo tipo di notizie, oltre il 20% dello spazio, quando solo nel 2003 si raggiungeva a malapena il 10%, In base ai dati elaborati dal Centro di ascolto dell'informazione radiotelevisiva, nel 2007 il tg che ha dato più risalto a fatti di sangue e di aule di tribunali è stato, come da tradizione, Studio Aperto, con il 30,2% del minutaggio, davanti al Tg5 (25,7%) e al Tg2 (25,4%).
Nei primi mesi del 2008, quelli in cui ci sono state la crisi del governo Prodi e la campagna elettorale, la politica ha parzialmente preso il sopravvento, togliendo spazi: e allora Studio Aperto è sceso al 26,8%, contro il 24,2% del Tg5 e il 21,6% del Tg2.
Fa comunque impressione notare la progressione, trasversale a tutti i tg, del noir: il moderato Tg1 è passato dall'11,1% del 2003 al 23% nel 2007; per il Tg2 la cronaca nera è stata proprio una scoperta, con un boom dal 9,7% del 2003 al 25,4% del 2007. Per non parlare del giornale di Antonello Piroso, il Tg di La7, che quasi snobbava questo tipo di notizie nel 2003 (appena il 6,9% del tempo), e che ne ha più che triplicato lo spazio nel 2007 (22%).
L'incremento medio per tutti i tg, dal 2003 al 2007, è stato del 233%. Quello con l'esplosione più forte è stato proprio il Tg di La7, con un +320% di grand guignol.
E pure ministri e parlamentari sono stati scalzati dai criminali incalliti: gli argomenti di cronaca nera, giudiziaria e criminalità, nel 2007, sono stati infatti i più trattati in assoluto da Tg2, Tg5, Studio Aperto e Tg di La7, seguiti, a una certa distanza, dalla politica.
Come spiegano gli analisti del Centro di ascolto, struttura promossa da Marco Pannella e dai Radicali italiani, «è possibile affermare che più è efferato il delitto, maggiore è il tempo dedicato alla sua esposizione, nel momento in cui avviene, nei giorni successivi, protraendosi nel tempo anche a distanza di mesi e di anni, spesso in assenza di novità rilevanti». I casi di Cogne, di Garlasco, di Perugia o di Erba, per esempio, sono sotto gli occhi di tutti.
 
Perché l'informazione italiana ha scoperto la cronaca nera solo dal 2006? E perché, dal 10,7% di spazio medio concesso nel 2005, il sangue è raddoppiato nei tg del 2006 per poi rimanere alto sia nel 2007 sia nei primi mesi del 2008? Qui le interpretazioni sono molteplici e possono condurre anche a qualche scivolata ideologica. Va dato atto alla cronaca di aver fornito veramente molti spunti: dagli scandali dei furbetti del quartierino a Vallettopoli e Moggiopoli, passando poi per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, i travagli di Alberto Stasi e le Gemelle K, o quel mondo un po' border line degli universitari a Perugia, con Meredith, Amanda, Raffaele, Rudy Guede. E, ancora, l'ordinaria follia di Olindo e Rosa a Erba, il protagonismo di Azouz Marzouk, gli aggiornamenti su Cogne, e quel tragico epilogo a Gravina, con i piccoli Ciccio e Tore caduti mentre giocavano in una casa diroccata. L'incubo romeno arriva con l'uccisione di Giovanna Reggiani a Roma o con la morte di Vanessa Russo in metropolitana per colpa di un ombrello. E c'è pure un poliziotto che spara in autostrada e ammazza in autogrill il tifoso laziale Gabriele Sandri.
Ogni giorno non manca un bollettino meno eclatante, fatto di esecuzioni camorristiche in Campania, dì scippi, forti, rapine, irruzioni in casa o negozio, di violenza gratuita e incombente.
Di sicuro, nella popolazione italiana è aumentata la percezione di insicurezza. Che questo, poi, sia dovuto a un'effettiva crescita dei reati, alle conseguenze dell'indulto (luglio 2006) o al battage informativo scatenato, secondo alcuni, per indebolire l'allora governo di centro-sinistra, è questione dibattuta.
Va ricordato che il 10 gennaio 2008 Luciano Violante, all'epoca presidente della commissione affari istituzionali della camera, aveva convocato i direttori dei principali tg nazionali proprio perché c'era il sentore di una «insicurezza causata dall'informazione in tv». E la squadra formata da Clemente Mimun (Tg5), Mauro Mazza (Tg2), Antonio Di Bella (Tg3), Corradino Mineo (Rainews 24), Giorgio Mulè (Studio Aperto), Fabrizio Ferragni (Tg1), Edgardo Gullotta (Tg La7) ed Emilio Carelli (Sky Tg24), non aveva gradito l'ingerenza. Tranchant, soprattutto, il giudizio di Di Bella, direttore del Tg3, e quindi vicino alle posizioni del governo Prodi: «L'ultima cosa che vorrei è che fra un anno venissimo convocati di nuovo per sentirci dire: bravi, il crimine è aumentato, ma la percezione della gente è diminuita».
 
Claudio Plazzotta
per "Italia Oggi"
(22/08/08)

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