Romanzo Criminale su SKY Cinema: stasera visibile a tutti gli abbonati Sky

Romanzo Criminale su SKY Cinema: stasera visibile a tutti gli abbonati Sky

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Fonte: Digital-Sat (com. stampa)

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Sky Italia
  lunedì, 10 novembre 2008
 00:00
A partire da questa sera e per 11 settimane Sky Cinema si tinge di giallo per rivivere una delle storie più appassionanti scritte nell'ultimo decennio: arriva la serie tv "Romanzo Criminale", prodotta da Sky Cinema e Cattleya, in collaborazione con RTI-Mediaset.
 
Per l'occasione il primo doppio episodio (questa sera dalle ore 21.00 su Sky Cinema 1 e Sky Cinema HD) sarà visibile a tutti gli abbonati Sky, anche ai non possessori del pacchetto Cinema.
 
 
LA SINOSSI
 
Roma, fine anni Settanta. Sono anni turbolenti.
Il Libanese, ambizioso leader di una piccola ma agguerrita batteria di Trastevere, ha fatto la gavetta maturando una convinzione: se comandano tutti vuol dire che non comanda nessuno. Roma è lì, in attesa di qualcuno che abbia il fegato e la forza di prendersela. Ma coraggio e idee non bastano. Servono uomini e, a parte i fidati Dandi, Bufalo e Scrocchiazeppi, Libano ha pochi effettivi. E poi servono le armi e, soprattutto, i soldi per comprarle. E’ in questo momento che il Libanese fa un incontro decisivo con Il Freddo e la sua batteria (i fratelli Buffoni e Fierolocchio) che, pure loro, vivacchiano in attesa della grande occasione. Libano e Freddo sono diversi come il sole e la luna, ma si capiscono al primo sguardo. Una stretta di mano e le due batterie diventano una banda, anzi la Banda. Abbastanza forte da mettere a segno il grande colpo che Libano progetta da tempo: rapire il barone Rosellini. Al momento di spartirsi i due miliardi del riscatto Libano e Freddo propongono ai loro compagni di non buttare i soldi in donne, droga e champagne, ma di tenerli insieme e investirli per prendere in mano il mercato della droga. Tutti accettano.
 
La nuova banda deve crescere e, per farlo, ha bisogno di canali, alleanze, accordi. Il primo e più importante viene siglato con uno dei boss più forti della città: il Sardo, uomo della camorra sulla piazza romana. Il Sardo accetta di entrare nel sodalizio criminale alla pari con il Libanese e porta in dote i suoi contatti e i suoi uomini, Ricotta e Trentadenari. Libano e i suoi ora sono liberi di muoversi: decisi, affamati di potere, sanguinari se occorre e gli affari cominciano a girare. Con le buone o con le cattive le bande di Roma chinano il capo davanti ai nuovi arrivati. Tutte a parte quella del Terribile che, tra i tanti ducetti di Roma, è quello più restio ad accettare la loro ascesa. Una dimostrazione di forza che il vecchio boss pagherà con la vita.
 
Ora, davanti al Bar di Franco, base operativa della banda, si allunga la fila dei questuanti. Tutti vogliono fare affari con la Banda. Criminali, comuni e politici; in testa i neofascisti del Nero, emissari della criminalità organizzata. Anche gli uomini dei servizi segreti, mandati dal Vecchio, manovratore occulto della politica italiana degli ultimi trent’anni, praticamente il potere incarnato. Se il suo occhio attento si è posato sulla Banda vuol dire che il sogno del Libanese si è avverato: si sono presi Roma e lui ne è il nuovo Cesare. Ma c’è anche un’altra parte dello Stato che ha seguito sin dall’inizio le vicende della banda: giovane, ambizioso, idealista, impopolare tra i colleghi perché di idee sinistrorse, l’ispettore Nicola Scialoja inizialmente intravede nella lotta alla banda la possibilità del tanto agognato salto di carriera. L’alternarsi di effimeri successi e solenni sconfitte trasformeranno presto le sue indagini in una questione personale con uno dei capi, il Dandi. Oggetto del contendere l’affascinante e tormentata Patrizia, la prostituta più bella di Roma.
 
Il finale è in crescendo: nella banda, giunta oramai all’apice del successo, esplodono le rivalità che covavano sotto la cenere fin dall’inizio. Dandi, influenzato dalle sue amicizie altolocate, punta a diventare un malavitoso da palazzo. Il Freddo, innamoratosi di una brava ragazza, è sul punto di lasciarsi alle spalle il passato e cambiare vita. Tutti gli altri, accecati dal potere, bruciano i soldi in un vortice edonistico ed autodistruttivo. Il Libanese, rimasto improvvisamente il solo a tenere la strada, mostra il fianco ai suoi nemici…
 
DAL LIBRO, AL FILM, ALLA SERIE
 
“Romanzo Criminale” è ormai un cult: battute, personaggi, dettagli, situazioni, sono diventati una sorta di codice per un vasto e appassionato pubblico che ha visto il film al cinema, in dvd (record di vendita) e in onda su SKY Cinema. Il film è in breve diventato un cult per il suo essere non soltanto una storia, un racconto, ma come un mondo a tutti gli effetti. Un mondo epico e coinvolgente in cui si desidera rimanere, in compagnia dei suoi mitici personaggi. Per questo l’idea della serie televisiva nasce anche dall’impulso di dare una risposta a tutti coloro che avevano nostalgia del mondo di “Romanzo Criminale”.

Gli sceneggiatori del film, Stefano Rulli e Sandro Petraglia, avevano dovuto lavorare molto per portare il romanzo fiume di De Cataldo alla dimensione, peraltro sempre debordante, di due ore e cinquanta della versione integrale del film. E durante il montaggio Michele Placido aveva faticato molto per arrivare alle due ore e venti della versione cinematografica. Il materiale rimasto fuori era davvero sterminato. Una ventina di personaggi erano spariti e le stesse vicende inserite nel film avevano subito torsioni e crasi e, pur conservando e anche sublimando lo spirito del libro, si erano allontanate di molto dalla lettera. Nel lavoro di scalettatura della serie, gli sceneggiatori Daniele Cesarano, Paolo Marchesini, Barbara Petronio e Leonardo Valente, si sono subito resi conto di essere entrati in una dimensione naturale: il materiale si dispiegava in tutta la sua ampiezza, i personaggi sacrificati riprendevano respiro, i "tagliati" resuscitavano. E si sentiva fortemente l'aria del tempo, che nel film era affidata solo al breve prologo-epilogo dei bambini e all'effetto subliminale della colonna sonora. Nella serie invece si dilata, destinata a farsi respirare a pieni polmoni.

Un’aria che non è solo legata agli avvenimenti politici, drammatici ed enigmatici (che comunque nella serie hanno maggiore spazio) ma, ancor più alla materia di cui sono fatti i personaggi. Cresciuti negli anni Sessanta, i nostri eroi hanno l'impronta indelebile dell'epoca anche se sanno poco e hanno idee confuse, portano l'imprinting di ribellione allo status quo di insubordinazione permanente, di gusto gaglioffo dello sberleffo, di amore per il piacere della vita, di mancanza fondamentale di freni inibitori nell'afferrarla: portano le stimmate proprie di chi ha avuto la ventura di crescere in quegli anni. E' quello spirito che li porta a rompere equilibri e tabù, a fare quello che nessuno aveva fatto prima: fino alla massima volontà di potenza, fino all'ubris, fino anche all'autodistruzione, pur sempre gloriosa. Gli anni (i '60 dell'origine e i '70 dell'azione) sono nella serie molto presenti, con le loro mode, le loro musiche, i loro ferrei codici di riconoscimento, la loro irrefrenabile vitalità. In una storia, piccola o grande, che è stata possibile o immaginabile solo in anni speciali e irripetibili.

 
NOTE DEL REGISTA STEFANO SOLLIMA
 
Un racconto epico e complesso come “Romanzo Criminale” ha richiesto una particolare attenzione nella ricerca degli attori. L’ampio arco narrativo della storia, una decina d’anni almeno, esigeva certamente dei giovani interpreti, portatori però di una maturità umana e professionale che gli consentisse di raccontare ed interpretare anche la fase adulta e tragica dei propri personaggi. Ulteriore requisito fondamentale era che gli interpreti avessero caratteristiche fisiche ben definite, al limite della maschera, così da agevolare l’immediata riconoscibilità dei numerosissimi personaggi del racconto. Volevo anche astenermi da qualsiasi tipo di patinatura, al contrario andando a cercare tipi più vicini all’anima borgatara e proletaria dei veri componenti la “banda”, così da restituire sullo schermo il massimo realismo possibile. La risposta a queste esigenze ci ha condotto, in maniera molto naturale, alla sfida più rischiosa, ma anche la più sensata e stimolante, che è stata quella di affidare praticamente tutti i ruoli ad attori emergenti, alcuni di esperienza ma non ancora noti al grande pubblico, altri esordienti assoluti. A completare la ricerca di oggettività, alcuni ruoli sono stati affidati ad attori/detenuti che operano nei laboratori dei carceri romani, portatori di una verità ed umanità assolutamente rari. La straordinaria verità e la non immediata riconoscibilità degli attori sono sicuro favorisca il pubblico nel processo di immedesimazione con i personaggi della storia.
 
Il racconto visivo, attraverso la fotografia, la scenografia e i costumi è stato teso a restituire i colori, acidi e sgargianti, solari e pieni di vita del finire degli anni '70. Un’atmosfera radiosa che cominciava però ad ingrigirsi ed incupirsi col sopraggiungere delle tensioni sociali e politiche che culminarono con gli anni di piombo. L’idea era quella di non assecondare i canoni classici del genere, atmosfere cupe e poco illuminate, per non tradire l’immagine solare e calda della città, la luminosità mediterranea che in un certo senso doveva essere protagonista del nostro racconto. Abbiamo scelto di assecondare quindi lo svolgimento della storia. La banda degli inizi, le debolezze, la simpatia e vitalità dei protagonisti hanno suggerito una certa leggerezza e luminosità del racconto fotografico che via via, col procedere drammatico della storia, con l’indurirsi dei nostri personaggi, s’incupisce, ingrigendosi quasi nel finale tragico. La nostra è una storia nera e cupa ambientata però in una città assolata e vitale. Roma. Estrema attenzione è stata dedicata quindi alla ricostruzione scenografica della città di quegli anni. L’obiettivo è stato quello di rendere con la maggior fedeltà possibile l’atmosfera che si respirava a Roma, prestando una notevole cura quindi all’utilizzo delle location esterne. I nostri personaggi si muovono, infatti, in ambienti spaziosi, con il traffico, la folla e l’arredo urbano di quegli anni, ricostruzione resa possibile da un meticoloso lavoro di ricostruzione scenografica e miscelando materiale girato dal vero ad effetti speciali visivi. Lo stile di ripresa adottato, quasi istintivamente, è stato quello di utilizzare quasi esclusivamente la macchina da presa “a spalla”, consentendo agli attori una completa libertà d’azione, senza vincoli formali, con la macchina da presa che non molla mai l’emozione dell’interpretazione, senza virtuosismi o movimenti scattosi, semplicemente con un racconto non statico ma vivo, un leggero vibrare e respirare assieme agli attori.
 
Impossibile poi raccontare quegli anni prescindendo dalla musica. Abbiamo utilizzato quindi canzoni che ci aiutassero a sottolineare il racconto e a scandire i diversi periodi storici dell’arco narrativo. Da una parte la musica melodica italiana: Claudio Baglioni, Alan Sorrenti, Vasco Rossi, Patty Pravo, Umberto Tozzi, Rino Gaetano e soprattutto Franco Califano, neoromantico cantore della Roma borgatara e coatta, e, dall’altra, il ritmo della discomusic con Sylvester, gli Chic, Diana Ross, Amii Stewart, I Trammps e tanti altri. A contrasto invece la colonna sonora originale è moderna, elettronica e rarefatta, più vicina alle sonorità contemporanee. In oltre un anno di intenso lavoro, complici tecnici ed attori straordinari, abbiamo dato vita a questa piccola/mastodontica creatura, che, da oggi, comincerà a muovere i primi passi e a vivere di vita propria.
 
I PROTAGONISTI
 
Il Libanese  (interpretato da Francesco Montanari)
 
Cupo, intelligente, cattivo. E’ il capo indiscusso e ha un unico amico: il Freddo.
 
Il Libanese è un capo, un criminale visionario guidato da un sogno: mettere in piedi una Banda capace di conquistare Roma. Come la Mafia in Sicilia e la Camorra a Napoli. La sua lealtà ad un progetto criminale che mai nessuno ha neanche sognato di realizzare è assoluta e feroce. Per riuscirci, Il Libanese è disposto ad allearsi con chiunque possa assicurargli la vittoria finale.
 
Il Freddo  (interpretato da Vinicio Marchioni)
 
Taciturno e distaccato, cerca la strada per una vita normale con la “candida” Roberta.
Ribelle e romantico, il Freddo è un criminale che crede nell’amicizia e nella lealtà. Anche lui, come il Libanese, vuole conquistare Roma, ma per farlo non è disposto a scendere a patti con la politica e con la Mafia. Combattuto tra smania di potere e voglia di normalità, quando incontra Roberta, una brava ragazza che cerca di redimerlo, medita di cambiare vita e lasciarsi tutto alle spalle.
  
Il Dandi  (interpertato da Alessandro Roja)
 
Tanto simpatico quanto furbo, ha un unico punto debole, l’amore non ricambiato per Patrizia.
 
Divorato dall’ansia di riscattare le sue umili origini, il Dandi coltiva in silenzio il sogno di diventare un capo. E per riuscirci studia dai migliori. Non ha la lucidità del Libanese, né la generosità del Freddo, ma è scaltro abbastanza da prendere il meglio da chi lo circonda ed usarlo per intessere una fitta trama di alleanze. Anche l’astuto Dandi, però, ha un punto debole: l’ossessione che Patrizia ricambi il suo amore.
 
 
Scialoja  (interpretato da Marco Bocci)
 
Poliziotto grintoso e intraprendente. Trova in Patrizia un’amante e una nemica.
 
Scialoja è un commissario giovane e idealista. E' ambizioso, il suo sogno è entrare nell’Antiterrorismo. Grazie al suo fiuto investigativo, Scialoja è l’unico ad intuire le potenzialità dell’organizzazione del Libanese. Per riuscire a sgominarla non esita a fare leva su Patrizia, con cui inizia una relazione tormentata e passionale che farà emergere il lato oscuro del suo carattere.
 
 
Patrizia  (intreprata da Daniela Virgilio)
 
Bomba sexy dagli occhi oltristi. Contesa dal Dandi e dal commissario Scialoja.
 
Patrizia è il nome d’arte della prostituta più bella di Roma. Fredda, tormentata e ammaliante, Patrizia non permette a nessuno dei suoi clienti di entrare nella sua sfera privata. Neanche al Dandi, che pure vorrebbe fare di lei la sua donna. Patrizia, cinicamente, userà l’amore del Dandi per rafforzare la sua indipendenza. Solo Scialoja riuscirà a rompere la sua corazza e a mettere a nudo le sue fragilità.
 
 
 ALTRI PERSONAGGI
 
Andrea Sartoretti – Bufalo
Riccardo De Filippis – Scrocchiazeppi
Mauro Meconi – Fierolocchio
Edoardo Pesce – Ruggero Buffoni
Lorenzo Renzi – Sergio Buffoni
Alessandra Mastronardi – Roberta
Jesus Emiliano Coltorti – Il Nero
Marco Giallini – Il Terribile
 
GLI EPISODI DI QUESTA SERA
 
Episodio 1 - 10 novembre 2008, ore 21.00
Il Libanese, un piccolo criminale che sogna in grande, propone agli uomini della sua batteria di unirsi a quella del Freddo, anch’essa dedita a piccoli furti su commissione. Insieme le due batterie pongono le basi per un audace piano criminoso: rapire il ricco barone Rosellini. Seppur con qualche difficoltà e con un grande spargimento di sangue, intascano il riscatto. Al momento di dividere i soldi, Libano espone alle due batterie il suo grande progetto: mettere i soldi in comune per formare un sodalizio criminale abbastanza potente da conquistare Roma.
Ad indagare sul rapimento viene chiamato il giovane e ambizioso Scialoja, che intravede l’occasione per mettersi in mostra e ottenere il tanto sospirato passaggio all’Antiterrorismo.
 
Episodio 2 - 10 novembre 2008, ore 22.00 circa
Mentre Scialoja si mette sulle tracce delle banconote segnate del rapimento, la nuova Banda pone le basi per realizzare il sogno del Libanese: conquistare Roma. Libano, appoggiato dal Freddo, propone di investire i soldi nel mercato della droga e a tale scopo si accorda con il Sardo, uomo di fiducia della Camorra a Roma.
Oltre a stringere accordi, Libano si ritrova a dover gestire un gruppo di criminali coraggiosi, ma eterogenei e indisciplinati. Per dimostrare al resto della Banda di essere un vero capo costringe uno dei suoi uomini, Sergio Buffoni, a restituire una Porsche appena comprata con i soldi del rapimento. Purtroppo per la Banda il Dandi, fidato luogotenente del Libanese, paga in contanti le prestazioni della prostituta più bella di Roma, Patrizia.
 

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