La tv generalista sta esplodendo, come evolversi?

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Fonte: L'Espresso

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Televisione
  domenica, 15 luglio 2007
 00:00
I piedi del gigante non sono ancora d'argilla, ma neppure più d'acciaio. L'esplosione della tv generalista - quella che ci entra in casa da oltre mezzo secolo - fino a ieri era solo nelle previsioni dei futurologi: oggi invece è nei numeri.

In Italia i maggiori broadcaster per ora si muovono con grande cautela. A Mediaset sono convinti che il futuro del consumo video sia duplice: da un lato quella che loro chiamano 'snack tv' (cioè clip veloci, soprattutto prodotti dagli utenti ma anche professionali) che si guarderanno al pc o sul telefonino; dall'altro invece i prodotti lunghi e strutturati - tipo film, talk show, eventi sportivi eccetera - che saranno sempre goduti in modo 'passivo' e rilassato sul vecchio apparecchio.

Ma anche a Cologno sono consci che il consumatore vuole essere sempre più libero dai palinsesti preconfezionati e per questo dall'autunno prossimo faranno partire la rivoluzione Vod (video on demand) articolata su tre fasi: nella prima saranno proposti solo alcuni serial (tipo 'Csi'), nella seconda (entro la fine dell'anno) sarà disponibile tutto il palinsesto del Biscione, nella terza si potrà scaricare a pagamento l'intero archivio Mediaset inclusi i film: è quella che a Cologno chiamano "l'opzione Blockbuster" e costituisce lo scenario più avanzato. Dopodiché sarà il consumatore a decidere se vedere i contenuti sul pc oppure se trasferirli sulla tv tradizionale con i vari strumenti esistenti o in arrivo.

In termini di archivio il giacimento più ricco è quello della Rai, che tuttavia sconta un ritardo culturale (l'intervista). La tv di Stato è messa meglio però nel progetto per l'utilizzo dei contenuti prodotti dagli utenti: il portale RaiClick sta per lanciare un software simile a YouTube (ma suddiviso in canali tematici) per ospitare i clip mandati dagli internauti. L'idea è usare le sinergie con i canali tv 'normali', che inviteranno gli utenti a inviare i video e che poi potranno ospitare i contributi migliori. Il progetto dovrebbe vedere la luce entro la fine del 2007.

Anche Mediaset sta pensando di utilizzare i materiali creati dagli spettatori già a partire dalla prossima stagione televisiva, in via sperimentale e su alcune trasmissioni come 'Le Iene' (il progetto si chiama 'Iena per un giorno' e ci lavora Davide Parenti), o 'Amici', che lancerà il servizio 'Talent One': i ragazzi saranno invitati a mandare video delle loro esibizioni artistiche (aspiranti cantanti, attori, imitatori eccetera). I clip verranno messi on line sul sito di Mediaset e sottoposti al giudizio degli internauti per scegliere quali potranno passare anche in tv.

In questo percorso il canale più avanti è Mtv, che ha il target giusto (quello giovanile) e può avvalersi delle strutture di Telecom Italia Media. Mtv utilizzerà sia il suo sito Mtv.it sia Qoob.tv (sempre di Telecom) per coltivare quella che Gian Paolo Tagliavia, responsabile multimedia, chiama "factory creativa": cioè lo scouting di singoli o gruppi che producono contenuti (dalle animazioni ai video musicali) da trasmettere poi sia sul Web sia sulla tv tradizionale. Per quanto riguarda l'on demand, invece, le tv di Telecom possono essere fruite solo via pc, o sul portale di Alice o su YouTube, con cui hanno stretto un accordo.

My SkyDiverse le mosse di Sky, che punta sulla personalizzazione dei palinsesti attraverso la diffusione del decoder MySky: un accrocco che ricalca il TiVo (popolarissimo in America) e permette di fermare e riavviare quello che va in onda e di programmare la registrazione di eventi futuri da vedersi poi quando si vuole. MySky consente anche di bypassare gli spot e di ordinare una registrazione dal sito di Sky

 Ma per quanto riguarda l'on demand sulla vecchia tv in Italia l'attore principale resta Fastweb, che (attraverso Internet) porta sullo schermo tradizionale molti contenuti: un esperimento di nicchia - gli abbonati sono circa 170 mila - che però rappresenta la strada verso cui s'indirizza gran parte del consumo futuro di tv. Il sistema ha il vantaggio di non dover scaricare nessun software (basta collegare alla tv un decoder) ma ha lo svantaggio di offrire solo i contenuti concordati tra Fastweb e i broadcaster, e non permette all'utente di scegliersi i video in Internet che preferisce.

E questo è un altro aspetto su cui dibattono i massmediologi: cioè se alla fine in tv prevarranno i modelli aperti (tipo YouTube) o quelli in cui sono gli editori a proporre una selezione. O se ancora, come appare più probabile, alla fine ci sarà un'infinita 'biodiversità' di modalità audiovideo: sul telefonino in differenti formati, con il digitale terrestre e satellitare, via Web tv e Iptv, più magari altre piattaforme ancora da inventare e con la variante (sul grande schermo) dell'alta definizione e del 3D. E tutte queste 'new thing' si spartiranno, frammentandola, l'eredità della vecchia televisione analogica.

Estratto di un articolo
di Alessandro Gilioli e Paolo Pontoniere
per "L'Espresso"

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