Claudio Lippi parla della stagione televisiva appena conclusa

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Fonte: La Voce d'Italia

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Televisione
  mercoledì, 04 luglio 2007
 00:00
Claudio LippiLa Tv va in vacanza, anche quest'anno. Una stagione davvero difficile che non è davvero da ricordare per i flop e per le risse. Ancora una volta si è parlato di trash e spazzatura, ma questa volta uno dei grandi del piccolo schermo ha cercato di mettere un freno a tutto ciò, al punto da lasciare uno dei programmi più seguiti della domenica.

Claudio Lippi, oltre 40 anni di successi nel mondo dello spettacolo e della televisione, si è concesso un periodo di distacco da questa anomala televisione, e in una lunga e bella intervista racconta la verità su “Buona Domenica”, sulla Tv che verrà e sui suoi rapporti con Mediaset, a cui si sente ancora legato.

Da qualche tempo non La si vede più in Tv, ma ha mantenuto un contatto con i fan grazie al Suo sito web (www.claudiolippi.it, n.d.r.). In molti però si chiedono come Lei stia ora…
Bene, benissimo. Confesso di essermi liberato da ciò che è stato un accumulo progressivo in questi anni di una leggera insofferenza di contenuti che hanno toccato il limite della sopportabilità proprio nel corso della scorsa edizione di “Buona Domenica”. E’ chiaro che quando ci si libera di un fardello tale è come una sorta di digestione da bicarbonato… E’ piacevolissimo. Ovviamente dall’altra parte si ha più tempo a disposizione anche per guardare i vari prodotti televisivi, e i vari flop di questa stagione non danno l’impressione di una televisione sana, sia per Mediaset che per la Rai, e questa cosa la guardo con una punta di preoccupazione. Per il resto sto benissimo, grazie…

Fa capire quindi che si tratta di un esilio volontario e non forzato…
E’ stato volontario il fatto di lasciare e abbandonare una posizione sicura sia contrattualmente parlando che economicamente. In questo momento è forzato dal fatto che guardandomi intorno non vedo una situazione facile per portare avanti un progetto, vista la serie sbalorditiva di errori e di programmi sbagliati, fermati alla seconda puntata, storicamente un caso unico nella storia della Tv. Fare la televisione tanto per farla non mi appartiene. Ho sempre fatto Tv con la consapevolezza di farla, pur adattandomi ad una televisione diversa da quella del passato. I linguaggi si stanno modificando. Secondo me un pò di sano silenzio non fa male, non avendo io ‘frenesie baudiane’… L’Italia, per come è messa, anche se è senza di me non è che peggiora, anzi.

Ci racconta cosa è successo esattamente con la produzione di “Buona Domenica”? Molti hanno interpretato la Sua dipartita dal programma come dovuta ad una situazione personale e non a delle oggettive difficoltà lavorative…
Chi interpreta commette un gravissimo errore e offende l’intelligenza, e lo dico a chiunque, compreso me stesso. Le cose sono state documentate e scritte e affermate con più conferenze stampa ed una serie di articoli che sono stati richiesti e che non ho di certo provocato io. E’ tutto molto chiaro. Io credo fermamente che il lavoro di gruppo, considerando che quest’anno firmavo il programma insieme al capo progetto e agli altri autori, cosa che non ho mai potuto fare negli anni precedenti e in altre trasmissioni, soprattutto nell’ambito di “Buona Domenica”, comportava la necessità e l’esigenza, il diritto e il dovere del dialogo. Ho cercato come sempre di sviluppare e di cercare aperture e di essere disponibile, come è caratteristica delle persone per bene. Nel momento in cui in 5 settimane, anzi 6 compresa quella della prima messa in onda, ho verificato che non solo non mi si faceva parlare, ma mi si costringeva al silenzio, a non dire le mie idee, a non essere interpellato, beh allora... In trasmissione si provocavano le risse nel momento in cui mi si concedeva di parlare: definisco il tutto quasi mobbing. Dopo 40 anni di attività non mi sembra e non credo sia dovere di nessuno il sottostare all’autoritarismo e al regime di chi ha voluto arrivare ad una situazione di questo tipo. Non credo che ci sia da interpretare più di tanto. C’è da credere o non credere. E’ la mia verità: si può credere a quella di Cesare Lanza che è esattamente un’altra verità. Ma quella di Lanza è una verità che va contro tutte le regole della fascia protetta, della protezione dei minori, utilizzando contenuti che sono a dir poco spregevoli. Si vantano di aver vinto? Beh se si vince così, preferisco vincere nel buonsenso e nel buongusto.

Lei ha definito questa Tv come volgare e trash, appellandosi alla Tv di qualità. Ma che definizione dà Lei?
Il trash e il volgare vengono usati troppo in tutto. La nostra società è permeata da questo: nei valori, nella scuola. E’ decisamente un periodo epocale, specie per chi ha vissuto i periodi precedenti, e questo può essere giudicato in maniera orrenda: guerre, discussioni, dubbi sulla famiglia, mancanza di tolleranza nell’ambito dell’omosessualità. Si parla troppo, si comunica troppo e si fa una grande confusione. In questo ambito la televisione ha una grande responsabilità. Ho lasciato “Buona Domenica” proprio per questo motivo. Non condividevo determinati contenuti, mandati in onda in uno spazio definito fascia protetta. Sono convinto che si debba avere una grande responsabilità quotidianamente nel mandare in onda contenuti che vanno ad un pubblico formato in buona parte da minori, che come non mai in questo periodo sono fragili: è stato confermato che in alcune situazioni dati comportamenti violenti sono stati emulati attingendo ad episodi visti in televisione. Se si vuole un mondo di violenti, se lo facciano. Se non lo si vuole, mi ascolti, esiste altro modo per fare della buona televisione. La televisione di Baudo, Fiorello, quella dell’informazione sana, non quella che parla solo del caso Corona e specula su Cogne per ore e trascura ad esempio il caso degli 8 morti in Puglia di qualche tempo fa.

Qualcuno dice che la Tv di questo tempo sia il risultato di ciò che il pubblico chiede…
Balle. Sono tutte balle. Sono le affermazioni di chi non sa fare altro, di chi va alla caccia di 4 o 5 milioni di persone che sono sufficienti per far arricchire gli investitori pubblicitari e spappolare il cervello della gente. Sono balle. Allora i 10 milioni che seguono Benigni con Dante Alighieri sono dei rimbambiti? Quando si mandano in onda certi prodotti i telespettatori passano da 5 a 10 milioni: ciò vuol dire che la Tv, quando è fatta bene, torna ad essere seguita, e cito Benigni come posso citare Fiorello. Però ad investitori ed editori interessa solo il business, che può anche andar bene come cosa, ma non si preoccupano che il paese si spappoli. La gente prende ciò che gli si dà: se gli si dà schifo prende lo schifo, se gli si dà zucchero mangia zucchero. Stiamo arrivando, ad esempio, all’accettazione della bestemmia, e qualcuno mi deve dire se è questo buongusto. Sto scoprendo molta gente disgustata da questa Tv che si è dirottata verso canali tematici e verso Sky. C’è una sorta di repulsione, quindi, ma ci si concentra su questi pochi milioni di italiani disposti a guardare per 4 ore dodici tizi che escono da una casa dove accadono una marea di volgarità e di superficialità. Mi stupisco di chi li guarda ancora la domenica pomeriggio dopo aver visti la prima serata. Non mi stupisco di questi tizi che fanno parte di un sistema e altro non possono fare se non partecipare a “Il Grande Fratello”. Ripeto: non è questa tutta l’Italia. Non è vero che al pubblico gli si dà quello che chiede. Si dà a quelli che accettano questo tipo di prodotto. Però quando il prodotto diventa migliore il pubblico cresce.

Qualche maligno ha però detto che ha lasciato una “Buona Domenica” che però è identica a quella degli altri anni di Costanzo. Come mai?
Il maligno è davvero maligno. O non capisce o la disinformazione se la cerca. A livello autorale io ero coinvolto solo quest’anno. Negli anni passati non avevo responsabilità nei contenuti, né potevo intervenire sui contenuti se non quelli che riguardavano me. La sostanziale differenza sta nel responsabile dei contenuti. Fino all’anno scorso io facevo “Buona Domenica” il cui unico responsabile era il signor Maurizio Costanzo assieme ad un gruppo di autori. Conducevo giochi, cantavo canzoni, come è nella mia natura per via di un passato come cantante. Partecipavo a delle interviste negli spazi che l’editore e il direttore di rete chiedevano a “Il Grande Fratello”, a “La Fattoria” ed a tutti questi favolosi prodotti definiti reality. Cercavo però di fare delle interviste che andassero un pò al di là, senza nessuna presunzione giornalistica, benché sia pubblicista, senza entrare nel gossip, cercando di capire chi avessi davanti. Questo era il mio ruolo negli anni scorsi. Quest’anno avevo la firma sul programma. Se non condivido i contenuti non ritiro la firma: mi ritiro proprio. Grazie e arrivederci. Anzi, forse addio.

Lanza però ha minacciato querela per delle Sue precedenti dichiarazioni…
Le querele si fanno quando si hanno elementi, non quando si è in preda ad un attacco isterico. Io ho solo fatto una battuta a “Striscia la Notizia” durante una consegna del benedetto ‘Tapiro’ da parte di Staffelli. Ho chiamato Lanza “Gabibbo vestito di rosso” per stazza e perché durante il famoso ring era solito mettersi una camicia rossa. Se si arriva querelare perché uno è definito Gabibbo non so da che parte si potrebbe andare. Non ci sono i presupposti, ha solo minacciato. Non credo che un giudice possa punire una battuta si questo tipo. Allora la satira dove va a finire? E’ la coda di paglia che fa scattare certe reazioni, secondo il mio modesto parere. Non pretendevo che si divertisse e non ci penso nemmeno a farlo divertire.

Lei ha quindi vissuto una situazione difficile a “Buona Domenica”, ma è stata portata all’attenzione dei vertici di Mediaset? Loro cosa Le hanno risposto?
Fino al 23 ottobre ho avuto la convinzione di avere un appuntamento con Piersilvio Berlusconi, che ho visto crescere anche anagraficamente oltre che professionalmente, fino ad affermarsi in Azienda come Presidente di RTI e come Vicepresidente di Mediaset, ruolo che ricopre a tutt’oggi. E’ dal 1978 che lavoro in Mediaset, allora chiamata Telemilano e poi Fininvest. Ritenevo fosse doveroso da parte mia e giusto condividere con lui questa situazione, visto che ogni giorno subivo delle violenze sia sotto il profilo umano che professionale. Avevo un appuntamento il 25 ottobre, e il 23, appunto, mi hanno chiamato dalla segreteria disdicendo l’appuntamento. A quel punto, mancando gli interlocutori, che reputo i più importanti in assoluto, mi sono convinto che fosse finita. Da quel momento non ho più visto né sentito nessuno di Mediaset. Ho solo notato, con una punta di dispiacere, che non solo non è cambiato niente in “Buona Domenica”, e quindi si è dimostrata una volontà editoriale nel voler continuare su quella linea, ma si è confermato tutto il gruppo visti i risultati (autori e conduttori). Ho avuto anche delle velate minacce da parte di alcuni soggetti del gruppo operativo di “Buona Domenica” con battute non molto felici. Ritengo di avere le porta chiuse a Mediaset. La cosa mi spiace affettivamente. Sono molto legato a Silvio Berlusconi, ed a coloro con cui ho lavorato per 28 anni.

Quindi i rapporti con Mediaset sono inesistenti?
Si. Io non li cerco. Non ho motivo, sono un professionista, vengo interpellato normalmente, stando ai rapporti che si sono creati in questi 28 anni. Se non chiamano evidentemente non c’è nessun interesse nei miei confronti. Anzi, probabilmente c’è acredine e malumore. Si facessero un esame di coscienza: ho detto delle cose condivise da Landolfi, Presidente della Commisione di Vigilanza Rai, dal Professor Calabrò e dal Comitato per la Tutela dei Minori. Ho ricevuto solo consensi e solidarietà, importante e vera.

In passato ha lavorato anche per un altro grande contenitore domenicale, ovvero “Domenica In” di Rai Uno. C’era anche lì Cesare Lanza…
Si, ma ci siamo sfiorati. Aveva un rapporto di lavoro personale con Paolo Bonolis. Devo dire che anche in quel caso siamo partiti con determinati accordi, richieste e progetti, poi deterioratisi in seguito ad una trasformazione della domenica decisamente e doverosamente incentrata su Bonolis. Però negli accordi ci dovevano essere degli spazi, delle rubriche, affidati a me e Magalli. Sparito tutto. Non avevo nessun modo di giudicare, si sa che è un autore tra i più affermati nel campo Tv e giornalistico.

Quale dei due programmi è stato più convinto di lasciare?
Sicuramente “Buona Domenica”. A “Domenica In” non dovevo firmare come autore. Se non si firma, sono altre le responsabilità.

Guardando nel complesso la Tv, tra passato e presente, un tempo c’erano i grandi show, le grandi serate del sabato…
Una Tv che era fatta da professionisti. Professionisti sia dietro i tavoli sia davanti alle telecamere, per chi diventava interprete. Oggi purtroppo i professionisti si sono nascosti e ci sono molti più improvvisati, molti più raccomandati. Non sento una preparazione globale. Si vive di format, l’invenzione più cretina degli ultimi anni. Sembra che noi italiani non siamo in grado di avere un’idea.

Secondo Lei, dopo il reality, quale sarà il prossimo genere televisivo che nascerà?
Spero che venga fuori il ritorno alla televisione pensata, provata e messa in onda, con la logica del guardarsi un pò indietro. I giovani vivono di questa realtà, e se ne sono stufati. Diciamocelo, il pubblico giovane non è così attento ai reality, solo una parte li segue. Forse “Il Grande Fratello” regge ancora, anche se con 5 punti in meno rispetto al passato. Non saprei, bisogna però recuperare la volontà di pensare e trovare qualcuno con cui parlare. Le idee le ho, non so se sono attuabili, quando saprò con chi parlarne vedremo.

Ogni stagione televisiva ha personaggi che la caratterizzano. Vorrei chiederLe un parere su alcuni Suoi colleghi…

Paolo Bonolis:
Non mi pare che abbia caratterizzato la stagione televisiva, rispetto al suo valore contrattuale. Non è stato messo nelle condizioni di realizzare una stagione televisiva esaltante: non risulta essere stato un gran successo “Fattore C”, trasportato dal serale della domenica al day-time e interrotto prima del tempo; ha dimostrato una grande capacità di spessore con “Il senso della vita”, mandato in onda a mezzanotte. A livello di contratto mi sembra un pò sprecato.

Paola Perego: Sono sicuro che sia una professionista, con una lunga militanza ed esperienza televisiva. Ha voluto, per sua scelta, accanto a sé il gruppo di lavoro di “Buona Domenica”, di cui non condivido i contenuti. E’ ben lontano da me il pensiero che non sia in grado di fare come ha sempre fatto, e bene, la televisione.

Maurizio Costanzo: E’ un caso a parte. E’ un fenomeno davvero che meriterebbe uno studio da parte di Umberto Eco così come fu per Mike Buongiorno. Un fenomeno televisivo, nella vera accezione del termine come da vocabolario Zingarelli. Un elemento straordinario fuori dall’ordinario televisivo. E’ stato inventore di un certo tipo di talk-show, capace di immettersi in qualsiasi tipo di spettacolarità mantenendo comunque il suo ruolo giornalistico. In questa stagione è stato forse un pò meno impegnato in Tv.

Pippo Baudo:
E’ il vero animale da palcoscenico, anzi, da telecamera. E’ uno che la Tv la vive, la soffre, la mangia, ci si è anche ammalato. Lo conosco dal 1966, ho condiviso anche tournée teatrali. L’ho conosciuto definitivamente durante una puntata di “Domenica In” di quest’anno, in cui ero ospite da Giletti nell’Arena, e lo stesso conduttore ha avuto un malessere, un mancamento dovuto ad un abbassamento di pressione. Baudo, che seguiva con il suo programma lo spazio dell’Arena per via del frazionamento della domenica di Rai Uno, alle 18 era lì. A fronte del disagio che si è verificato è entrato in studio e alla ripresa del programma dopo la pubblicità si è seduto ed ha ripreso con un “Meno male che ero qui!!!”. E’ il vigile del fuoco, il 118, vive molto di televisione. Sicuramente ha sofferto molto quando si è trovato in momenti bui e difficili.

Simona Ventura: Una bella persona. Credo che debba incominciare a chiedersi cosa voglia fare da grande. Una persona così affermata, professionista indubbia, con caratteristiche molto personalizzanti, fuori dalle righe nella conduzione televisiva, che accetta di fare un programma come “Colpo di Genio”, che sulla carta era scritto che sarebbe stato inutile in maniera leggera, è cosa che mi spiace. Rischia di essere un neo nella sua attività. Lì non era un esperimento: era il gusto di tornare su Rai Uno. Come per Funari: lui è rimasto via da Rai Uno per 11 anni, per lei era una sorta di promozione, con tutto il rispetto per Rai Due. Pur di passare sulla rete ammiraglia non si è chiesta che programma stesse andando a fare.

Che ne pensa dell’acquisizione di Endemol da parte di Mediaset? Non si rischia di avere una sorta di monopolio nella produzione di programmi Tv?
Ma dove è scritto che si debbano comprare i programmi di Endemol a tutti i costi? Ci sono 11.000 mila persone in Viale Mazzini in RAI, esiste Magnolia, esiste Grundy, tutte case di produzione italiane. Mediaset ha fatto una semplice azione commerciale, come si spera che avvenga per l’Alitalia, per Trenitalia, per Telecom, affinché qualcuno metta del denaro e della professionalità, serietà e onestà perché queste aziende vadano avanti. Detto questo, se la RAI è autonoma, i programmi può farli, visto che è capace e li ha fatti per 50 anni, oppure può scegliere di acquistarli se ritiene che siano prodotti di cui non se ne può fare a meno. Il fatto che Endemol sappia comprare e produrre format indubbiamente di successo è un dato di fatto, ma che un ente pubblico sia costretto a comprare solo da loro, mi sembra follia.

Chi e cosa salverebbe della Tv attuale?
Tante cose. Se prendiamo i giornali che si occupano di Tv e si guarda la programmazione salvo tante cose. E’ imbarazzante dire quanti prodotti ci siano più che dignitosi e gradevoli, tipo “Report”, confinato a Rai Tre: avrebbe diritto e sarebbe interessante se fosse in una collocazione più illuminata, meno identificabile anche come colorazione e ideologia. Salvo l’informazione, viene fatto bene anche lo sport, anche se si stanno perdendo tutte le vittorie di Luna Rossa. Nella situazione in cui è la RAI, credo sia un miracolo che vadano in onda. Per quanto riguarda Mediaset, anche lì ci sono signore produzioni. Non facciamo di tutta l’erba un fascio. Purtroppo la cattiva televisione arriva prima della buona. L’offerta di modelli sbagliati è prevalente sulla maggior parte di qualità che si offre in Tv. Bisognerebbe cancellare o ridurre quel tipo di televisione.

Guardando nel complesso il mondo dello spettacolo e il caso Vallettopoli, che sta succedendo secondo Lei nello showbusiness?
Niente di più di quanto sia successo e niente di meno di quanto continuerà a succedere. Cambia la volontà di speculare sulla notizia. Si preferisce forse puntare, interessare e distrarre una parte di pubblico televisivo, enfatizzando situazioni che diventano più importanti di quanto lo siano. Cogne, Vallettopoli: si sono passate tutte le reti a discutere su questi fatti. A me veniva in mente un’affermazione molto terra terra: “Ma chi se ne frega!”. Io voglio sapere da certi programmi come mai non funziona la Sanità. Se una parte della fauna del mondo dello spettacolo va su uno yacht e si denuda perché non ti devono riprendere? E’ il sistema di sempre. Le femmine sono sempre state preda dei maschi: c’è chi la dà e chi non la dà. Dove sta lo scandalo? Nel modo con cui si racconta, e quindi diventa un caso. Noi italiani dovremmo vergognarci di avere Corona? Ma vergogniamoci di avere una compagnia di bandiera che vola in aria, che va sui treni, o piuttosto della Cirio. Questa è la realtà. La notizia leggera se la si pompa riesce a sopire quella grave. Mi viene in mentre quando fecero l’attentato a Palmiro Togliatti, si evitò la guerra civile in virtù della vittoria del Giro d’Italia di Bartali. Ho questa sensazione: si trascurano elementi importanti per distrarre dal fatto che i problemi non si sanno risolvere.

I suoi prossimi impegni? Cosa Le piacerebbe condurre?
Ho una caterva di idee, anche non ho ancora messo testa per vedere quanto possano essere adattabili. Di recente si è parlato molto del ritorno de “Il pranzo è servito”, anche se la mia situazione fa si che le dichiarazioni di “erede di Corrado” siano passate a Gerry Scotti. E’ sicuramente un’ottima realtà, è quello che ha avuto i più bei programmi e meglio condotti: “Il Milionario”, “Passaparola”, “La Corrida”, “Paperissima”. Per quel che riguarda però “Il pranzo è servito” l’erede unico sono io. Ma ce ne sono altri: “Giochi senza Frontiere”, ad esempio, è uno dei più bei programmi che le televisioni, visto che si parlava di Europa, abbiano mai fatto, per le caratteristiche ludiche di intrattenimento ma anche come spirito sportivo, di unione, di confronto, di agonismo. Anche “Tutti in famiglia”, fatto da me dal 1984 al 1987. Era tutto più semplice, ora tutto è omologato, vedi “1 contro 100”, “L’Eredità” o “Il Milionario”. Attualmente il problema è che non si sa cosa si farà, anzi, con la presunta vicina morte del reality, non è da capire cosa ci sarà, ma chi sarà a deciderlo, cosa sceglierà l’editoria televisiva, tra i vari conflitti di interessi, il sistema, le paure verso Endemol.

Se un giovane volesse entrare nel mondo della Tv come inviato o conduttore, Lei cosa gli consiglierebbe?
Innanzitutto una bella scorta di Maalox, poi l’Aulin, per le infiammazioni cutanee continue. Poi gli direi di avere la capacità di capire cosa gli accade accanto e di non scegliere le strade apparentemente più veloci, di puntare su quelle sicuramente difficoltose, ma che forgiano davvero, che fanno capire cosa sia un mestiere. Siamo in un momento nel quale c’è più confusione, ma combinazione, quando serve un lavoro fatto ad arte, si chiama chi il lavoro lo sa fare ad arte. Magari non io, sarà un altro, ma il concetto è che la professionalità, l’onestà e la coerenza saranno comunque necessari alla società.

Quando ci sarà un altro appuntamento con la Sua iniziativa “1 minuto di silenzio”?
Se lo facessero tutto spero presto. Non ho comunque più motivi di chiedere il silenzio, se lo creassero coloro che hanno capito. Io continuo a diffondere e concretizzare le mie idee, e aspetto di avere interlocutori disposti a scambiare opinioni e progetti. Io non voglio cambiare il mondo, ma almeno migliorare quello che compete a me.

Attualmente è fidanzato o innamorato?
No, no decisamente no. Seguo mia figlia, che ha 19 anni e che è andata a vivere con il suo compagno, per cercare di capire cosa voglia dire essere indipendenti. Per il resto posso dire che in amore ho dato e preso.

Francesco Urru
per "La Voce d'Italia"

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