Roma: Un milione di antenne tv, metà sono da rottamare

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Fonte: Il Sole 24 Ore Roma

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Televisione
  giovedì, 20 marzo 2008
 00:00
Sono oltre un milione le antenne tv sui tetti di Roma. E più del 50% sono inutilizzate. Ovvero da rottamare. Un tema più volte affrontato - senza però soluzioni di sorta - nel corso dei dieci anni che ci separano dall'entrata in vigore, il 1 gennaio 1998, della legge nazionale (la 249 del 31 luglio 1997) che fissava a 180 giorni il termine ultimo per l'emanazione, da parte dei Comuni, di appositi regolamenti dedicati a disciplinare l'installazione degli apparati di ricezione radio-tv satellitari. E che spingeva per l'adozione di antenne centralizzate condominiali.

L'auspicio non è stato però accolto dalla maggior parte delle amministrazioni locali (a parte qualche isolato caso virtuoso). A Roma i proclami delle varie giunte sono rimasti di fatto sulla carta nonostante nel 2003 il "caso" pareva vicino alla soluzione.

Il 9 aprile 2002 una delibera della giunta comunale stanziava 410mila euro per la sostituzione, e contestuale rottamazione (entro il 3 aprile 2003), delle vecchie antenne con impianti centralizzati. Il contributo - pari al 20% del costo dell'installazione (fino ad un massimo di mille euro per impianto) - andò esaurito i pochi giorni. Ma servì a ben poco considerato che furono poche centinaia gli immobili che usufruirono degli incentivi.

Una successiva delibera, la 95 del 14 maggio 2003, stabiliva i criteri per l'installazione di antenne di ricezione televisiva terrestre e di parabole satellitari. Ma dato che non veniva prevista alcuna sanzione per gli inadempienti, il provvedimento si è risolto praticamente in un nulla di fatto.

La situazione rischia ora di divenire ancor più preoccupante
alla luce del progressivo avvicinamento al 2012, anno a cui è stato fissata la definitiva migrazione al digitale terrestre (Dtt). Lo scorso dicembre l'assessore ai Lavori pubblici del Campidoglio, Giancarlo D'Alessandro, annunciava il 2008 come l'anno della svolta.

«Le antenne da rottamare - affermava - sono troppe. Sono allo studio una delibera per modificare il regolamento comunale sull'edilizia e incentivi per i condomini nonché accordi con artigiani, per prezzi calmierati sulle rimozioni, e con l'Ama per lo smaltimento dei metalli». Fra il dire e il fare ci sarà però la nuova giunta. Quindi la promessa dell'assessore potrebbe rimanere lettera morta. Quantomeno per l'anno in corso.

E poi bisognerà fare i conti coni costi dell'operazione. «Occorre essere realisti: una tale riconversione non è a costo zero (il costo di ciascun nuovo impianto centralizzato secondo stime dell'assessorato ai Lavori pubblici è compreso fra i 6nila e i 17mila euro, ndr) e per questo è essenziale il sovenzionamento da parte del Comune», sottolinea Paolo Leon, presidente dell'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma.

L'avvento del digitale terrestre potrebbe rappresentare l'occasione ideale per passare all'azione. «L'adozione di impianti centralizzati aiuterebbe, di qui al 2012, la progressiva diffusione del digitale terrestre e il recupero del gap con gli altri Paesi europei», commenta Nello Genovese, ad di Fracarro Radioindustrie Spa, azienda del Gruppo di Castelfranco Veneto (Tv) - che ha anche una sede a Roma - specializzata in sistemi di tlc.

«Gli impianti condivisi
-continua Genovese - permetterebbero anche di tagliare fino al 50% i consumi energetici. Il tutto a fronte di un aumento dell'offerta di servizi interattivi, dei canali disponibili e di una migliore qualità del segnale».

Mila Fiordalisi
per "Il Sole 24 Ore"

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