Maurizio Costanzo: ''Sono io il primo uomo dell'era Skraiset''

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  martedì, 31 marzo 2009
 00:00
Maurizio Costanzo uno e trino. Letteralmente. Skraiset fatto persona. Se non ora, quando? E se non Costanzo, chi? Dunque, eccolo lì, questo ecumenico giovanotto di 70 anni suonati che ha in contemporanea tre programmi: due li aveva già, un altro si aggiunge da giovedì.
Raccontando su Sky Vivo (praticamente è stato Costanzo a tenere in caldo la rete prima dell’infiorellata generale); su Canale 5 il redivivo Maurizio Costanzo Show di cui avevamo celebrato in pompa magna la morte, ma che era evidentemente solo svenuto.

E adesso, preceduta da una trasmissione-ariete su RadioUno Rai, la «new entry»: una rubrica, ancorché breve, ancorché notturna, ma pur sempre alla Rai. Precisamente nell’ambito di Palco e retropalco, evoluzione di Palcoscenico su Raidue. Alla fine dello spettacolo di turno, dal 2 aprile (stessa data dell’esordio ufficiale di Fiorello a Sky), Costanzo avrà una rubrica tutta sua, Note a margine, in cui parlerà di autori, attori & tecnici.

Ma che vi prende, a tutti? Gente che va, gente che viene, lei che torna alla Rai: sarà una rubrica, sarà di notte, ma è sempre Rai. Che dicono a Mediaset? Un altro emigrante, come Bongiorno?
«Sono stato vent’anni alla Rai, venticinque a Mediaset. E con Mediaset il mio contratto in esclusiva è scaduto nel 2008. Quando la Rai mi ha fatto l’offerta, il mio legale Giorgio Assumma è subito andato a informare i vertici Mediaset, direttore generale prima di tutto, della mia decisione. Che oltre tutto non sarà retribuita».

Alla Rai per filantropia?
«No. Però devolverò in beneficenza quello che mi daranno».

Chi le ha fatto l’offerta?
«Il direttore di Raidue Marano, il suo vice D’Alessandro, il curatore del programma, Paolo Carmignani».

Ma alla Rai non sta per cambiare tutto?
«Forse, ma a questo punto non mi riguarda».

Beneficenza a parte, a Mediaset non hanno avuto niente a che ridire?
«Ripeto che non ho il contratto in esclusiva. Ce l’ho ancora, il contratto, per il Maurizio Costanzo Show che infatti prosegue. E poi i tempi stanno cambiando, non so se ve ne siete accorti. Non si lavora più per una stessa azienda».

Certo, non ci sono più le bandiere, nemmeno nel calcio. Ma lei come si sente, a combattere su tre fronti?
«Mi sento che sono un professionista. Un po’ di televisione l’ho fatta, no? La saprò fare, no? E la faccio dove mi posso occupare di quello che mi piace. In questo caso il teatro».

Perché lei dirige il Festival di Todi, il Teatro Brancaccio, il Teatro Parioli, scrive commedie e si esprime su svariati giornali: come fa?
«Guardi che Vespa scrive più di me».

Sono convinta: ma intanto dica come fa lei. La sua giornata ha 72 ore? C’è qualcuno che scrive per lei?
«Ma si figuri. È che mi diverto. Di teatro mi occupo molto e in questo periodo della vita è il tema che mi interessa di più».

Un’agitazione, un particolare isterismo sta percorrendo le tv: come mai, secondo lei?
«Quando si è in prossimità dei cambiamenti dei vertici Rai, l’agitazione è sempre al massimo».

Quindi è colpa della Rai?
«Del cambio dei vertici».

Dove stanno andando le falene impazzite della tv?
«Io non conosco il futuro. Non so se passeremo serenamente al digitale terrestre, se torneremo al satellite, se funzioneranno soprattutto le piattaforme legate a Internet. Certo, non si potrà fare niente di buono se non ci sarà sinergia tra i mezzi di comunicazione. Senza sinergia i contenuti non reggono».

E dunque lei?
«E dunque io lavoro da tanti anni, mi permetto il lusso di occuparmi di quello che mi interessa, cioè il teatro, dovunque lo possa fare».

Alessandra Comazzi
per "La Stampa"

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