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Ecco come Netflix punta sull'Italia, abbonamento a meno di 7 euro

Ecco come Netflix punta sull'Italia, abbonamento a meno di 7 euro

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Fonte: Ansa

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Internet e Tv
  venerdì, 17 luglio 2015
 18:01

Ecco come Netflix punta sull'Italia, abbonamento a meno di 7 euroCominciare con un dvd in una busta rossa da recapitare porta a porta agli abbonati americani, era il 1999, e arrivare oggi a coprire con un servizio di streaming di serie e documentari 60 paesi nel mondo con investimenti produttivi in 17 paesi, avendo quasi 66 milioni di utenti e 5 miliardi di dollari di budget per il 2016 con un 20% da investire nelle produzioni locali: una parabola velocissima e già premiata, come testimonia l'ultim'ora delle 34 nomination agli Emmy.

A raccontare questo nuovo che avanza è Mr. Netflix, Ted Sarandos che ha scelto Ischia Global Fest per la prima uscita pubblica in Italia, particolarmente importante poichè il 16 ottobre il servizio arriverà anche nel nostro paese. Alla villa La Colombaia, che fu di Luchino Visconti, ad ascoltarlo sono arrivati in tanti, il presidente dei produttori Apt Marco Follini, Stefano Balassone dell'Anica, il dg cinema del Mibact Nicola Borrelli e altri produttori come Matilde Bernabei della Lux Vide, Marco Chimenz di Cattleya e soprattutto Iginio Straffi della Rainbow, unico italiano ad avere da tempo un rapporto consolidato con Netflix per le sue Winx ed altro.

Quanto costerà abbonarsi?
«L'equivalente in euro di 7-9 dollari - sotto i 7 euro - come accade in tutti gli altri paesi in cui siamo presenti»

C'è attesa, curiosità e anche qualche apprensione, cosa risponde a chi teme l'invasione?
«La domanda è ricorrente in ogni paese in cui attiviamo il servizio, la prima reazione è di terrore o meglio di confusione. Netflix è un'opportunità, siamo qui non per distruggere il sistema italiano ma per partecipare facendolo crescere e contribuendo alla produzione, il che significa lavoro per gli italiani. Questi i numeri: gli abbonati guardano Netflix in media due ore al giorno per 10 miliardi di ore prodotte guardate nel mondo. All'inizio si pensa che il pubblico abbandoni la tv ma non accade questo, Netflix è altro. A cambiare è solo la quantità e varietà dell'offerta»

Qual è il modello Netflix?
«Prevede l'acquisizione di diritti di trasmissione di contenuti audiovisivi di produzione locale e vere e proprie co-produzioni. Percentuali e tempi variano e dipendono dalla risposta di ciascun paese. In Francia dopo due mesi abbiamo subito attivato una co-produzione, Marsiglia, ad alto budget e con Depardieu nel cast, in altri paesi invece solo dopo 3 anni è capitato di attivare le coproduzioni. Ad agosto debuttiamo con due serie nuove: la prima serie in lingua spagnola, la messicana Club de Cuervos sul calcio, e la brasiliana Narcos su Pablo Escobar. In Italia abbiamo l'accordo con Rainbow e vorremmo avere ulteriori licenze prima del debutto di ottobre», ha risposto senza dare titoli (la serie Cattleya su Mafia Capitale è una proposta di cui si parla).

In Italia si attendeva Netflix da tempo, ma l'infrastruttura è la nota dolente, cos'è cambiato ora?
«Diciamo che è un atto di fiducia.L'Italia ha un potenziale narrativo enorme e pensiamo che il problema della banda larga si possa risolvere in tempi brevi»,

Sarandos, senza accennare all'eventuale accordo con Telecom che pure potrebbe essere imminente. Due delle serie che hanno fatto la fortuna di Netflix nel mondo, House of Cards e Orange is new black, sono trasmesse con successo, la prima su Sky la seconda su Mediaset Premium.  Si vedranno sulla nuova piattaforma on demand?
«In 2-3 settimane contiamo di fare il punto. È chiaro che puntiamo a riprenderci i nostri prodotti come è ovvio una volta arrivati in Italia».

Quali generi e quali formati per il mercato italiano?
«A noi interessano i contenuti e la massima qualità senza rigidità di generi e formati. Abbiamo documentari, come Chef Table che va in onda in tutto il mondo ed è il programma di cucina a più alto budget mai prodotto, e poi commedie, dramma, animazione».

Il local con Netflix diventa global e magari va in onda in contemporanea mondiale, con quali regole?
«A noi interessano proposte che raccontino i territori superando le barriere linguistiche. Siamo diffidenti rispetto alle produzioni cosiddette internazionali girate magari in lingua inglese per accontentare il mercato estero. È la potenza della narrazione che deve fare la differenza e diventare brand. Prendiamo Gomorra, italiano anzi napoletano, brand affermatissimo anche all'estero grazie a qualità eccellente e alto livello narrativo. Ma ci sono anche eccezioni: Marco Polo, di cui stiamo cominciando la seconda stagione, una produzione da 800 persone, girata tra Venezia, Malesia, Kazakistan in 27 lingue».

Aprirete società in Italia?
«Netflix è una società americana. In Europa con sede ad Amsterdam c'è una nostra entità europea. Localmente invece usiamo piccoli uffici per marketing e pubbliche relazioni. I nostri contatti sono solo con i produttori indipendenti locali, non chiederemo ad esempio accesso agli incentivi ministeriali. Quanto agli investimenti non c'è una cifra precisa destinata all'Italia: dipenderà dal numero degli abbonati che faremo qui e dall'audience globale che i contenuti italiani riusciranno a fare».

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