Alla fiera della tv nessuno compra pi reality

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Fonte: Il Corriere della Sera

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Televisione
  lunedì, 15 ottobre 2007
 00:00

Il grande mercato della televisione di Cannes — detto Mipcom — tutti fanno business, come in tutte le fiere del mondo. Qui si compra e si vende. Si scambiano format di programmi, si esportano fiction, si siglano accordi. E girando per gli stand, parlando con gli esperti del settore, andando a sbirciare tra le case di produzione (ma le grandi major americane fanno le misteriose e tengono segreti come si trattasse di formule nucleari) si riesce ad avere il polso della situazione, a intuire le tendenze.

La tv che verrà sarà piena di giochi, che ora si chiamano game show: la base è il quiz attorno al quale si costruisce un vero programma, adatto anche alla prima serata (un esempio classico è «Chi vuol essere milionario?»), con diversi elementi di intrattenimento.

Ma la vera tendenza emersa a Cannes rallegrerà molta gente: i reality show sono al tramonto. Tutti d'accordo: le emittenti italiane e straniere, le società di produzione nostrane e internazionali. Negli Usa pare proprio che nessuno ne voglia più sentir parlare, nel nostro bel paese si va a traino.

Fuori moda. Endemol, Magnolia, Rai, Mediaset: nessuno ne ha comprato uno. Del resto la Rai, ora, ha solo «L'isola dei famosi », Mediaset ha cambiato rotta: attualmente non ce n'è neppure uno in onda. A gennaio è previsto il nuovo «Grande fratello», mentre ancora non ha una data la seconda edizione de «La pupa e il secchione». Basta. L'unico reality di cui si chiacchiera sulla Costa Azzurra è «When women rule the world» (Quando le donne comandano il mondo) ed è talmente elaborato che sembra una fiction: dieci donne su un'isola devono riorganizzare una nuova società e gli uomini sono loro schiavi. Nessuno per ora l'ha acquistato in Italia e ci sono pochissime possibilità che questo avvenga. Insomma basta trasgressioni, eccessi.

La sensazione è che ci sia un ritorno al passato inteso come semplicità, tradizione, garbo. Nulla di rissoso, di urlato. Ma certo neanche niente di nuovo. Del resto anche la televisione non si sottrae a cicli e ricicli. Dunque riemergono domande e risposte, scommesse, sfide; e la musica ritorna protagonista. Tutti generi che Endemol, ormai un vero colosso (e si capisce pure dalla grandezza dello stand), si è aggiudicato.

Poi si vedrà chi sarà il miglior offerente: se Rai, Mediaset o La7. Marco Tombolini, direttore intrattenimento di Endemol Italia, ha un grande fiuto. Gira, tratta e acquista. «No, non ho comprato neppure un reality — conferma — tutti game show. C'è un ritorno alla tv tradizionale». Quello che lui definisce un colpaccio è il format «Amnesia ». Andrà in onda a dicembre su Nbc, ma tutti già ne parlano: un gioco basato sui veri ricordi personali della vita privata del concorrente (esempio: com'eri vestito il giorno della laurea?). Dettagli che naturalmente la produzione acquisirà dalla famiglia del concorrente stesso, il quale potrà verificare il suo stato di memoria.

Altro format che punta su parenti, amici e vita privata è «This is your life », un vecchissimo programma inglese, addirittura radiofonico, che «rappresenta davvero la tv vecchio stile» spiega Tombolini. È molto simile a «Serata d'onore» che condusse Baudo nell'84: una trasmissione che metteva al centro una star per raccontare nel dettaglio tutte le tappe della sua carriera. Se non è revival questo...

E anche in Usa andrà in onda in grande stile con star hollywoodiane. Lustrini e paillettes pure per «Singing bee» lo show inglese che Variety ha definito il più bello dell'estate. In onda sull'americana Nbc, «Singing bee» è stato un successo strepitoso. L'importante non è saper cantare bene (sono ammessi pure gli stonati) ma conoscere esattamente i testi delle canzoni e proseguire la performance con tono e ritmo anche quando smette la musica.

Pure questo acquistato da Endemol. Come pure due classici quiz, perfetti per il preserale di Raiuno o Canale 5: «Duel» e «Fifty fifty». Magnolia invece ha puntato tutto sulla fiction come genere del futuro ed è rimasta attratta dal mercato argentino che una volta produceva solo soap opera piuttosto cheap, ora il livello qualitativo è cresciuto e ci sono veri e propri sceneggiati che meritano di essere esportati. Ed esportate sono pure le fiction italiane.

La Rai è orgogliosa di aver venduto molto bene «Caravaggio» (Giappone, Messico, Russia); «Guerra e pace» (India), come pure «Capri» e «Capri 2» (ancora in produzione) che sono diventate una vera promozione turistica per l'isola e la costiera amalfitana.

Quanto al «Medico in famiglia» è stato sì venduto bene, tranne che in Cina: la censura ha bloccato l'acquisto perché quella famiglia allargata va contro i principi cinesi. E Saccà, direttore Raifiction, a Cannes si è dato da fare per mettere a punto le coproduzioni previste, due fiction-biografie, una su Puccini (con tedeschi e americani) e l'altra su Coco Chanel (con i francesi).

Anche Mediaset ha venduto bene prodotti come «Distretto di polizia», «Ris», «Carabinieri». Per il suo futuro punta ancora sui telefilm americani che non accennano a tramontare. Giustamente non si è fatta scappare le nuove serie di «Grey's Anatomy» e soprattutto «Dr. House». Nessun naufrago, nessun recluso potrà mai regalare le emozioni di quel medico cattivo e affascinante. Brutale sì, ma che salva le vite.

Maria Volpe
per "Il Corriere della Sera"

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