Hollywood alla paralisi: il mondo senza telefilm

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Fonte: Il Messaggero

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Televisione
  domenica, 09 dicembre 2007
 00:00

HollywoodAncora un paio di settimane di autonomia, che sommate al ritardo di programmazione tra Usa e Italia fanno circa un mese, e poi la vena creativa dei filmati televisivi americani si prosciugherà.

Le Casalinghe Disperate dovranno riproporci vecchi amori che non fanno più notizia, figuriamoci audience. Il dottor Gregory House rischia di precipitare ancora più a fondo nell’abisso di misantropia e tossicodipendenza, in mancanza di nuovi enigmi con i quali confrontarsi.

Per non parlare poi del blocco dell’attività al Seattle Grace Hospital, dove Meredith Grey è appena entrata nell’organico ospedaliero, e si appresta ad esordire nella diretta della Fox Live di domani sera.

L’intero lotto dei telefilm importati dall’America rischia di arenarsi per mancanza di copioni, se il sindacato WGA non revocherà lo sciopero che dura da più di un mese, e che sta bloccando l’attività degli studi californiani. La trattativa tra i produttori e autori si è bloccata venerdì sera, quando il rappresentante della Writers Guild of America David Young ha sbattuto la porta in faccia al negoziatore degli studios Nick Counter, in una camera dell’Intercontinental Hotel di Century City, Los Angeles. Al momento non è chiaro se e quando i colloqui tra le due parti ripenderanno.

In ballo ci sono soprattutto questioni di royalty. I guadagni dei 10.500 scrittori che forniscono testi sono legati alle fortune e alla longevità dei programmi televisivi ai quali lavorano. Ma negli ultimi anni, accanto alle programmazioni di palinsesto e alle seconde visioni che sono già regolate da contratto, sta crescendo il mercato dei nuovi media, che vanno dal podcast allo streming su Internet, e presto su cellulare. Gli autori, che anni fa erano stati colti di sorpresa dall’avvento del DVD e non avevano preteso una parte dei profitti nel settore dell’affitto dei filmati, ora sono determinati a non perdere il treno e a stilare accordi chiari. I produttori invece rigettano la richiesta, dicendo che si tratta di un mercato sperimentale che al momento non dà profitti, e che non vogliono legarsi a valutazioni su guadagni ipotetici.

Un contenzioso parallelo, ma all’apparenza meno sostenibile per gli scrittori, è aperto anche nel campo dei reality show, per i quali è più difficile indicare il reale contributo degli autori.
Lo sciopero ha già costretto tutti gli show di prima serata a mandare in onda repliche di vecchie puntate, e i presentatori come Jay Leno e David Letterman che sono anche produttori dei propri programmi, devono pagare di tasca loro 150-200.000 dollari la settimana per i salari del resto della troupe che resta inattiva. I filmati sono per il momento salvi, ma la scorta degli episodi si assottiglia e si vive con il fiato sospeso, per non parlare d’altre astinenze: la casalinga disperata Eva Langoria, sposa da sei mesi, è costretta da un accordo con il suo produttore ad aspettare che la sua gravidanza sia scritta nel copione, prima di poter procedere nella vita reale.

Flavio Pompetti
per "Il Messaggero"

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