We Are Who We Are su Sky Atlantic e NOW TV (in 4K HDR con Sky Q SAT)

We Are Who We Are su Sky Atlantic e NOW TV (in 4K HDR con Sky Q SAT)

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Fonte: Digital-News (com.stampa)

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Sky Italia
  venerdì, 09 ottobre 2020
 06:00

We Are Who We Are su Sky Atlantic e NOW TV (in 4K HDR con Sky Q SAT)Luca Guadagnino porta per la prima volta il suo inconfondibile stile cinematografico in TV con  WE ARE WHO WE ARE, una serie Sky-HBO composta da otto episodi, il cui debutto è previsto il 9 ottobre su Sky Atlantic (anche in 4K HDR con Sky Q satellite) e in streaming su NOW TV. Sarà ovviamente disponibile anche On Demand.

Una storia di formazione con protagonisti due adolescenti americani che, insieme alle loro famiglie composte da militari e civili, vivono in una base militare americana in Italia.La serie parla di amicizia, di primi amori e di tutti i misteri dell'essere un adolescente. Una storia che ogni giorno si ripete in ogni parte del mondo, ma che in questo caso avviene in un piccolo scorcio di Stati Uniti in Italia.

Jack Dylan Grazer interpreta Fraser, un quattordicenne timido e introverso, che da New York si trasferisce in una base militare in Veneto con la madre Sarah (Chloë Sevigny) e la compagna Maggie (Alice Braga), entrambe in servizio nell'esercito statunitense.  Tom Mercier (Jonathan) interpreta l’assistente di Sarah. Jordan Kristine Seamón interpreta Caitlin, un'adolescente apparentemente spavalda e sicura di sé che vive da anni con la sua famiglia nella base e parla italiano. Rispetto al fratello maggiore Danny (Spence Moore II), Caitlin ha un rapporto più stretto con il padre Richard (Scott Mescudi) che non con la madre Jenny (Faith Alabi), con la quale la comunicazione è più difficile.  Caitlin è la figura cardine del suo gruppo di amici, di cui fanno parte Britney (Francesca Scorsese), una ragazza schietta, arguta e sessualmente disinibita, Craig (Corey Knight), un allegro e bonario soldato di circa vent'anni, Sam (Ben Taylor), il geloso ragazzo di Caitlin  che è anche il fratello minore di Craig, Enrico (Sebastiano Pigazzi), uno spensierato diciottenne del Veneto che ha un debole per Britney, e infine Valentina (Beatrice Barichella), una ragazza italiana.

Luca Guadagnino è un regista, sceneggiatore e produttore noto per lo stile visivamente d’effetto e i ritratti psicologici di forte impatto. Tra i vari riconoscimenti ricordiamo quelli per i film Io sono l'amore e A Bigger Splash, entrambi candidati all'Oscar, ai Golden Globe e ai BAFTA, nonché il grandissimo successo al box-office Chiamami col tuo nome e, più di recente, il cult Suspiria, ambedue candidati all'Oscar e ai BAFTA.

La serie fa parte della selezione ufficiale della Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2020 e ha avuto la sua prima mondiale al Festival internazionale del cinema di San Sebastián.

SINOSSI - Fraser (14 anni) si trasferisce in una base militare statunitense in Veneto. Qui conosce la coetanea Caitlin che abita proprio davanti a lui. Entrambi vivono un periodo di confusione riguardo ai loro desideri e ad ogni aspetto della loro identità. Stringono un forte legame, si supportano a vicenda e fingono di stare insieme per evitare le pressioni dei coetanei e del mondo esterno. Mentre Caitlin mette in discussione il suo lato femminile interrogando una possibilità di mascolinità, Fraser ha una cotta per un ragazzo più grande, Jonathan, collaboratore di sua madre Sarah. Le prime esperienze amorose avranno un effetto dirompente nelle loro vite.

Il primo episodio si apre con l’arrivo in Italia di uno dei protagonisti, il quattordicenne Fraser (Jack Dylan Grazer). Dopo che Sarah (Chloë Sevigny), una delle sue due madri, viene promossa a Colonnello in una base militare statunitense in Veneto, il ragazzo si trasferisce con la famiglia in Italia da New York. Mentre esplora la nuova realtà entra in contatto con dei ragazzi: è subito incuriosito da una di loro, la misteriosa Caitlin (Jordan Kristine Seamón). La sera stessa del primo incontro, Fraser incrocia Caitlin in abiti maschili e decide di seguirla in un bar dove la osserva flirtare con una ragazza italiana.

Nel secondo episodio, Caitlin discute dei suoi problemi con il fidanzato Sam (Ben Taylor). La ragazza si accorge poco dopo di avere le sue prime mestruazioni, evento che vive con grande turbamento. Tornata a casa, ne parla con il padre (Scott Mescudi), ma il loro rapporto sembra raffreddarsi a causa della sua femminilità emergente. Caitlin, che si è accorta della presenza di Fraser nel bar, nei giorni seguenti evita il ragazzo, ma lui le fa capire che la supporta facendole recapitare a casa un regalo: dei vestiti da uomo.

We Are Who We Are è una serie Sky Original coprodotta da Sky e HBO; Luca Guadagnino ne è showrunner, produttore esecutivo, sceneggiatore e regista; la serie è prodotta da Lorenzo Mieli per The Apartment e Mario Gianani per Wildside, entrambe del gruppo Fremantle, con Small Forward, insieme a Guadagnino, Elena Recchia, Nick Hall, Sean Conway e Francesco Melzi d’Eril; è scritta da Paolo Giordano e Francesca Manieri insieme a Guadagnino. Distributore internazionale: Fremantle.

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WE ARE WHO WE ARE - VENERDÌ 9 OTTOBRE I PRIMI DUE EPISODI
DALLE 21.15 SU SKY ATLANTIC E
IN STREAMING SU NOW TV. DISPONIBILE ON DEMAND
DISPONIBILE ANCHE IN 4K HDR CON SKY Q PREMENDO IL TASTO VERDE

 LE DICHIARAZIONI DI PRESENTAZIONE DELLA SERIE

A dirigere We Are Who We Are, è il regista Luca Guadagnino:

«Tutto è nato nel gennaio 2017, immediatamente dopo il successo al Sundance Film Festival di Call me by your name, il produttore Lorenzo Mieli mi chiese se l’idea di una serie sulla fluidità di genere, ambientata in un tipico sobborgo americano, poteva interessarmi. In generale non sono molto attratto da quel che gli anglosassoni chiamano “topic”, cioè da quei soggetti sensibili da trasformare in narrazione, ma l’idea di rappresentare una comunità americana mi incuriosiva molto, mi spingeva a uscire dai binari per scoprire e percorrere nuove strade. Non so perché, mi tornò in mente l’infanzia di Amy Adams, l’attrice mi aveva raccontato anni fa che, essendo figlia di un militare, era nata e cresciuta per alcuni anni nella base americana Ederle di Vicenza. Quel ricordo fu in qualche modo una fonte di ispirazione che mi portò a pensare: e se invece di raccontare la periferia americana, che ormai è quasi uno stereotipo del cinema indipendente, immaginiamo una comunità molto specifica come quella di un gruppo di soldati espatriati all’estero con le loro famiglie? Un microcosmo di militari che ricrea la propria America fuori dai confini del proprio Paese, per esempio in Italia… Da questa idea è nata una bellissima collaborazione con Francesca Manieri e Paolo Giordano che, ancora prima del mio coinvolgimento nella serie, avevano già iniziato a lavorare su un soggetto. Il mio contributo allo sviluppo della sceneggiatura è stato soprattutto quello di dire: non limitiamoci alle azioni, al plot, ma concentriamoci sui personaggi, cerchiamo di aderire in maniera profonda al loro comportamento, come faceva Maurice Pialat, un regista che contrariamente ad altre figure opache o minori del mondo cinematografico, rifiutava di incatenarsi a dei paradigmi di “reductio ad unum” e celebrava invece la libertà. In We Are Who We Are non c’è solo l’influenza del suo Ai nostri amori, sono stato anche ispirato da altre sue opere meravigliose, come Sotto il sole di Satana, un film tratto dal romanzo di Bernanos che gli valse una Palma d’Oro fischiata a Cannes nel 1987 e per il quale è stato parecchio infelice. Mi piace pensare che la sua visione disincantata del sacro o la sua capacità di fare emergere il sacro in un mondo di corruzione abbia influenzato anche alcune parti della narrazione di questo racconto di formazione, in particolare la costruzione di alcuni personaggi, come quello di Danny. Vorrei chiarire un equivoco: quando penso di fare un omaggio a un cineasta che amo non vuol dire che l’unico mio paradigma o l’unica mia prospettiva sia rifare un suo film per appropriarmene o imitarlo. Il mio desiderio di celebrare un autore nasce dall’incontro emotivo, intellettuale e morale con delle figure maestose come possono esserlo Maurice Pialat, Chantal Akerman o Bernardo Bertolucci. Avendo divorato i loro film e le loro interviste, il mio omaggio è una sfida a ragionare, in un confronto ideale, con dei maestri che sento di poter interpretare grazie alla conoscenza del loro sistema intellettuale. Lo spirito di Maurice Pialat aleggia su tutta questa serie che amo definire un “film” in otto atti, e infatti, durante lo sviluppo della sceneggiatura e la costruzione dei personaggi, era diventato il nostro punto di partenza e di arrivo. Così, con grande pazienza, ricerca approfondita sul mondo delle basi militari e rigore infinito nei dettagli, la nostra galleria di personaggi ha preso vividamente forma: i ragazzi, le famiglie, il microcosmo militare… Pensando anche al cinema corale di maestri come Demme, Altman, Rossellini o Fellini, in cui ogni personaggio, anche il più piccolo, era talmente vero da rimanere impresso nell’immaginario collettivo, abbiamo cercato di dare una dignità a tutti senza creare una gerarchia rispetto all’importanza degli attori o dei personaggi. Mi piace pensare che We Are Who We Are sia una sorta di commedia umana che racconta come, ai giorni nostri, un gruppo di espatriati in una base militare vive le proprie idiosincrasie, desideri e nevrosi. Alcuni penseranno che ho dipinto un microcosmo utopista, ma in realtà racconto un mondo che riflette quello che siamo oggi, perché limitarsi a rappresentare soltanto la media di tutto ciò che accade nel reale? Fin da bambino, ho sempre rifiutato istintivamente questa lettura, questa interpretazione della vita. Se la serie è politica è perché in qualche modo apre lo sguardo sull’altro e dà voce, in modo meno edulcorato del mainstream, a una molteplicità di caratteri che sono piuttosto invisibili o poco rappresentati sugli schermi. Anche due personaggi come Sarah e Maggie (Chloë Sevigny e Alice Braga) sono una coppia di donne sposate che vive delle dinamiche interne che potrebbero risultare piuttosto spiazzanti per un certo tipo di pubblico progressista anglofono. Immagino che certi aspetti del loro carattere e del loro arco narrativo potrebbero risultare complicati da comprendere e da accettare da alcuni, perché è difficile immaginare che un personaggio che appartiene a una minoranza della comunità LGBTQI possa esprimere contemporaneamente bellezza e cinismo profondo. We Are Who We Are mi ha permesso ancora una volta di cambiare rotta, e non avendo un approccio cinico a quello che faccio, mi piace rimettermi costantemente in discussione. Non mi interessa affinare un solo modo di fare cinema, piuttosto mi piace pensare che un film sia come un oggetto di artigianato, un pezzo unico che non si può replicare. Per questo, insieme ai miei collaboratori, lottiamo continuamente per i dettagli, per la cura di ogni aspetto della messa in scena. Temendo la sciatteria più di ogni altra cosa, quando mi accorgerò di non avere più interesse nei dettagli, smetterò di fare cinema. Negli anni ho imparato a lasciare sempre una porta aperta all’improvvisazione durante le riprese, ed è il motivo per cui ho preteso la presenza dei miei sceneggiatori sul set, perché quando ti trovi a girare una scena, anche la più piccola, ti poni mille domande sempre e comunque. Te le poni tu, se le pone l’attore, l’attrezzista, il reparto scenografia, trucco, la costumista, ed è importante catturare e continuare a far girare le idee. In questo senso l’improvvisazione è assolutamente benvenuta, dobbiamo sempre ricordarci e accettare che la realtà è sempre lì e che si incarica lei di forgiare la scena. All’inizio non sai dove stai andando, ma a poco a poco la tua messinscena comincia a delinearsi e più riesci ad aprirti alla realtà e ad andare avanti, più sai quello che stai facendo. Sei come un cieco che brancola nel buio e che lentamente riacquista la vista, o come un bambino. In fondo ogni regista e ogni film seguono lo stesso percorso di vita di un neonato: alla nascita il bebè vede tutto sfocato, distingue solo le ombre e i contorni delle figure che gli sono più familiari, cioè quelli della madre e del padre (o delle madri o dei padri) ma poi, man mano che sviluppa la vista, prende consapevolezza dei propri genitori e comincia a decifrare il mondo. Il mio percorso creativo è lo stesso. Non è perché ho una carriera ventennale che, se domani giro un’altra cosa, so cosa sto facendo. Ogni regia è qualcosa di nuovo, è una rinascita: all’inizio è tutto sfocato, piano piano si formano dei contorni, delle ombre, delle linee, poi inizi a vedere un po’ di colore, le forme si distinguono e alla fine hai la visione. Mi piace che il titolo della serie sia We Are Who We Are: noi, noi tutti insieme, “qui e ora”. È per aderire il più possibile a questo spirito che ho tradito il mio amore per la pellicola e sono tornato al digitale. Mi piaceva l’idea di catturare, come in uno specchio, un presente che potesse aprire uno spiraglio all’improvvisazione, al fuori campo, alla fanciullezza, alla vita».

Nicola Maccanico (Executive Vice President Programming Sky Italia) ha dichiarato:

«We Are Who We Are è una tappa importante per Sky, un progetto diverso da tutto quanto fatto fino ad oggi, una storia di adolescenza che parla a tutti, che riguarda tutti. Una storia raccontata con grande grazia e con grande potenza al tempo stesso. Caratteristiche con cui Luca Guadagnino, uno degli autori più originali e contemporanei del cinema internazionale, sa guardare agli individui e rendere le loro storie personali universali. Con questa serie Luca conferma la sua capacità fuori dal comune nello sfiorare le sensibilità private, nel raccontare le difficoltà di vivere nel mondo di oggi e dell’evoluzione della società e dei suoi costumi. In questo caso va addirittura oltre, perché indirizza sui teenager questa sua straordinaria capacità descrittiva degli stati d’animo, trattando la complessità dell’interazione con l’altro, la scoperta di sè, nell’età delicatissima e impenetrabile in cui tutto questo comincia. Siamo quindi molto orgogliosi di essere al suo fianco per il suo primo progetto televisivo, insieme a HBO, The Apartment, Wildside e Small Forward in un racconto davvero unico, una storia che parla di identità e di appartenenza, attraverso i suoi giovani straordinari protagonisti e il mondo di adulti che li circonda. We Are Who We Are dice e mostra qualcosa di molto profondo e lo fa sin dal titolo, che è una dichiarazione di libertà: siamo - e vogliamo essere - ciò che siamo».

Nils Hartmann (Senior Director Original Productions Sky Italia) ha aggiunto:

«"Forse la giovinezza è solo questo perenne amare i sensi e non pentirsi”: come non ripensare alle parole del poeta Sandro Penna dopo aver visto – anzi, quasi più vissuto – l’opener di We Are Who We Are, la prima serie tv firmata da Luca Guadagnino. Un’esperienza immersiva di sensualità ed emozioni, di titubanze e di azzardi: come stare in mezzo a un gruppo di ventenni e al loro collettivo “risveglio di primavera”. Mai come ora, nell’era dei TikTok e dei Fortnite e della digitalizzazione e gamificazione di tutto, i nostri adolescenti ci possono sembrare degli sconosciuti, perfino degli alieni: questa originalissima serie ci porta in mezzo al loro mondo, e ci fa vivere incontri ravvicinati con quello che siamo, o eravamo. Certo, aiuta avere un cast così denso di giovani talenti e presenze carismatiche, da Chloë Sevigny a Jack Dylan Grazer; e il lavoro di scrittura del regista con Paolo Giordano e Francesca Manieri si sente; e come da tradizione di Sky, maestranze e compagine tecnica sono ovviamente di prim’ordine. Di fatto, se la visione e la personalissima cifra stilistica di un autore come Guadagnino si declina con disinvoltura nella complessità di una serie va reso merito all’impeccabile macchina di produzione allestita insieme a Lorenzo Mieli, The Apartment, Wildside e Small Forward: una macchina duttile, affidabile, capace di trasportare eccellenti registi verso l’autorialità, trasformare autori da bestseller in showrunner o semplicemente mettersi a disposizione di registi da Oscar© e, senza mai tradirne lo sguardo, sostenerne il viaggio iniziatico nelle complessità della forma seriale. A Sky siamo orgogliosi e felici di aver potuto condividere questo viaggio con Luca Guadagnino, realizzandolo interamente in Italia, anche per il pubblico di HBO: e come per ogni viaggio che si rispetti, ci auguriamo che questa immersione nel mondo fanciullesco di We Are Who We Are possa aprire gli occhi, arricchire, emozionare i nostri spettatori in tutto il mondo.»

Alle parole dei due dirigenti Sky ha fatto eco Lorenzo Mieli (Amministratore Delegato The Apartment)

«We Are Who We Are racconta l’insorgenza e l’emergenza della sessualità di due ragazzi che si trasforma nell’arco del racconto in un rapporto sentimentale. Si potrebbe semplicemente definire quindi una storia d’amore. Il racconto è lo strumento migliore per mettere ordine nel caos del desiderio, della sessualità e dei sentimenti che nell’adolescenza diventano esplosivi. Questa serie cerca quindi di raccontare, osservandolo con la maggiore naturalezza possibile, questo caos nella sua forma più vitale. Quella di raccontare degli adolescenti americani in una base militare americana in Italia è stata un’idea sulla quale Luca, assieme ai cosceneggiatori Paolo Giordano e Francesca Manieri, ha lavorato moltissimo, perché – credo - volesse accentuare il senso di estraniamento e di unicità che vivono i personaggi della storia. D’altronde non c’è momento in cui ci si sente più estranei ma allo stesso tempo più ‘centrali’ come durante l’adolescenza. Luca Guadagnino, oltre a essere un grande regista, è un architetto e designer del cinema e del racconto audiovisivo. Lo è per formazione perché quando disegna le strutture narrative, disegna anche gli archi dei personaggi fino al disegno reale della messa in scena. In We Are Who We Are la sfida è stata doppia perché Luca ha voluto architettare ogni dettaglio facendolo sembrare privo di qualsiasi struttura e credo che pochi registi e sceneggiatori al mondo abbiano questa qualità.»

I PROTAGONISTI DELLA SERIE

  • FRASER - JACK DYLAN GRAZER
    Fraser è un quattordicenne newyorkese che si trasferisce con la famiglia in una base militare americana in Veneto. È figlio di Maggie e Sarah - entrambe nell’esercito - e biasima quest’ultima per essere la causa del trasferimento della famiglia. I rapporti con Sarah si fanno sempre più tesi, tanto che Fraser arriva a dichiarare apertamente il suo odio per i militari e per il lavoro della madre. Fraser è un ragazzo timido e riservato con una forte passione per la moda e la tendenza ad esagerare con l’alcol. Si trova spesso a vagare per la base e a osservare gli altri studiandoli e spiandoli ma molto spesso viene scoperto causando reazioni inaspettate. È così che entra in contatto con Caitlin, che nel corso della storia,diventerà la sua migliore amica. Nonostante si mostri spesso freddo e distaccato è, invece, estremamente sensibile ed emotivo: sebbene attratto da diversi personaggi maschili, mostrando interesse, gelosia e affetto nei loro confronti, è ancora estremamente confuso circa il suo orientamento sessuale.

  • CAITLIN  - JORDAN KRISTINE SEAMÓN
    Caitlin vive da diversi anni nella base veneta con la sua famiglia e parla Italiano. È molto vicina a suo padre Richard, ufficiale nella base, che aiuta a contrabbandare taniche di gasolio al mercato nero. Richard la tratta come un ragazzo, cosa che le fa molto piacere, e i due hanno un rapporto molto stretto che esclude Danny, il fratello maggiore di Caitlin. Caitlin vede la pubertà e il suo corpo, che assume tratti sempre più femminili, come una forzatura, una trasformazione in qualcosa che non vorrebbe diventare. È una ragazza popolare ed è il fulcro del suo gruppo di amici. Caitlin appare decisa e sicura ma solo perché nasconde agli altri le sue insicurezze, specialmente per quanto riguarda la sua identità sessuale e di genere. Sarà proprio Fraser ad aiutarla nel lento percorso che la porterà a capire meglio la sua vera identità, ammesso che ne esista una sola e definitiva per lei.

  • SARAH - CHLOË SEVIGNY
    È una donna forte e di grande autorità, forse troppa. Ha un’istruzione molto alta e proviene da una famiglia ricchissima che ha “tradito” abbracciando la carriera militare. Ha un rapporto strettissimo e conflittuale con Fraser avuto da una relazione occasionale con un uomo che ha completamente estromesso dalla vita del figlio. Fraser indirizza contro di lei tutto il suo astio giovanile: la sua nomina a Colonnello e capo della base è stata la ragione per la quale la famiglia si è trasferita in Italia. Riesce a tenere testa con carisma e humor agli ufficiali dell’esercito che cercano di sminuire la sua posizione. È una donna intelligente, risoluta e orgogliosa, ma anche manipolatoria. Dichiaratamente lesbica, è molto legata a sua moglie, Maggie, che tuttavia non riesce completamente ad inglobare nella relazione con Fraser di cui resta in certa forma detentrice e morbosa vestale. Ha con Maggie una relazione molto stretta, ancora viva e con uno strano e forse inatteso equilibrio interno.

  • MAGGIE - ALICE BRAGA
    Lavora alla clinica della base come infermiera militare, ma questa dimensione trascende l’aspetto lavorativo e si riversa anche nei rapporti che Maggie ha con gli altri personaggi con i quali si dimostra affettuosa, amorevole e piena di cure. Tra le due madri di Fraser, Maggie è quella con cui il ragazzo ha un rapporto più facile: è la sua alleata in famiglia, la persona alla quale si rivolge quando ha dei problemi. Eppure una sottile distanza resta sempre tra loro, quella distanza che fa sentire Maggie estromessa dall’unione viscerale che lega Fraser a Sarah. Anche lei, come Fraser, non si sente ascoltata completamente da Sarah e soffre molto la solitudine nel nuovo ambiente. La differenza di classe di tanto in tanto riemerge all’interno della relazione e viene sottilmente usata come leva ricattatoria. Maggie è una donna estremamente sensibile, con la passione per la cucina che ha ereditato dalla nonna brasiliana. La sua dolcezza e apparente disponibile, non cela tuttavia un animo passionale ed intimamente seduttivo. Non è al fondo vero che lei abbia occhi solo per Sarah.

  • JENNY - FAITH ALABI
    È la moglie di Richard e la madre di Danny e Caitlin. È nigeriana, dopo la morte violenta del suo primo marito da cui aveva già avuto un figlio (Danny), incontra Richard contractor nella sua terra e lo sposa, dalla loro unione nascerà Caitlin. Madre e figlia comunicano poco e la ragazza preferisce rivolgersi al padre anche se sembra incapace di comprendere i suoi problemi. All’apparenza gioiosa e cordiale, Jenny nasconde dietro un sorriso luminoso, una complessa vita emozionale scaturita da un passato altrettanto complicato che cerca di lasciarsi alle spalle ma che, al contempo, riverbera nel presente condizionando le sue azioni ed emozioni. Jenny si identifica molto con il suo ruolo di moglie e di madre: ha a cuore che Richard accetti Danny come un vero figlio e quando questo non avviene, la distanza tra Jenny e suo marito aumenta. In cerca di indipendenza osserva lo strano modello che Sarah e Maggie importano nella base. Molte le inattese somiglianze che la legano a Maggie.

  • RICHARD - SCOTT MESCUDI
    Il padre di Caitlin e marito di Jenny. È un militare sfaccettato e complesso: critica la leadership di Sarah ma al contempo contrabbanda taniche di benzina che vende al mercato nero; mostra estremo affetto per Caitlin quasi ignorando l’altro figlio Danny, ma il suo atteggiamento cambia istintivamente quando la ragazza ha le sue prime mestruazioni. Il loro reale allontanamento però interviene quando sua figlia si lega profondamente a Fraser. Si sente minacciato da quel ragazzo e dall’influenza che esercita su sua figlia. È un repubblicano convinto, machista e sicuro delle sue idee e della presa sulla sua famiglia, tutte queste certezze si sgretoleranno tra le sue mani.

  • DANNY - SPENCE MOORE II
    Fratello di Caitlin e figlio di Jenny avuto da una precedente unione, è molto geloso del rapporto che la sorella ha con il padre Richard. Allo stesso tempo è molto possessivo nei confronti di Caitlin che odia e ama alo stesso tempo. Approva la relazione della ragazza con Sam per via dell’amicizia che li lega. È molto amico del fratello di Sam, Craig che vede come un modello da seguire, l’unica persona al mondo con cui si senta veramente in contatto. Anche lui, come gli altri personaggi, sente la necessità di costruire la sua identità e di trovare delle risposte ai dubbi che lo affliggono sulle proprie origini e sulla vita di sua madre prima del matrimonio con Richard. La interroga sul suo padre naturale e sul Dio da cui provengono. Cercando di trovare la sua dimensione, pian piano si avvicina all’Islam.

  • BRITNEY - FRANCESCA SCORSESE
    È la migliore amica di Caitlin. È una ragazza, all’apparenza sicura di sé, spiritosa e sessualmente libera, non ha filtri e le piace spettegolare e fare domande dirette agli altri per capire chi sono o semplicemente spiazzarli: è, infatti, lei a portare Fraser all’interno del gruppo. Nonostante voglia che gli amici la trattino da confidente, trasmette una certa superficialità acuita da una apparente bassa soglia di attenzione, specialmente se in presenza di ragazzi che le interessano. Ha un atteggiamento ambiguo e a volte crudele nei confronti di Caitlin, perché al fondo Britney da sempre cerca disperatamente la sua attenzione e ha solo paura di perderla.

  • SAM - BEN TAYLOR
    Fidanzato brevemente con Caitlin e fratello di Craig, amico di Danny. La sua relazione con Caitlin si rivela decisamente complicata: è un fidanzato insicuro e possessivo, prende di petto chiunque si avvicini a Caitlin e guarda Fraser con diffidenza. Sotto l’aria da bello del gruppo si cela un animo sentimentale. Per quanto si mostri superiore o forte, Caitlin resta per lui la sola luce della sua vita, una luce che non comprende e che è certo di perdere da un momento all’altro.

  • CRAIG - COREY KNIGHT
    Soldato ventenne, fratello di Sam e molto amico di Danny. È una persona solare e sorridente, il punto di riferimento per Caitlin e i suoi amici. Frequenta ormai da tempo l’Italiana Valentina, di cui è profondamente innamorato. È molto legato a Caitlin per la quale è una sorta di fratello maggiore. Incarna l’equilibrio del gruppo e di ogni suo singolo membro. È un ragazzo semplice, ma la sua profonda empatia e il suo buon cuore fanno di lui il cemento del gruppo.

  • JONATHAN - TOM MERCIER
    È un giovane ufficiale, il secondo di Sarah, la madre di Fraser. Lavora a stretto contatto con lei. È alto, biondo, muscoloso, di bell’aspetto e molto affascinante. Sua madre è israeliana e suo padre americano. Giunto tardivamente in America per ricongiungersi a lui, da quell’uomo, come dice lui, ha preso una sola cosa: la cittadinanza. Vagabondo e contrastato è finito sotto le armi per girare il mondo. Prima di arruolarsi, infatti, voleva diventare una rock star. È un uomo misterioso ed ambiguo il cui fascino perturbante non sfuggirà a Fraser come a sua madre Sarah.

  • ENRICO - SEBASTIANO PIGAZZI
    Enrico è un ragazzo Veneto di diciotto anni, fratello di Valentina, spesso si unisce al gruppo, ha un debole per Britney con la quale finisce per avere una breve liaison. Enrico è un ragazzo bonario e giocherellone che si accoda a tutte le scorribande del gruppo. È la presenza che movimenta le feste, quello che ha sempre qualcosa da bere o da calarsi. Vede in quegli amici americani la possibilità di uscire dal microscopico mondo della provincia veneta, ma si accorgerà, malinconicamente, che in fondo sono tutti prigionieri dello stesso buco.

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