Alberto Angela: 'Superquark - Scoprire il mondo con occhi diversi'

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Fonte: Il Giornale di Sicilia

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Televisione
  giovedì, 12 luglio 2007
 00:00

Dalla barriera corallina dei mari indonesiani al traffico di una megalopoli come Bogotà, per tornare di nuovo al mare e ai relitti che si trovano negli abissi del Mediterraneo. Sono alcuni dei temi e dei servizi che vedremo nell'odierna puntata di Superquark in onda su Raiuno alle 21.20.

Di alcuni di questi servizi Alberto Angela— che spesso collabora con il padre Piero alla realizzazione della trasmissione— è autore o coautore, Alberto definisce Superquark una bella avventura che ci ha fatto esplorare il mondo con una formula particolare, un'ottica, credo, un po' diversa dal solito che il pubblico ha fin qui sempre dimostrato di apprezzare».

In cosa si differenzia «Superquark» da altri programmi simili?

Super Quark«Beh, innanzitutto dagli scenari. Abbiamo scelto non uno studio televisivo qualunque. Il nostro studio è stato di volta in volta un grande sito archeologico, un museo della scienza o un grande luogo del mondo come ad esempio l'Himalaya. Abbiamo registrato una puntata nel campo base dell' Everest e abbiamo parlato di questa straordinaria opera della natura, di come lo si scala, della gente che vive in questi luoghi e delle difficoltà che incontra quotidianamente. Abbiamo spiegato le Piramidi, i trabocchetti, i segreti che sono alla base di uno dei misteri più indagati del mondo: come sono riusciti a costruirle? Pensate che secondo le stime, gli egizi sono riusciti a mettere uno sopra l'altro ben 2 milioni e mezzo di blocchi in 20 anni, qualcosa come un blocco ogni due minuti».

Lei ha una grande fortuna: vede luoghi meravigliosi. Ce n'è è uno che le è rimasto nel cuore?
«Ha ragione. Sono proprio fortunato. Di posti che mi sono rimasti dentro ce ne sono tanti. L'Antartide è uno di questi. Lì ho avuto l'impressione di entrare quasi in una favola, un continente addormentato sotto 3 chilometri di neve e ghiaccio che aspetta - chissà! - di tornare a vivere. Un luogo spaventosamente grande e pieno di emozioni. Come dimenticare poi i deserti carichi di storia: quelli del Nord-Africa, dell'Egitto. Luoghi dove si viaggia non solo con il corpo ma soprattutto con la mente. Un posto, per piacermi, deve innanzitutto emozionarmi. E allora non posso dimenticare l'Himalaya. Arrivare ai piedi dell'Everest, vederlo sopra te, che ti domina, enorme, che sembra ruggire con il vento che gli porta via la neve dalla chioma e gli fa un lungo baffo bianco, è una vera e propria sfida. È li che ti aspetta».

Sicuramente posti, luoghi e misteri incredibili, ma la collocazione in prima serata rischiava di penalizzarvi...
«Sì, è stato un po' come se la cavalleria lottasse contro i panzer, ma eravamo forti dell'esperienza fatta con Passaggio a Nord Ovest. Anche in quell'occasione abbiamo ottenuto soddisfazioni enormi con uno share del 24%. La tv, questo l'ho capito e ne vado fiero, non è solo varietà, telefilm o soap opera. Lo spettatore ha una grande curiosità e una grande sete di sapere».

Ha dei riti, delle consuetudini, delle piccole manie che osserva quando viaggia?
«Talvolta mi capita di ascoltare un po' di musica ma solo quando ne sento il bisogno. Perché in realtà in certi posti della terrala musica migliore è quella del vento».

Cosa ne pensa di Neri Marcoré e della sua imitazione?
«Che è fantastico. Beh, all'inizio non ero proprio entusiasta, ma alla fine ho trovato il risvolto positivo: ora posso tranquillamente ammalarmi perché tanto c'è qualcuno assolutamente identico a me».

Vincenzo Terranova
per "Il Giornale di Sicilia"

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