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La nuova tv riparte dalle frequenze

• 4 min lettura
Fonte: Il Sole 24 Ore | Condividi 📲

Immagine nel testo correlata a: La nuova tv riparte dalle frequenzeSarà una legislatura, la prossima, nella quale il sistema italiano della comunicazione, sempre più globalizzato, localistico e personalizzato, dovrà cambiare il proprio assetto.
A tale mutamento contribuiranno diversi fattori: le "azioni" del nuovo Governo; le alleanze tra gli operatori; le decisioni dell'Unione Europea rispetto alle procedure d'infrazione aperte contro l'Italia (la Gasparri dovrà essere modificata); la non applicazione delle norme sulle frequenze dichiarate incompatibili con quelle comunitarie dalla Corte di giustizia europea (caso Europa 7); la diffusione di tecnologie, su reti mobili e fisse, che favoriranno il consumo - a volte individuale, a volte condiviso - di contenuti audiovisivi, collegati o estratti dai palinsesti televisivi o autoprodotti a livello amatoriale, togliendo tempo e risorse ai media.

Alcune date sono da tenere a mente. Come quella del novembre 2009: è il termine ultimo per recepire la nuova Direttiva che prenderà il posto della «Tv senza frontiere». In ballo, fra l'altro, vi sono limiti di affollamento pubblicitario più flessibili, con l'abolizione del tetto quotidiano e dell'intervallo di venti minuti tra i blocchi di spot ma anche il product placement, l'inserimento di marchi e prodotti aziendali nei programmi televisivi, la cui introduzione su ciascun mercato è affidata proprio alla decisione dei Governi nazionali.

L'inserimento dei prodotti nei programmi dovrebbe essere contrattato dai produttori, non dalle concessionarie pubblicitarie come Publitalia e Sipra. I produttori, tornando proprietari dei diritti e avendo le dimensioni adeguate, possono così diventare i nuovi player del sistema, potendo vendere i contenuti alle piattaforme e, forse, anche gli spazi per prodotti e marchi aziendali al loro interno.

L'evento forse più importante del 2007 per il sistema nazionale dei media, però, è stato proprio l'integrazione di produttori televisivi all'interno di Mediaset (Endemol,TaoDue, Fascino Pgt, la stessa Medusa). Mediaset si va trasformando da broadcaster commerciale a editore di contenuti, gratuiti e a pagamento, per tutte le piattaforme, con la centralità di quella terrestre, analogica e digitale. Grazie a un'attuazione anticipata della Direttiva, il mezzo televisivo potrà difendere le sue quote di mercato a fronte dell'incremento a doppia cifra della pubblicità sulla Rete. Rete che, comunque, si sta rivelando complementare, non solo alternativa alla tv "per tutti".

Dal 2008 al 2012, nella prossima legislatura, la tv dovrà passare alla trasmissione digitale. Lo farà, chiunque vinca le elezioni, regione per regione. Si dovrà attuare un delicato processo di assegnazione delle frequenze per venire incontro alle decisioni della Conferenza internazionale di Ginevra ed evitare le interferenze dei Paesi confinanti. La posta in gioco è elevata.
Tale processo di assegnazione sposterà risorse su nuovi soggetti - due frequenze resteranno a disposizione del Governo - o consoliderà quelli più forti?
Rai e Mediaset potrebbero raddoppiare il numero delle loro attuali reti analogiche, da tre a sei, nelle regioni digitali e aumentare in proporzione il numero dei canali (cinque-sei per rete). La cessione del 40% della capacità trasmissiva è prevista, come obbligo, solo fino al passaggio al digitale.

Dopo l'acquisizione dei diritti tv sulle Olimpiadi 2010 e 2012 da parte di Sky, lo scenario sembra caratterizzato ancora più dalla concorrenza tra le piattaforme che al loro interno, a eccezione della telefonia mobile. È in pieno svolgimento una trattativa tra Sky e Mediaset che, al di là dei suoi contenuti commerciali - con i canali Mediaset Gallery sul satellite e l'acquisto dei diritti sui grandi club del calcio da parte di Sky - consoliderebbe le rispettive posizioni all'interno delle piattaforme digitali.
La concorrenza si sposterebbe sempre più sul tasso di diffusione delle rispettive piattaforme, per attrarre maggiori risorse sui rispettivi canali. Mediaset e Sky, finora, hanno dato vita a una competizione aspra sul mercato della pay tv e su alcuni target pubblicitari. Rupert Murdoch e figli, ovviamente, devono tener conto di una possibile vittoria di Berlusconi al voto di aprile.

Dal 2011, sempre nella prossima legislatura, Sky potrà operare su frequenze terrestri ed acquisire diritti per tutte le piattaforme: decadranno i divieti posti dalla Ue per la fusione tra Tele+ e Stream. Non è un mistero che, da tempo, i dirigenti di Mediaset e Rai pensino a una piattaforma satellitare alternativa a Sky. L'accordo Sky-Mediaset siglerebbe una sorta di "pace" che impegnerebbe i contraenti a non invadere il "campo" altrui. È possibile un cambio di management in Sky Italia per gestire questa nuova fase.

Mediaset potrà acquisire quotidiani dal 31 dicembre 2010, termine imposto dall'Udc per votare la Gasparri. Il termine precedente era quello del 31 dicembre 2008, cioè domani, nel testo rinviato alle Camere dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. La legge Gasparri blocca un'ipotetica fusione che colleghi Mediaset a Telecom, che pure molti ipotizzano nel prossimo futuro, perché la quota Sic per Telecom (finché questa avrà il 40% sul mercato della comunicazione elettronica) si dimezza dal 20% al 10%. Le sole attività televisive di Mediaset (vendendo La 7, operazione possibile) sono oltre il 10% del Sic. Le società di Tic, da Fastweb a Telecom, hanno rinunciato a diventare media company per distribuire i contenuti di Mediaset, Sky e .Rai

In Rai, infine, regna il caos calmo. Ogni cosa che si tocca rischia di creare crisi politiche e istituzionali. Entro l'anno cambierà l'intero vertice. Resterà ostaggio della prossima maggioranza parlamentare per tre anni, salvo riformabipartisan. La cessione di una quota della rete di trasmissione fornirebbe le risorse da investire nel digitale e nei contenuti. È però politicamente difficile - l'ha già bocciata Maurizio Gasparri da ministro delle Comunicazioni - e senza sponde in una transizione al digitale regione per regione.

Marco Mele
per "Il Sole 24 Ore"
(05/03/2008)

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