Fiction quanto ci costi: gli stipendi degli attori

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Fonte: Libero Quotidiano

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Televisione
  mercoledì, 27 giugno 2007
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Il più ricco, Luca Zingaretti: 400 mila euro a puntata. II più povero, Terence Hill: 60 mila euro a puntata.

Sono queste le quotazioni degli attori impegnati nelle fiction seriali o nelle miniserie, secondo il computo del mensile "Tivù" che nell'ultimo numero ha voluto fare i conti a uno dei generi più amati della neo-televisione. Va specificato subito che Terence Hill percepisce sì meno di tutti ma solo per le serie a lunga durata. Mentre per le miniserie, guadagna 150 mila euro a puntata.

Certo un abisso, rispetto a quanto prende il Commissario Montalbano, di gran lunga l'attore che gode della quotazione più alta. Va detto comunque che non se la passano affatto male gli altri.

Prendono un cachet di 250mila euro a puntata Gigi Proietti, Lino Banfi, Sabrina Fenili, Christian De Sica e Raoul Bova. Ci riferiamo sempre alle miniserie. Banfi, ad esempio, percepisce 80 mila euro a puntata per le serie lunghe. Giorgio Tirabassi viaggia sui 200 mila euro a puntata.

A 150 mila euro a puntata, oltre a Terence Hill, ci sono Alessio Boni e Elena Sofia Ricci. Attorno ai 120 mila euro, Beppe Fiorello e Veronica Pivetti.

Nell'ordine dei 100/110 mila euro, troviamo invece Nicole Grimaudo e Luca Barbareschi A scendere, Flavio Insinna, con 85 mila euro a puntata, Sebastiano Somma, 80 mila euro, Massimo Ghini, 70 mila euro per serie lunghe.

I cachet di chi invece non ha un nome, vanno dai 5mila euro in su.

Secondo l'inchiesta condotta da "Tivù", il cachet degli attori incide per il 13 per cento sul totale del costo-produzione di una fiction, mentre il costo-regia raggiunge il 3 per cento. Ma andiamo avanti con i numeri.

Da anni la fiction italiana si poneva l'obiettivo delle mille ore stagionali. Traguardo già superato quest'anno: RaiFiction prevede di produrre 600 ore, RTI/Mediaset, 500. Uno sforzo finanziario notevole per le varie reti televisive.

Perché il costo orario di una miniserie ad alto budget supera di 2milioni di euro quello di un programma di intrattenimento sempre ad alto budget e forse ancora di più rispetto a programmi a basso budget.

C'è da dire tuttavia che i costi vengono in parte abbattuti grazie alla replicabilità delle serie, una voce che incide per il 30 per cento dei ricavi sul costo complessivo dell'investimento. Non solo. Mentre giochi, talk show e format vari non possono essere rivenduti all'estero da una rete, le fiction molte volte godono di un mercato internazionale appetibile.

Il lettore si armi di pazienza adesso visto che entriamo nello specifico delle cifre. Nel 2007, la Rai ha investito in questo genere 268 milioni di euro. Secondo "Tivù", il costo medio a serata per una serie lunga da 13 episodi costa a Viale Mazzini 510 mila euro all'ora, circa 850mila euro a puntata.

Per le serie da 4 a 6-8 episodi, lmilione 300mila euro a puntata, orca 780mila euro all'ora. Infine, una miniserie in due puntate, costa 1.450.000/1.500.000  a puntata, circa 870- 900 mila euro all'ora. Mediaset a sua volta ha investito, sempre nel 2007, 220milioni di euro.

Una serie lunga al Biscione viene a costare 1 milione 300mila-1 milione 500mila euro a puntata, con un costo orario di 550-580mila euro.

Per le serie medie, a Cologno Monzese, spendono 1 milione 300mila- 1 milione 500mila euro, con 650-750mila euro all'ora. Per le miniserie, due puntate, ad alto budget, Mediaset spende 2 milioni di euro a puntata, circa 1 milione di euro all'ora.

Sono cifre esorbitanti se si pensa che una soap-opera a cadenza giornaliera costa 70mila euro ogni 30 minuti, una sit-com 120mila euro e un tv-movie circa 2milioni di euro ma nell'arco dell'intera serata. Un ultimo dato. Produrre fiction all'estero costa meno che in Italia.

Fatti due conti, molte produzioni in costume vengono girate nei Paesi dell'Est perché il costo di produzione si abbatte di un bel 30 per cento rispetto a quello sostenuto in Italia. In Francia, infine, i produttori godono di interessanti sostegni governativi il che rende le fiction d'Oltralpe meno costose rispetto alle nostre. E, pensiamo, più facilmente rivendibili all'estero.

Fabio Santini
per "Libero Quotidiano"

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