Lanza (Buona Domenica): 'Ma chi l’ha detto che il trash fa male?'

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  giovedì, 19 luglio 2007
 00:00

La fuga nella vita, chi lo sa, che non sia proprio lei la quintessenza», cantava Paolo Conte nella fondamentale Fuga all'inglese. Cesare Lanza, giornalista e autore di Buona domenica, stigmatizza come dalla vita, e dalla tv, non voglia proprio fuggire, anche se il suo programma è considerato la quintessenza della video spazzatura.

Sul punto è intervenuto Alessandro Salem, «direttore generale area contenuti Mediaset», insomma un pezzo grosso. E ha detto: «Nella prossima edizione cercheremo di eliminare il ring e le parti più aggressive», quelle risse dove gli intervenuti, chiamati apposta, si prendevano a male parole, con Lanza che batteva sul gong per contare le riprese.

Massimo Donelli, però, direttore di Canale 5, difende lo spettacolo: «Si è un po' esagerato nel considerare Buona domenica l'icona negativa della tv italiana».

A questa iconicità contribuì la dichiarazione di Barbara Berlusconi alle Invasioni barbariche, quando disse che ai suoi figli non avrebbe mai fatto vedere proprio quel programma. La conduceva ancora Costanzo, poi sostituito da Paola Perego, «la protagonista della stagione, una mattatrice. Solo che nessuno parla di lei, perché mantiene un profilo basso».

Lei si descrive infatti come «una comune donna che lavora: faccio la spesa, guardo i compiti dei figli».

E la para-casalinga Perego resta. Forse le due bellone, Elisabetta Gregoraci e Sara Varone, avranno un avvicendamendo?
«Squadra che vince non si cambia. Nelle ultime puntate la Varone ha acquisito una vis polemica prima sotto traccia. Io l'avevo intuito, che aveva delle potenzialità».

Peccato che si sia rafforzata in diretta, davanti agli occhi degli spettatori. I quali, d'altronde, gli occhi sapevano bene dove posarli, senza aspettare la vis polemica.

Cesare LanzaCurioso personaggio, Cesare Lanza, poliedrico, solida cultura e altrettanto solida fama di antipatico: cosentino, 65 anni, segno del Cancro, ha diretto il suo primo giornale, il Secolo XIX di Genova, a trent’anni.

Come autore tv è sempre contestato: l'intervista di Paolo Bonolis a Donato Bilancia a Domenica in, orchestrata da lui, così come l'arrivo di Mike Tyson a Sanremo, portarono ascolti e polemiche. «Il fatto è che tutti volevano intervistare Bilancia, solo io ci sono riuscito».

Scrive libri: l'ultimo, Il Lanzachenecco è un «dizionario di personaggi, persone, personcine che ho incontrato nella mia carriera».

Ora, non pago, sta girando La perfezionista, un film di cui ha scritto soggetto e sceneggiatura, con Giuliano Caputi. E ne è pure regista.

Si riserverà un ruolo cameo, già che c'è?
«Lo lascio a Sandra Milo».

Aurora Mascheretti e Rinaldo Rocco sono i protagonisti di una storia d'amore delicata, disperata.

«Mi considerano il re del trash? Io rispondo con questo film sul mio senso della vita: cioè un non senso continuo, senza speranza. La vita è peggio della tv. Pensavo al Ring come a un'isola del libero pensiero, un Hyde Park Corner dove chiunque potesse esprimersi. Potrebbe essere un format a parte: mi spiace che non sia stato capito il senso del grottesco che volevo comunicare».
Lei voleva fare ascolti, altro che storie.
«Il mio primo comandamento è: evitare la noia. Se mi danno da fare un programma di intrattenimento, cerco di farlo al meglio, seguendo quattro...».

Cavalieri dell'Apocalisse?
«Se vogliamo chiamarli così. E comunque sono: l'editore, la legge, il pubblico e la mia coscienza».

Appunto: l'editore, il committente. Cioè Mediaset, cioè Salem. Che vogliono meno aggressività.
«Obbedisco. Farò un Ring meno aggressivo. E ci sarà l'arricchimento di Beppe Braida, quello di: "attentato"».

Non gli bastassero i guai, Lanza vuole promuovere un referendum per l'abolizione dell'esame di maturità. Gli hanno appena bocciato la figlia, lui dice che la ragazza ha pagato la professione del padre.

Suvvia, bisogna saper perdere.

 «Io posso perdere, ma non mia figlia a causa mia. Non ha senso che in un'ora si annullino i risultati di cinque anni di studi».

Cuore di padre.

Alessandra Comazzi
per "La Stampa"

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