Tv: Alice, non è ancora il paese delle meraviglie

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Fonte: Il Corriere della Sera Economia

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Internet e Tv
  lunedì, 15 ottobre 2007
 00:00

La tivù generalista è in crisi: «Perde credibilità e ascolti (oltre un milione di contatti in meno nella media quotidiana)», dice Francesco Siliato, autore del libro Televisione digitale e consulente del ministro Gentiloni.

Ma l'offerta alternativa proposta dagli operatori telefonici con la televisione via Internet (l'Iptv Alice di Telecom o la tivù di Fastweb) non ha ancora superato l'esame-finestra del pubblico.

«L'Iptv — aggiunge un altro esperto, Augusto Preta — non dà contenuti o servizi realmente nuovi e non sviluppa il video on demand, che ha le potenzialità maggiori di successo». Accanto all'Iptv si sta però sviluppando un secondo tipo di televisione, la web tv, che nasce da Internet ed è basato sui network sociali e sui contenuti autoprodotti dal pubblico.

Sono i siti come MySpace di Murdoch, YouTube di Google, Joost di eBay, meccanismi potenzialmente creatori d’oro (la pubblicità personalizzata) sui quali non a caso i big globali hanno messo le mani. Anche qui però, viene obiettato, siamo davanti a un fenomeno che riguarderà nicchie importanti ma avrà bisogno di tempo per affermarsi.

Se si sentono gli operatori, ci si fa l'idea che Alice non è ancora entrata nel Paese delle meraviglie ma segnala un attivismo interessante.

Esempio: Fastweb (che dichiara 200 mila abbonati alla tivù, il 25% degli abilitati a riceverla, su un totale di 1,2 milioni di clienti) è convinta che puntare sulla televisione sia il modo migliore per tener legata a sé la clientela (l’Arpu, il ricavo medio dell'utente con il piccolo schermo è del 40% più alto di quello che non ce l'ha): «Ci crediamo a tal punto — dice il direttore marketing Paolo Agostinelli — che prendiamo il rischio di lanciare una formula di abbonamento alla sola televisione».

Programmi di sviluppo anche per Telecom Italia, che — dopo Alice Tv (100 mila abbonati stimati dal mercato, con l'obiettivo di raddoppiarli entro il 2007 grazie al recente accordo con Murdoch per ritrasmettere l'intera produzione Sky) — si appresta a lanciare il quadruple play , cioè l'offerta combinata di Internet-tivù-telefono fisso-telefono mobile con un'altra campagna pubblicitaria della serie famiglia Abatantuono che partirà domani.

«Sulla nostra piattaforma — dice Massimo Castelli, responsabile della telefonia fissa di Telecom Italia — oggi possiamo offrire 270 canali, i 170 di Sky e i 100 nostri. Ma vogliamo anche rivolgerci al mondo delle comunità web e dei contenuti autoprodotti dagli utenti. Offrendo loro la possibilità di un accesso televisivo abbordabile, poco più costoso della creazione di un sito Internet».

Il ruolo degli operatori di tlc non va sottostimato perché in fondo il know-how del networking sociale ce l'hanno loro (da un secolo). Tim Tribù è solo un piccolo esempio delle possibili «collusioni» positive tra vecchi telco e nuove comunità, un territorio ancora tutto da esplorare.

Nel tempo potremmo davvero vederne delle belle, come, anche, qualche inedita alleanza tra telefonici e società di videogame tipo Sony, che sono le vere maestre di interattività grazie all’esperienza maturata con le Playstation. «Ma gli operatori telefonici — obietta Valerio Zingarelli, amministratore delegato di Babelgum Tv (la web tv in inglese fondata da Silvio Scaglia che vedrà la luce nel prossimo aprile) — guadagnano ancora troppi soldi dai servizi tradizionali per puntare con vera decisione su cose nuove».

Da non sottovalutare, poi, l'altra reazione alla crisi della tivù generalista: quella della tivù generalista stessa. Mediaset punta a trasformarsi da broadcaster tradizionale in vera media company. Si internazionalizza ed entra nel mercato pay; inoltre, con l'acquisizione di Endemol, potenzia la capacità produttiva in Europa, mentre con l'accordo Warner-Universal arricchisce l'offerta per il digitale terrestre.

Tuttavia anche la Rai, pur con tutti i suoi travagli, ha un piano di sviluppo nel digitale terrestre, che, se approvato dal Cda e messo in opera, porterà nel 2010 a 8 canali più 2 in alta definizione: le 3 reti attuali, più Rai 4 e Rai 5 dedicate ai giovani, Rai News 24, il canale sport e il canale bambini (i cui ascolti pare stiano raggiungendo picchi imbarazzanti per gli stessi broadcaster). Il modello di viale Mazzini è a «coda corta», cioè pochi canali in chiaro con alti ascolti concentrati, l'opposto del modello a coda lunga di Sky, globale, a pagamento, con tanti canali e poca gente che li guarda.

L'Italia in sostanza da un lato soffre i limiti del «duopolio collusivo» e di cattive leggi del passato che continuano a far danno nel presente (non è un caso che nessun nuovo soggetto abbia investito in Italia nel digitale terrestre). Dall'altro lo stesso duopolio, anche se la cosa non sarà condivisa da qualcuno, produce una buona tv, che pur in crisi continua a fare grandi ascolti. Complessivamente, insomma, quella che va in onda non è una storia tutta «in scuro»: non è il Paese delle meraviglie ma neppure il Paese degli orrori.

Edoardo Segantini
per "Il Corriere della Sera Economia"

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