L'accordo sui diritti tv porta l'Italia in Europa

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Sport
  venerdì, 02 novembre 2007
 00:00

Ci sono squadre forti e squadre più deboli. Ci sono club nei quali l'azionista di riferimento –che si chiami Berlusconi, Moratti o Agnelli – spende decine di milioni di euro ogni anno. Ci sono altri club che ogni anno fanno i salti mortali per far quadrare i bilanci. Nessun accordo, nessun meccanismo di compensazione potrà annullare queste differenze: in tutto il mondo, in tutti gli sport (per non dire in tutte le competizioni) funziona così.

Ma a chi interessa una partita dove si sa già in partenza chi vince? E quale tv è disposta a svenarsi per immagini di match scontati nei quali Golia batte sempre Davide?

L'intesa sulla ripartizione delle risorse derivanti dalla vendita dei diritti tv, raggiunta martedì dai presidenti delle società di calcio di Serie A, rappresenta il tentativo di contenere le differenze entro limiti accettabili: nel conto economico e di riflesso nelle prestazioni sportive, per mantenere alta la competizione e più interessante il torneo.

Due sono inoltre i pregi evidenti del testo approvato sotto la regia del presidente di Lega, Antonio Matarrese: è stato votato da 14 club su 20, tanti nella litigiosità del pallone italiano; avvicina l'Italia all'Europa e soprattutto alla Premier League inglese: il campionato di gran lunga più seguito e prospero del continente.

In Inghilterra BSkyB (la sorella maggiore di Sky Italia di Rupert Murdoch) e Setanta si sono aggiudicati all'asta i diritti dal 2007 al 2010 pagando circa 3,9 miliardi di euro. Ai quali si deve aggiungere immagini vendute all'estero, telefonini e internet.

La proprietà dei diritti è delle società e la Lega ha il mandato a vendere in blocco potendo agire con più forza sul mercato. La mutualità prevede poi la redistribuzione della metà dei proventi in parti uguali e la restante metà in base ai punti in classifica ed al numero delle presenze nelle dirette e nelle differite (mentre pochissimo viene versato dalla A alla serie inferiore).

La vendita è gestita in modo collettivo anche in Francia e Germania, dove il magnate redivivo, Leo Kirch, ha appena firmato con la Lega un contratto da 3 miliardi di euro per sei anni a partire dal 2009. In Europa fanno eccezione la Spagna (che sta però ripensando la normativa e potrebbe avviare dal 2009) il Portogallo e la Grecia.

In Francia la redistribuzione è molto forte, la Germania utilizza un sistema simile a quello inglese, mentre la Spagna ha una mutualità molto attenuata che non viene riconosciuta da Real Madrid e Barcellona.

In Italia i diritti tv sono stati gestiti dalla Lega fino al 1999 (anche dopo l'arrivo delle pay tv), anno in cui su pressione dell'Antitrust e dei grandi club il Governo intervenne introducendo il principio di soggettività dei diritti.

Oggi l'Antitrust, sulla scia delle decisioni della Commissione europea, ha cambiato opinione spianando la strada all'intervento legislativo. Le entrate delle tv che verranno spartite con i nuovi criteri a partire dal 2010 (allo scadere dei contratti con i broadcaster) sfioreranno il miliardo di euro: dopo anni di negoziazione individuale varrà il cosiddetto 40-30-30.

Il 40% del miliardo verrà diviso tra tutti in parti uguali; un 30% suddiviso sulla base dei successi e della storia di ciascuna squadra; il restante 30% dipenderà dal bacino dei tifosi.

Matarrese deve ancora superare i mugugni della B (ha già convocato un'assemblea straordinaria per mercoledì prossimo) e poi resterà da attendere il testo definitivo elaborato dal Governo la cui delega scade il 9 novembre. Ma il primo passo è stato fatto e se il ministro dello Sport, Giovanna Melandri, sarà di parola a trarne ventaggio non saranno solo le tasche dei club: i soldi delle televisioni dovrebbero infatti servire a investire anche negli stadi e nei settori giovanili.

Luca Veronese
per "Il Sole 24 Ore"

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