Allarme pirateria, 4,6 milioni non pagano per lo sport live

Allarme pirateria, 4,6 milioni non pagano per lo sport live

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Fonte: Ansa

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Economia
  giovedì, 29 novembre 2018
 19:36

Allarme pirateria, 4,6 milioni non pagano per lo sport liveSi stimano circa 4,6 milioni di persone oltre i 15 anni che guardano illegalmente eventi sportivi live, per circa 21 milioni di atti di pirateria l'anno. Il 23% del totale dei pirati di sport live, cioè poco più di un milione di persone, ha fatto ricorso a Iptv (internet protocol television). Sono fra i dati della ricerca Fapav/Ipsos presentati al Convegno 'La galassia delle Iptv illegali. Sport, eventi live e contenuti audiovisivì alla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia a Roma. «Negli anni nel mio ruolo ho avuto modo di conoscere il fenomeno della pirateria online e so quanto sia devastante il suo impatto sul settore» dice in apertura Gennaro Vecchione, Generale di Divisione della Guardia di Finanza, nominato proprio in questi giorni direttore del Dis, il dipartimento che coordina i servizi segreti.

Per contrastarla oltre alle azioni repressive e giudiziarie «serve anche una forte azione culturale - aggiunge - Si fa sempre il paragone del furto del cd nel negozio a un atto di pirateria online: sono reati che ancora da molti non vengono equiparati». Gli sport più seguiti online illegalmente sono il calcio (da tre pirati su quattro), poi la Formula 1; seguono, a pari merito, Moto GP e tennis, poi basket e sci. Il fenomeno delle Iptv illegali coinvolge quasi 5 milioni di persone: il 35% dei pirati di streaming ha fatto ricorso alle Iptv per vedere illegalmente film, serie e programmi televisivi. Un dato che si aggiunge a quelli generali sull'audiovisivo in Italia, dove oltre un terzo della popolazione pirata contenuti.

«Siamo convinti - sostiene Federico Bagnoli Rossi, segretario generale Fapav - che serva rafforzare gli strumenti di enforcement e continuare a promuovere al contempo una cultura della legalità». L'Iptv, sistema che permette a un utente di fruire di contenuti televisivi in digitale (live e on demand) per mezzo di connessione a banda larga o ultralarga, è offerto con i servizi illegali nella maggior parte dei casi attraverso un abbonamento mensile dal costo di 10-15 euro. Una facile fonte di profitto «che rientra nella diversificazione degli interessi dei grandi gruppi di criminalità - sottolinea Maria Vittoria De Simone, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia e antiterrorismo -. Stando a uno studio del 2017 la pirateria ha fatto perdere un miliardo di euro alle aziende, e 6000 posti di lavoro».

Sotto il profilo penale «'c'è una normativa che va totalmente ripensata. Ne serve una più attuale». La strategia sempre valida «è seguire il denaro, anche all'estero dove sono gli hosting, per arrivare all'identificazione dei soggetti». Questi servizi illegali «vengono offerti apertamente sui motori di ricerca e alcuni sono persino pubblicizzati» spiega Matteo Feraboli, senior director of cybersecurity, content protection and resilience di Sky Italia. Un fenomeno in costante espansione e difficile da combattere a livello globale come hanno ricordato, fra gli altri, Carlo Solimene (Polizia Postale), Marco Defila (Guardia di finanza) Franco Siddi, Presidente di Confindustria RadioTv, e Stan McCoy, presidente della Motion Picture Association (MPA) per la regione Europa, Medio Oriente e Africa. Proprio il delisting obbligatorio dai motori di ricerca, spiega Paolo Marzano, presidente del Comitato consultivo permanente del diritto d'autore al Mibac, è fra i provvedimenti allo studio per contrastare le Iptv illegali, «in modo che chi le cerchi non le trovi subito ma debba arrivare magari a pagina 4000».

Allarme pirateria, 4,6 milioni non pagano per lo sport live

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