Rai, Tremonti: "Ecco perché dovrebbe trasmettere film in inglese"

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Fonte: Agi

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Televisione
  lunedì, 27 febbraio 2012
 12:43

Caro direttore, tanti oggi si adoperano per rendere «più competitiva» l`Italia. Ci sono tanti modi per farlo, anche modi non direttamente «economici». Eccone uno.

Nella globalizzazione, i popoli di lingua inglese hanno un vantaggio competitivo di partenza: parlano l`inglese, la lingua della globalizzazione. Gli a/tri popoli hanno per contro un handicap: l`inglese lo devono imparare.

Molti popoli - a nord, ad est, nel centro Europa hanno peraltro una naturale, davvero grande capacità nell`apprendere le lingue straniere e, tra queste, l`inglese.

In ogni caso, oltre a questa, ogni giorno hanno accesso a media, soprattutto a televisioni che sistematicamente trasmettono film e programmi direttamente in lingua inglese. Per gli italiani, che pure hanno molti altri caratteri positivi, non è così: l`inglese da noi non è diffuso e le statistiche lo dimostrano. Eppure anche per l`Italia la diffusione su vasta scala dell`inglese è strategica, essenziale per la nostra «competitività».

Quella delle «3 I» (impresa, informatica, inglese) è una idea che ho esposto in due vecchi libri: nel 1997 e prima ancora nel 1995. Una idea che ha poi avuto un successo più comunicativo (elettorale) che operativo (governativo). Non è questa la sede per verificare cosa allora è successo o più propriamente cosa allora non è successo, quali meccaniche politiche di disinteresse/interesse si sono allora attivate. Ciò che vorrei qui rilevare è che l`idea di utilizzare il servizio pubblico televisivo per la diffusione dell`inglese è ancora valida. Infatti, se gli Italiani sanno poco l`inglese, vedono molto la televisione. Ed è proprio questa particolare relativa asimmetria che può essere trasformata in una opportunità.

Nell`Ottocento, nel Novecento i vecchi Stati-nazione investivano enormi risorse finanziarie nella pubblica formazione: tanto nella scuola pubblica, quanto nelle leve militari («... masse di operai addensate nelle fabbriche vengono organizzate militarmente. E vengono poste, come soldati semplici dell`industria, sotto la sorveglianza di una completa gerarchia di sottoufficiali e ufficiali». Se di questi tempi questa citazione non fosse ritenuta sconveniente dai benpensanti o addirittura proibita, tenderei ad attribuirla a K. Marx).

Oggi un equivalente strategico investimento pubblico informazione, operato usando la televisione, può avere un costo minimo, ma per contro un forte ritorno competitivo, a nostro vantaggio.

La funzione della televisione (pubblica) è normalmente sintetizzata in tre parole: «information, entertainment, education». Se ci si fa caso, ma non è un caso, sono tre parole inglesi! Prova ulteriore del fatto che la lingua inglese è centrale.

E vero che nella tecnica della comunicazione è oggi in atto una rivoluzione. Internet, avanguardia dei nuovi media, tende a cannibalizzare la televisione, sia questa commerciale, digitale o satellitare. E vero che le nuove piattaforme frammentano il «tempo sociale» e disperdono quelle che una volta erano le «grandi platee».

È infine certo che si sta formando un universo nuovo e frastagliato, fatto da multicanalità, interconnessioni, giochi collettivi e collisioni, disconnessioni, iperconvergenze. Ed è così che sta prendendo forma un nuovo territorio mediatico popolato dalle più varie e nuove e mutanti e affascinanti «diavolerie».

Tutto questo è vero, tuttavia resta ancora forte ed essenziale il ruolo della televisione come servizio pubblico. Un ruolo, quello di servizio pubblico, che in Italia è particolarmente forte. Forte nella nostra realtà sociale, forte nel nostro ordinamento costituzionale e, fuori dall`Italia, forte anche nell`ordinamento europeo. Un ruolo che è essenziale per fornire tipi di programma che le altre televisioni, gli altri media, non hanno né la vocazione né l`interesse a fornire.

In questa logica, come già in altri Paesi europei ed extra europei, con un costo inferiore a quello del doppiaggio, e senza neppure subire perdite sulla pubblicità, la RAI, non solo su canali dedicati, potrebbe e/o dovrebbe ogni settimana trasmettere in prima serata, ad esempio sulla Seconda Rete (RAI 2); uno o più film in lingua originale inglese sottotitolati in «italiano».

Ciò potrebbe forse avvantaggiare le televisioni commerciali? C`è forse da attendersi, nella forma di questo rilievo-sospetto, un pavloviano riflesso della «politica» degli anni passati. Si spera di no. Si prova infatti un decrescente interesse per questo tipo di polemiche. E comunque non importa.

L`importante è che ne traggano un maggior vantaggio i nostri giovani, le nostre famiglie, soprattutto quelle meno ricche. Perché l`inglese i figli dei ricchi lo imparano con i mezzi di famiglia. E gli altri? Serve una norma di legge che modifichi in questo senso il cosidetto «Contratto nazionale di servizio»? Il testo è pronto. C`è qualcuno che è disposto a presentarla e firmarla in-Parlamento od a sostenerla come proposta popolare nel Paese?

Giulio Tremonti
per "Il Corriere della Sera"
di Sabato 25 Febbraio 2012

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