L'editoriale - Lo sfogo anti-Auditel di Baudo mossa alza ascolti per Sanremo?

L'editoriale - Lo sfogo anti-Auditel di Baudo mossa alza ascolti per Sanremo?

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Fonte: Digital-Sat (original)

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Televisione
  mercoledì, 27 febbraio 2008
 00:00
Mai come in questi giorni la guerra degli ascolti televisivi è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Sarà che niente affascina gli italiani come il Festival della Canzone Italiana, la kermesse sanremese di fine Febbraio. Quest’anno si stanno battendo tutti i record di ascolti, stabilendo nuovi minimi storici da quando esiste l’Auditel (1987). Ma questo forse è solo uno dei motivi che stanno portando allo sbaraglio l’evento televisivo italiano che caratterizza ogni anno.

 

Molti lamentano infatti una perdita di qualità nelle canzoni, un rinnovamento poco consono al contesto, una formula stantia ormai superata e l’assenza di un vero e proprio spettacolo. La conseguenza di questo può essere forse riassunta dai numeri nudi e crudi dell’Auditel, ma è sicuramente riduttivo parlare solo di brusco calo. A rispondere a queste accuse ci ha pensato oggi Pippo Baudo in persona, nel corso della conferenza stampa giornaliera, con una dichiarazione che passerà alla storia:

Il concetto, che riguarda in generale anche tutta la televisione, è stato ripreso e puntualizzato qualche ora dopo nel corso del Tg1 delle ore 20, durante un'intervista in diretta con Vincenzo Mollica.

«Io sono offeso per i telespettatori – ha dichiarato Baudo a Mollica –, perché questa operazione di abbassamento della qualità offende il telespettatore, che invece vorrebbe avere da noi doverosamente una mano per sollevarsi, per conoscere cose ben più importanti, per essere più informato. Noi abbiamo un compito importantissimo, perché appariamo in televisione, determiniamo i valori di riferimento di un’intera popolazione. È un problema di coscienza».

Come si legge, il problema è sempre quello della qualità che spesso non fa rima con ascolti, anzi… Per Baudo però la tv deve conservare la sua missione educatrice, parlando addirittura di valori sociali di riferimento. A questo punto mi chiedo se era proprio necessario usare quelle due parole in conferenza stampa. Potrebbe anche questo essere classificato tra gli abbassamenti di qualità assieme alla baruffa del Dopofestival? Magari proprio aspettandosi altre uscite del genere gli spettatori domani saranno più numerosi dei primi due giorni. Questo si vedrà venerdì mattina.

Nel frattempo, permettetemi di fare un piccolo tuffo nel recente passato, precisamente al Sanremo 2006, quello condotto senza troppa fortuna da Giorgio Panariello e vinto con invece tanto clamore dal piccione di Povia. Anche lì si parlò di ascolti in caduta libera (sebbene la finale fece segnare 9 milioni e mezzo di spettatori col 48,23% di share) e anche lì il conduttore ebbe di che lamentarsi della troppa importanza data ai numeri anche per eventi del genere. Ecco cosa disse nella conferenza stampa di chiusura Panariello: «per voi – rivolgendosi ai giornalisti – gli ascolti erano la sola cosa importante, per noi no, questo ha influito sull'andamento del Festival, ha creato tensioni. Quando viene vivisezionato tutto quello che dici e fai, sei un microorganismo al microscopio, entri in un sistema per cui nulla ti viene più naturale, le battute, i gesti, non ti diverti più. Ecco, pensavo di prendere il Festival per quel che è, una manifestazione canora che deve divertire il pubblico. Ci siamo ritrovati a fare i conti con cose che a noi non importavano. È più importante per me la reazione della gente. Martedì, dopo la prima serata, mi hanno detto “ci siamo annoiati”, e ho fatto il possibile per raddrizzarlo. L'ho fatto per il pubblico, mica per l’Auditel, che è un elemento matematico, scientifico. A me interessa sapere se e a chi è piaciuto, perché questo è il circo del Festival».

Sembra ricordare un po’ lo sfogo odierno di Baudo, seppur in toni più dimessi, ma è emblematica la risposta che diede subito dopo il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce: «le critiche vanno accettate, altrimenti non fai l'artista, fai un’altra cosa. (…) visto che quel che conta è l’Auditel, se tu fai numeri alti, grazie a quelle che sono sempre state le tue caratteristiche, e voli oltre il 40 per cento di share, quando sono i risultati a parlare, hai voglia a dire che è tv deficiente...».

Che ci piaccia o no Del Noce ha perfettamente ragione: in televisione quel che conta è l’Auditel, gli ascolti, lo share, la pubblicità, i profitti, il business. Anche il Festival lo è, anzi è forse più una risorsa economica che di cultura. Perché che ne dica Baudo, la qualità è meglio cercarla altrove piuttosto che a Sanremo.

Giorgio Scorsone
per "Digital-Sat.it"

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