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Veronica Diquattro: «I primi 100 giorni di DAZN. Superate le prime difficoltà»

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Fonte: Corriere dello Sport

DAZN

Veronica Diquattro: «I primi 100 giorni di DAZN. Già superate le prime difficoltà»Veronica Diquattro è, di Dazn, la executive vicepresident revenue per l'Italia. In precedenza ha lavorato in Spotify dove ha ricoperto il ruolo di managing director per l'Europa meridionale e orientale director of markets strategy and operations dell'azienda, supervisionando il lancio della piattaforma musicale in Italia. Ha lavorato a Dublino presso Google, per avviare Android Market e Google Play in Italia e supportare la crescita di Google Play nei mercati EMEA. Ha ricoperto ruoli senior in L'Oréal, BMW e Ferrari. Diquattro, ha raccontato sul numero odierno del “Corriere dello Sport” i problemi, interventi e progetti nei suoi primi 100 giorni alla guida di DAZN in Italia

Cento giorni di Dazn.
«Centotré»

Per una volta il ritardo non è vostro, se mi passa la battuta.
«Ci sta, ammetta però che non abbiamo mai nascosto l’inizio problematico e che, giustamente, ci siamo scusati con i consumatori. Ad ogni modo i progressi delle ultime settimane sono altrettanto evidenti».

Un pieno di responsabilità, grane ed eventuali soddisfazioni.
«Mi sono insediata a inizio settembre, il 3, ma in precedenza avevo seguito tutti i passaggi che hanno portato all'ingresso del nuovo player, compreso quello della pronuncia “dazon” che adesso mi sembra risulti familiare a tutti. Un percorso a tappe forzatamente accelerato: bisognava educare il consumatore a Dazn, fargli capire il valore del nostro servizio e ottenere la sua fiducia. Fiducia che negli altri Paesi abbiamo conquistato rapidamente. Penso ad esempio alla Germania, al Giappone, dove siamo una realtà consolidata ormai».

Ma c’era proprio bisogno di Dazn?
Sorride e ribatte con decisione. «Secondo me è una domanda mal posta».

È la domanda del pubblico.
«Non volevo mancarle di rispetto, va meglio se la considero anacronistica? Abbiamo risposto alla domanda di cambiamento con un’altra domanda: cosa fare per evitare lo spiazzamento degli appassionati? Avevamo certamente messo in conto che ci sarebbero stati dei problemi nella fase iniziale anche perché strutturalmente, banda e altro, l’Italia è meno evoluta di Germania, Giappone, Regno Unito, Austria e Stati Uniti. Qualche ostacolo imprevisto l’abbiamo incontrato e ancora oggi dobbiamo affrontarlo, ma credo che sia fisiologico (sorride di nuovo). Il mondo del calcio, in Italia, non è portato alle aperture improvvise. Fatica a metabolizzare il nuovo. E allora inseguiamo tutti insieme una superiore flessibilità in un mercato più democratico e esteso».

Insisto: qual è la differenza tra Dazn e Sky, secondo lei?
«Con Dazn cambia - anche culturalmente - la fruizione dello sport: grazie all’on demand puoi vederlo quando vuoi sui device che vuoi. Target differente, più ampio, dunque. Stiamo puntando a diversificare i contenuti, a essere competitor ma anche alleati di tutti quelli che come noi vogliono valorizzare lo sport e i diritti. Non esiste più un concetto unico di fruibilità di prodotto: esiste una sceta, la scelta. Lavoriamo in questa direzione. Ricordo che quando partì Spotify ci fu una sorta di ribellione dell’utente musicale: più semplice la pirateria, o il download, oppure il cd. In poco tempo Spotify ha stravinto la sfida».

Interessante questo accordo sulla boxe che negli ultimi anni è diventato di nicchia.
«La partnership con Matchroom rappresenta non solo un importante investimento a livello globale, è il tentativo di riposizionare uno sport che da altre parti è centrale. Partendo da fine novembre, col primo evento mondiale trasmesso nel nostro Paese che si terrà al Teano Obihall di Firenze, svilupperemo un progetto articolato in otto happening. Il match più atteso di Firenze sarà quello tra Fabio ‘Stone Crusher’ Turchi e Tony Conquest. Dazn, forse mi ripeto, vuol dimostrare di non esser e esclusivamente un player- di diritti tv, ma di voler aiutare lo sport attraverso il supporto e la condivisione di investimenti con la Federazione».

Per conquistare un mercato come il nostro servono spalle larghe e tanta pazienza.
«Vorrà dire che comincerò a boxare anch’io...Quando sono arrivata, Dazn era vista come una piattaforma on demand finalizzata principalmente al calcio, ma non è così. Qui parliamo di sport, di una nuova cultura che si adatta alla rivoluzione che sta avvenendo. Da un lato c’è l’esigenza di investire su diritti che altrimenti non sarebbero fruibili on demand o comunque sarebbero sempre secondari rispetto al traino del caldo, dall’altra la volontà di sviluppare in target nuovi una ailtura dello sport da guardare a 360 gradi. Quando si parlava della Netflix del calcio si doveva parlare di una Netflix dello sport. Le dinamiche di ogni Paese in cui operiamo sono diverse, ma l’idea comune è quella di cambiare il concetto di visione dello sport: come lo si vede, sempre, in ogni luogo, con vdodtà e dinamismo con la possibilità di veicolare e per sonalizzar e tutte le singole esigenze dell’appassionato. E l'offerta è ampia: oltre al calcio nazionale e internazionale, proponiamo gli sport americani, Nfl, Mlb, Nhl, il rugby, la pallavolo, il Mondiale rally».

Quanti abbonati avete oggi?
«Le rispondo con alcuni numeri: 23 milioni di ore di sport viste nei primi cento giorni equivalgono a mille giorni senza soluzione di continuità».

Due anni e mezzo, certo. Ma traduca in abbonati
«Siamo in linea con le previsioni di partenza, e molto soddisfatti. L'obiettivo a breve è l'ottimizzazione del servizio. Ci venga a trovare, conoscerà un mondo giovane e di giovani».

Sabato trasmetterete il primo grande evento sudamericano, la finale di Copa Libertadores Boca-River. L'auguro è che non si trasformi nel primo incontro di boxe.
«C'è una grande attesa, gli appassionati di calcio sono molti presi da questo derby, lo seguiranno Borghi e Callegari. Le risulta che Baggio tifi Boca?»

Con tutto se stesso: è stato spesso alla Bombonera. Perchè proprio Baggio?
«Potenza dell'imprinting. Mio padre mi portò al Dall'Ara quando avevo solo quattrodici anni per vedere il Bologna di Baggio. L'amore per quel campionato è sbocciato naturalmente. Bologna la lasciai dopo la laurea per andarmene da sola in Sudamericana, precisamente in Perù, dove cominciai a occuparmi di marketing digitale per una catena di hotel. Dopo il Perù, l'Irlanda, Google e tutto il resto. Ma Baggio mi è rimasto nel cuore.»

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