Date a Mike quel che di Bongiorno, il presentatore si racconta

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  lunedì, 19 novembre 2007
 00:00

Mike Bongiorno«...Caro Silvio, c’è chi mi ha definito “maestro e vero profeta del verbo berlusconiano”. Il nostro in verità è un silenzioso, indistruttibile patto che va al di là della frequentazione, che non c’entra niente con la politica, una vera intesa tra amici rivoluzionari che hanno vissuto insieme esperienze fondamentali, e che sanno di potersi fidare l’uno dell’altro. Ora hai compiuto settant’anni, e io fraternamente ti dico: è ora di goderti un po’ la vita. Non prendere esempio da me, take it easy and relax!».

A rivolgere all’amico Silvio Berlusconi questo pleonastico consiglio è Mike Bongiorno, proprio lui che a 83 anni portati alla grande dopo 63 anni di lavoro (8 di radio in America, 55 di radio e tv in Italia) non ha la minima intenzione di uscire di scena. «Ci sono ancora tante cose da fare», dice. «...Ovviamente per ora continuo con Mediaset, ma è sempre aperta la mia porta verso la Rai».

Allegria! S’intitola La versione di Mike (Mondadori) l’autobiografia che Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, il più longevo presentatore televisivo del mondo, ha scritto con il figlio secondogenito, Nicolò, di professione regista.

Molte foto e, in appendice, l’elenco infinito delle sue trasmissioni, dei premi, dei record (nel 1992 passò 400 ore davanti alle telecamere; sua anche la trasmissione più longeva, 3.125 puntate della Ruota della fortuna; 25 i Telegatti vinti), delle sue frasi celebri e delle sue più famose gaffe.

Timido ma assai competitivo, figlio di divorziati - la madre, Enrica Carello, era di Torino, il padre Philip, avvocato d’origini siciliane, viveva negli Stati Uniti e anche quando il giovane sbarcò a New York magro e affamato dopo essere stato prigioniero a San Vittore e al campo di Reichenau non gli offrì la possibilità di continuare a studiare -, Bongiorno sottolinea come determinanti nella sua vita siano state tre persone.

Il primo fu Luigi Cavallero, caporedattore delle pagine sportive della Stampa che, nella Torino anni 40, offrì allo studente italo-americano, campione regionale di salto in alto, di fare il galoppino in redazione. «Dettando gli articoli agli stenografi dei giornali legati alla Stampa imparai a impostare la voce», spiega Bongiorno.

«”Caro Mike, è ormai da tempo che ti seguo alla Voce dell’America”. "Grazie direttore", gli risposi, "Ma guardi che io mi chiamo Michael". "Mike, suona meglio...no?"... è più facile per noi italiani», così Bongiorno ricorda la telefonata che gli cambiò la vita con il secondo uomo al quale deve «enorme affetto e riconoscenza».

New York, 1948: a chiamare da Roma il giovane radiocronista fu Vittorio Veltroni, capo del giornale radio e dei radiocronisti Rai, il padre prematuramente scomparso del segretario del Pd, Walter («Hanno tratti comuni, la stessa umanità, lo sguardo sensibile e profondo»). Veltroni gli offrì la corrispondenza dagli Usa per la Rai e, nel 1953, lo convinse a restare in Italia per tentare una nuova avventura.

3 gennaio 1954, Bongiorno presenta Arrivi e partenze, primo programma ufficiale della Rai: inizia la costruzione di un mito, quello del re dei quiz. Maria Luisa Garoppo dai seni enormi; l’eccentrico Luigi Marianini e lo scandalo della domanda sbagliata sul controfagotto al professor Degoli: è nato Lascia o raddoppia?. 5 milioni e 120 mila lire il premio massimo, la bionda valletta Edy Campagnoli: i bar di tutta Italia, il giovedì sera, si riempiono di spettatori per assistere all’amato quiz.

Per Mike arriva la fama, gira un film con Totò, compare nei fotoromanzi. Ma è Rischiatutto (1970), con la valletta Sabina Ciuffini, scovata in minigonna mozzafiato, fuori dall’università di Roma, la trasmissione più amata: «È stato il quiz più importante della storia tv italiana», scrive Bongiorno.
Pagine e pagine di ricordi, dalla storia d’amore con Daniela Zuccoli alle varie imprese sportive, e i tanti personaggi visti da vicino. Faceva trasmissioni con audience pazzesche («fino a 23, 24 milioni di telespettatori»), ma in regime di monopolio la Rai lo pagava non più di 28 milioni l’anno quando, nel 1977, incontrò il terzo uomo del suo fortunato destino.

Ancora una telefonata: «Signor Mike, mi chiamo Silvio Berlusconi». A puntare su di lui, questa volta, era un imprenditore milanese alle prime armi, padrone di Telemilano 58. Bongiorno ricorda che i dirigenti Rai lo presero per un pazzo («Stai facendo giochini con una piccola emittente regionale»). Berlusconi gli offrì 600 milioni l’anno. Nel 1979 Mike presenta I sogni nel cassetto, il primo programma di successo della tv commerciale.

Una vita dopo, nonno Mike, che ammette di essere dispiaciuto per non essere stato nominato senatore a vita, si toglie l’ultimo sassolino dalla scarpa. Umberto Eco lo aveva definito nella sua celebre Fenomenologia di Mike Bongiorno (1961) un «everyman», portabandiera dell’italiano basico? «Mike, lei ha insegnato l’italiano agli italiani», gli ha detto l’anno scorso Francesco Sabatini, presidente dell’Accademia della Crusca. «La sua scelta stilistica, piacesse o noi a noi professori, era quel che ci voleva per diffondere la nostra lingua!». Risposta esattaaa!

Chiara Beria di Argentine
per "La Stampa"

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