Dirigenti e riforma, la mina Rai Ť pronta ad esplodere

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Televisione
  domenica, 30 dicembre 2007
 00:00
Sarà un inizio d'anno cruciale per le prospettive della Rai. Il servizio pubblico radiotelevisivo si trova a dover prendere decisioni delicate, in un quadro normativo e istituzionale di assoluta incertezza circa vertici, regole e assetti.
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La decisione sul caso di Agostino Sacc√ɬ† sar√ɬ† una delle prime da prendere da parte dell'azienda e non sar√ɬ† senza conseguenze. Non si tratta solo della telefonata con Silvio Berlusconi ma dell'impatto all'interno della Rai dell'inchiesta della magistratura napoletana su alcune fiction finanziate da Viale Mazzini. I verdetti devono ancora essere emessi e vale per tutti la presunzione d'innocenza, rivendicata con forza dallo stesso Sacc√ɬ†, ma alcune considerazioni sugli effetti della vicenda possono gi√ɬ† essere avanzate. L'opposizione non ha intenzione di lasciar passare sotto silenzio l'eventuale licenziamento di Sacc√ɬ†. Il presidente Claudio Petruccioli √ɬ® stato il pi√ɬĻ deciso nell'indicare le responsabilit√ɬ† dell'ex direttore generale. Lo stesso Petruccioli che la Vigilanza, a maggioranza, ha invitato a dimettersi e, quindi, "sfiduciato".
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La sfiducia, vista la vittoria al Tar di Angelo Maria Petroni e la sua conseguente reintegrazione nel Cda, ha oggi meno significato a livello di governance dell'azienda. Alcuni esponenti della maggioranza hanno votato contro Petruccioli perché la rimozione di Petroni modificava gli equilibri in un Cda votato dalla stessa Vigilanza, nella passata legislatura. Equilibri ripristinati dal Tar Lazio, in attesa della decisione finale del Consiglio di Stato. A livello politico, però, resta il dato di un Cda con un presidente "sfiduciato".
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Il caso Saccà non è il solo. Vi sono tre funzionari Rai sotto inchiesta per la vicenda legata ai servizi di sicurezza al Festival di Sanremo. Vi è, soprattutto, l'istruttoria in corso dell'auditing su un'altra vicenda di intercettazioni, quelle relative al cosiddetto caso "Raiset", che riguarda diversi dirigenti del servizio pubblico.
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La Rai, nonostante tutto, va avanti, pur nella precarietà degli assetti di vertice.Dopo maggio o ci sarà la riforma, magari con uno stralcio per la sola governance, o si dovrà rieleggere il Cda con le norme attuali, quelle della legge Gasparri. Il Cda, intanto, deve ancora approvare il Piano editoriale e ridiscutere, su richiesta di Petroni, quello industriale. Si rischia di approvare Piani, con le relative nomine, che potrebbero essere riscritti e disapplicati dai nuovi vertici che arriveranno entro la prossima estate.
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Il mercato, intanto, cambia rapidamente e impone scelte conseguenti. A cominciare da quelle sul digitale in Sardegna. Grande importanza avrà il "tavolo" istituzioni-operatori che si riunirà dall'8 al 10 gennaio: lì saranno decise le frequenze su cui si trasmetterà dopo lo spegnimento del segnale analogico e alcuni criteri in base ai quali il ministero delle Comunicazioni dovrà assegnare ciascuna frequenza a ciascun gruppo televisivo. La Rai vuole salvaguardare e valorizzare il suo patrimonio di frequenze, pressoché tutte legittime a livello internazionale (le cosiddette "coordinate") e - percependo il canone - conseguire una copertura integrale della popolazione con le proprie reti generaliste in digitale. Non solo quella dell'80% garantita dalle frequenze proposte dall'Autorità per le comunicazioni. Senza far saltare il "tavolo", possibilmente altrimenti la Rai aprirebbe uno scontro frontale con il ministero che ne decide, tra l'altro, canone e contratto di servizio, facendo il gioco di qualche suo concorrente privato.
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L'assetto futuro dell'offerta Rai e del sistema televisivo nazionale dipendono non poco da come si passerà al digitale in Sardegna, il primo marzo. La Rai, tra l'altro, ha proposto agli altri operatori l'ipotesi di costituire un operatore unico della rete trasmissiva nazionale. E ha indicato nel suo Piano industriale la decisione di cedere una quota di minoranza di Raiway, la società Rai che gestisce la rete. Il vertice aziendale dovrà, sempre nei primi mesi del 2008, decidere se mantenere l'attuale assetto integrato verticalmente, e a che prezzo, rispetto alle risorse che potrebbe investire nei contenuti e nell'offerta, qualora si verificasse almeno una delle due ipotesi.
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Un'eventuale crisi di governo, ovviamente, aumenterebbe l'incertezza nella quale la Rai deve operare. In un anno, tra l'altro, difficile dal punto di vista del bilancio, per i costi straordinari delle Olimpiadi e degli Europei di calcio. I conti 2007 stanno migliorando e la perdita prevista per il 2008 pu√ɬ≤ essere pi√ɬĻ che dimezzata. A meno che non subentri una crisi istituzionale e politica del vertice, che neghi continuit√ɬ† alla gestione aziendale.
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Marco Mele
per "Il Sole 24 Ore"

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