Massimo De Luca (Rai Sport): 'Il satellite per amico, spesso battiamo Sky'

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Fonte: Italia Oggi

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Sport
  venerdì, 07 dicembre 2007
 00:00

Massimo De LucaMassimo De Luca è il direttore di Rai Sport da poco più di un anno. Prima del ritorno alla-Rai è stato responsabile dello Sport a Fininvest e Mediaset. Conduttore di programmi di successo come Tutto il calcio minuto per minuto, Domenica Stadio, Pressing Champions League e ora la Domenica sportiva.

Direttore, che situazione ha trovato a Rai Sport?
Una situazione molto tesa, di conflittualità sindacale. Un anno dopo credo di poter dire che il clima è ora più disteso. È stato un anno davvero intenso e se ne preannuncia un altro ancora più intenso con Olimpiadi ed Europei. Inoltre stiamo facendo un grande lavoro sul canale satellitare di Rai Sport che diventerà la base del progetto Rai Sport digitale. Questo lavoro sta dando notevoli frutti anche nei dati d'ascolto: sistematicamente siamo sopra a Sky sport 2 e Sky Sport 3. Spesso superiamo anche Sky sport 1, quando non fa il calcio in diretta e non c'è Sky Sport Show. Sul satellite abbiamo anche vinto la scommessa del dopopartita della nazionale, facciamo servizio pubblico con lo sport olimpico, abbiamo le World series di baseball, il basket dei college americani.

Che tipo di Rai ha trovato dopo diversi anni?
Un po' diversa, ancora con più problemi. Purtroppo non è stato un anno facile per l'azienda con tutte le vicende che conosciamo. È anche un periodo non facile del paese, di grande contrapposizione, e quindi è un momento delicato per chiunque abbia delle responsabilità.

Confronto Rai-Mediaset...
Due aziende profondamente diverse. Quella privata e questa pubblica, differenze che si percepiscono in ogni momento da entrambe le parti. Là devi fare i conti con costi, ascolti e concessionaria di pubblicità, però hai un'agilità e una dimensione in senso fisico diversa, con numeri, persone, strutture molte più contenute, e questo conferisce agilità. Di qua hai tante altre realtà con cui fare i conti perché sei servizio pubblico e il fronte di azione è più ampio, molti più referenti con cui confrontarsi. E questo genera un modo di lavorare molto problematico.

Servizio pubblico e ascolti da tv commerciale possono andare d'accordo?
La Rai è tra due fuochi. Si chiede tv di qualità, ma poi sui giornali se Mediaset vince la sfida degli ascolti scoppia il finimondo.

Facciamo un bilancio della sua Ds. Ascolti buoni anche se nelle ultime due settimane sono stati un po' più bassi. Tuttavia se ci fosse l'indice di gradimento passerebbe sicuramente il turno...
Siamo 2 punti sopra l'anno scorso, forse anche qualcosa in più, 255.000 spettatori in più a puntata rispetto all'anno scorso. Questa è una fase della stagione di calo perché il campionato è partito e non è ancora nella fase decisiva. Molto dipende da chi gioca il sabato e chi la domenica sera. Un Milan-Juve 0-0 al sabato senza polemiche non t'aiuta, un posticipo non forte come Torino-Genoa nemmeno t'aiuta.

Capello, un gigante. Anche rispetto a Sacchi e Lippi..
A inizio stagione in maniera simpatica si era sottolineato il campionato nel campionato, quello dei commentatori. Mi sembra che dopo 14 giornate ci sia un uomo solo al comando: Fabio Capello. Lunedì sera il Tg1 delle 20 ha voluto dedicare un servizio sul Capello comunicatore. È straordinario, durante le partite hai veramente l'allenatore seduto accanto a te, anticipa le decisioni tattiche, le sostituzioni, ti senti davvero in panchina vicino all'allenatore.

All'inizio i telecronisti e gli altri opinionisti avevano un po' di soggezione dinanzi al prof. Capello, poi si sono sciolti...
È normale. Adesso si sviluppa di più il dibattito. Personalmente ho detto loro che sì, Fabio è Fabio, ma se non siete d'accordo ditelo. Spero solo che non me lo porti via l'Inghilterra, lui continua a dire «contatti zero» ma la sfida lo interessa molto. Speriamo che almeno rimanga fino agli Europei. Fabio ha questo di molto bello non si tiene i pareri per sé. E meno male che c'è qualcuno che dice le cose come stanno, le dice da tecnico e l'appassionato cresce ascoltandolo.

Le differenze tra Vianello e Teocoli?
Entrambi competentissimi di calcio. Con il gusto dell'ironia. Teo ha più facilità a entrare per via dell'età, i personaggi che cala nella realtà divertono molto. Raimondo tirava fuori la battuta fulminea. Un grande privilegio per me aver lavorato con loro.

Terzo tempo. Una vittoria delle tv. Di Sky sport che ha seguito il Bassano, della Domenica sportiva che ha chiesto l'intervento della Lega.
È una vittoria soprattutto della Fiorentina. Sì, noi abbiamo preso una posizione precisa, mi auguro che sia una caratteristica della Ds lanciare i temi e dare delle opinioni. E pubblico non è abituato a sentire editoriali da giornalisti della tv, del resto i tg affidano i commenti a un editorialista del Corriere o della Stampa o del Sole. Va benissimo, però è giusto che anche noi ci mettiamo la faccia, assumendosi le responsabiltà. Domenica avevo sottolineato la riscoperta del silenzio nel minuto di raccoglimento e lunedì Michele Serra ha dedicato un editoriale al tema.

La violenza è la piaga del calcio. Cosa fare?
La certezza della pena per tamponare, dopo di che si possono fare tutti i discorsi che voghamo. Il terzo tempo è un piccolo passo che va nel verso giusto. Chi vuole andare allo stadio per fare casino deve sapere che rischia sanzioni, che non c'è più l'impunità. D. La moviola in campo? R. La vorrei solo sugli episodi dei gol fantasma. Sul resto vorrei che ci si rassegnasse all'errore, perché fa parte del gioco. Baderei a semplificare le applicazioni delle regole: gli arbitri devono tener conto di troppe cose, se non sbagliano è fortuna.

Com'è cambiata la domenica calcistica con Sky, il calcio è ormai uno spettacolo televisivo?
È triste dire che da noi è solo uno spettacolo tv. In Germania, Spagna, Inghilterra la tv c'è ma gli stadi sono pieni. La violenza è il deterrente che tiene lontana la gente dalla partita, gli stadi non sono all'altezza del calcio moderno. Anche in tv lo spettacolo è più bello con lo stadio pieno.

Il calcio comincia a costare molto. Per la Rai sta diventando un lusso. Europei, Olimpiadi, Mondiali: 500 milioni solo di diritti, se non fai lacrime e sangue non li recuperi.
Può essere considerato un lusso ma un'Olimpiade è davvero un lavoro da servizio pubblico. Motivo in più quella di Pechino che non ti darà mai gli eventi in diretta la sera, è difficile anche dal punto di vista pubblicitario. Grande dirette mattina e primo pomeriggio ma niente prima serata, chi fai venire lì in studio alle 3 del mattino? I costi sono lievitati a un punto tale che sembrano incanalare tutto verso le tv a pagamento, tuttavia la Rai non può far pagare per far vedere la nazionale e le Olimpiadi.

Nell'era dei grandi eventi il servizio pubblico non è diventato anacronistico?
Negli anni 80 organizzare un'Olimpiade significava gravarsi di tasse per decenni, e nessuno voleva più farlo. Adesso c'è la gara per aggiudicarsi la candidatura. Questo grazie ai diritti tv e la commercializzazione degli stessi.

E' più brava Paola Ferrari o Ilaria D'Amico?
Che domanda! Non ho mai lavorato con Ilaria e lavoro molto bene con Paola.

Più bravo Maurizio Barendson o Paolo Valenti?
Beh. Barendson era più un giornalista che faceva opinione, non a caso veniva dalla carta stampata, era più abituato al dibattito. Paolo un perfetto celebrante.

Lei si ispira a Barendson?
Per me è un onore essere paragonato a lui. Al pubbico va data un'opinione.

È corretto che un giornalista sportivo non dica per quale squadra tifi?
Nell'ambiente calcistico c'è molta distorsione, se ti dichiari sei subito sospettato di partigianeria. A me fa piacere sentire che non c'azzecca nessuno sulle mie passioni calcistiche. Sono dell'idea di non pronunciarsi per non dare pregiudizi al pubblico. Certo se l'ambiente del calcio fosse più sereno sarebbe tutto più facile.

La sua trasmissione a cui resta più affezionato?
Due. Direttissima perché fu uno spazio radiofonico che creai io al lunedì mattina, quello del Radio anch'io. Ricordo che alla prima puntata Matarrese, allora presidente federale, disse la storica frase che finì su tutti i giornali: «Se Sacchi fallisce mi dimetto». L'altra, quella a cui resto più affezionato è Tuttobasket. L'ho inventato io. Avevo 28 anni e mi faccio tenerezza da solo. Tentai l'esperimento, mi cercai una sigla per le case discografiche. Nel 2008 fa 30 anni, quindi, anche se la tv ha una risonanza diversa e poi ho condotto Tutto il calcio minuto per minuto, penso che Tuttobasket sia stata la molla che ha fatto muovere tutto il resto. Da lì Tutto il calcio, poi la direzione a Fininvest nel 1992.

Suo figlio ha seguito le sue orme. Fa il giornalista sportivo a Sky Tg24 sport. Come tutti i figli d'arte soffre i confronti con il papà?
No, visto il buon carattere che ha. Tuttavia mi rendo conto che,la mia ombra possa essere un po' ingombrante. Ma a lui piacciono i motori...

Marco Castoro
per "Italia Oggi"

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